Crollo Teramo-Mare, chiusa l’inchiesta: 5 richieste di rinvio a giudizio

Alessandro Biancardi

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Crollo Teramo-Mare, chiusa l’inchiesta: 5 richieste di rinvio a giudizio
TERAMO. Chiusa l’inchiesta sul crollo della Teramo-Mare, la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per cinque persone per concorso in frana colposa.

Si tratta di due direttori dei lavori dell'Anas, il rappresentante legale dell'associazione temporanea di imprese che aveva l'appalto dei lavori, il titolare della ditta esecutrice e il direttore tecnico del cantiere.

Il crollo si verificò il 22 aprile del 2009 e interessò parte della carreggiata sud del raccordo alla statale 80 Teramo-Mare, nel tratto compreso tra le uscite di Sant'Atto e Bellante-Villa Zaccheo. Fu provocata dall’alluvione che colpì la zona; il fiume Tordino si ingrossò e la piena si riversò sulla strada, fortunatamente non coinvolgendo alcun mezzo.

L’inchiesta, partita nelle ore immediatamente successive al crollo, è tesa ad accertare se il cedimento della carreggiata è da attribuirsi esclusivamente a fattori naturali, la piena del fiume, o se possano invece riscontrarsi responsabilità umane, relative alla progettazione e realizzazione dell’opera.

Le conclusioni a cui è giunta la Procura teramana vanno proprio in questa direzione; secondo le indagini, affidate dal procuratore Gabriele Ferretti e dal sostituto Bruno Auriemma al nucleo di polizia giudiziaria e infortunistica della Polizia stradale di Teramo, il maltempo e il corso d'acqua furono soltanto concausa del crollo: la strada, per l'accusa, è stata realizzata male, con materiali non idonei e con scelte ingegneristiche discutibili. In quel punto, infatti, il rischio che il fiume potesse erodere la scarpata di sostegno era alto, ma nonostante questo non sono state prese tutte le precauzioni del caso.

Per questo, a dicembre 2009, sono partiti cinque avvisi di garanzia nei confronti di funzionari dell’Anas, progettisti e titolari delle imprese, che sono poi scaturiti nelle richieste di rinvio a giudizio.

L’ipotesi di reato contestata a tutti è quella di frana colposa. L'avviso di conclusione delle indagini è stato firmato dal procuratore Gabriele Ferretti. L'inchiesta, che porta anche la firma del sostituto Roberta D’Avolio, ha ripercorso tutte le fasi della realizzazione dell'opera: sono stati analizzati i progetti iniziali e sono state studiate le varie perizie di variante che hanno portato all’autorizzazione definitiva del progetto. Un’inchiesta dunque dettagliata, anche se parte della documentazione non è stata utilizzata perché è andata distrutta nel terremoto de L’Aquila; i documenti erano infatti custoditi presso la sede del compartimento regionale dell’Anas a L’Aquila, crollata a seguito del terremoto.

 I PRESUNTI COLPEVOLI DEL CROLLO

Chi sono i presunti responsabili del crollo? Chi ha lavorato male e procurato, secondo l’accusa, il cedimento della Teramo-Mare a poco più di un anno dalla sua inaugurazione?

Secondo la Procura le responsabilità vanno cercate innanzitutto nell’Anas, competente nella gestione della rete stradale, in particolare nel tratto interessato dal crollo. I due direttori dei lavori, infatti, sono finiti nel mirino dell’inchiesta e ora attendono il probabile rinvio a giudizio. Stesso destino per il rappresentante della ditta incaricata dei lavori. Si tratta, in particolare, di un’associazione temporanea di imprese, costituita proprio per realizzare la Teramo-Mare, con specifico riferimento al secondo lotto.

Infine, nell’inchiesta giudiziaria sono finiti il titolare della ditta esecutrice dei lavori e il direttore tecnico del cantiere, cioè i responsabili ‘diretti’ dei lavori eseguiti. Nel mirino della magistratura è finita anche la progettazione e l’affidamento dell’opera.

Come è stato affidato l’incarico? Come hanno lavorato le imprese che si sono aggiudicate i lavori?

Tutte domande che, se il giudice deciderà per il rinvio a giudizio, finiranno nei dibattimenti durante il processo, e tramite le quali si dovrà accertare la verità sul crollo della Teramo-Mare.

 LA PERIZIA
Per accertare le responsabilità del crollo è stata anche effettuata una perizia, affidata ad un ingegnere di Forlì, esperto in materia. La perizia avrebbe accertato la validità dell’ipotesi accusatoria, rilevando, cioè, che il crollo è stato causato da incuria e imperizia nell’esecuzione dei lavori.

Un lavoro basato su numerosi sopralluoghi, fatti direttamente sul posto, che hanno permesso al consulente tecnico della Procura di consegnare al procuratore capo Ferretti un rapporto dettagliatissimo, esaminando tutta la documentazione acquisita nell’ambito dell’indagine e giungendo alla stessa conclusione dei magistrati.

Il crollo della Teramo-Mare, verificatosi il 22 aprile del 2009, ha dell’incredibile per due aspetti. Innanzitutto perché la strada è stata praticamente spezzata. In secondo luogo perché, nonostante l’entità dei danni e il pericolo, nessuno è rimasto coinvolto nella frana.

Il crollo si è verificato quasi all’improvviso, intorno alle 8 del mattino, quando il fiume Tordino ha rotto gli argini e l’acqua ha invaso la carreggiata. A quel punto un ampio movimento franoso si è staccato dalla strada, provocando il cedimento della carreggiata.

Il crollo ha interessato il secondo lotto della Teramo-Mare nel tratto Sant'Atto-Bellante, in direzione Giulianova. Ad accorgersi del cedimento sono stati due agenti della Polizia stradale che, notando una frattura sull’asfalto nel tratto dal viadotto, hanno interrotto il traffico. Sul posto sono subito giunti la Protezione civile e l’Anas, che ha chiuso la strada in entrambi i sensi di marcia.

 d.d.c.  23/03/2011 12.37