Omicidio in Thailandia, libero su cauzione il teramano sospettato di aver ucciso il socio

Alessandro Biancardi

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TORTORETO. Sarà libero su cauzione, Denis Cavatassi, il teramano accusato di essere il mandante dell'omicidio del socio Luciano Butti. (Foto da phuketwan.com)

TORTORETO. Sarà libero su cauzione, Denis Cavatassi, il teramano accusato di essere il mandante dell'omicidio del socio Luciano Butti. (Foto da phuketwan.com)

L'omicidio è avvenuto mercoledì scorso in Thailandia ma fra qualche ora Cavatassi potrà riabbracciare la moglie thailandese, sposata nello scorso mese di ottobre, oggi incinta al sesto mese di gravidanza e già mamma di un bambino di tre anni. Cavatassi si trova da qualche anno a Phi Phi Island dove gestisce in società sia un albergo (che aveva con Butti) che un ristorante. Butti aveva 60 anni, originario di Montevarchi, provincia di Arezzo, viveva in Thailandia dal 1991 ed era scampato per poco allo tsunami del 26 dicembre 2004, che aveva devastato il paradiso tropicale di Phi Phi. La scorsa settimana, dopo il terremoto in Giappone e poche ore prima del suo omicidio, aveva scritto sulla sua pagina di Facebook: «Vedendo le immagini dello tsunami in Giappone oggi mi rendo conto perfettamente di quanto sono stato fortunato a essere sopravvissuto dallo tsunami del 2004 in Asia. Purtroppo ci saranno migliaia di vittime».

L'OMICIDIO

Mercoledì scorso è stato ucciso da alcuni sicari ed è stato trovato morto in un lago di sangue: sul suo corpo sono stati trovati almeno quattro colpi di arma da fuoco. Il suo cadavere è stato trovato a circa 200 metri dall'entrata della cascata Bang Pae, con accanto la motocicletta che aveva noleggiato.

Ieri sono scattate le manette per il suo socio, il teramano Cavatassi, e tre thailandesi, Prasong Yongjit, 32 anni, Somchai Klasuek, 26 anni e Rachanon Sawaree, 23 anni. Sono ancora liberi, invece, due fratelli. L'omicidio sarebbe dovuto avvenire, così come concordato nei piani, a Phuket perchè Phi Phi veniva considerata troppo piccola.

Sempre secondo la ricostruzione fatta dalla polizia del posto mercoledì sera l'imprenditore toscano era stato invitato a cena a Ao Por: proprio lì sarebbe dovuto scattare l'agguato. Quella sera, però, l'uomo si sarebbe insospettito avrebbe preso la sua moto e a metà strada avrebbe cambiato percorso. Proprio sulla via del ritorno due motociclette con a bordo i sicari sarebbero entrati in azione.

Sempre secondo quanto riferiscono i quotidiani thailandesi la polizia sostiene che l'italiano avrebbe pagato 150 mila bath, circa 3500 euro, per far uccidere Butti e l'omicidio era stato programmato «da una settimana».

LA POSIZIONE DEL TERAMANO SI ALLEGGERISCE

«I sospetti su mio fratello», racconta dall'Italia Adriano Cavatassi, «sono maturati a seguito di un movimento di denaro dal suo conto corrente a quello dell'uomo accusato dell'omicidio di Butti. Denis non sapeva affatto che quell'uomo in realtà fosse un killer. Dopo tante insistenze per avere un prestito, mio fratello gli fece un bonifico di 700 euro. Una traccia che e' stata letta come pagamento per l'ingaggio assassino».

E in queste ore la posizione dell'uomo si sarebbe alleggerita: «la sua situazione si fa marginale - racconta ancora il fratello. La moglie sta già attivandosi per produrre tutta la documentazione al giudice (tra cui il passaporto e la fideiussione bancaria a garanzia) necessaria per procedere alla libertà su cauzione che ammonta a 500mila bath, circa 11.900 euro. Su ordine del magistrato Denis non potrà lasciare la Thailandia, ma era comunque sua volontà non tornare in Italia per due motivi: il primo è quello di non voler assolutamente abbandonare la sua famiglia e secondo, gli preme restare per collaborare o fare quanto possibile perchè la morte del socio Luciano Butti non resti impunita. Chiede che sia fatta giustizia per Luciano al quale era molto legato».

IL SINDACO: «CERTI DELLA SUA ESTRANEITÀ»

«Sono personalmente convinto della totale estraneità di Denis ai fatti contestati – afferma il sindaco Generoso Monti a nome suo e dell’amministrazione comunale. Lo conosciamo bene, come conosciamo bene l’intera famiglia che ha sempre incarnato i valori della civiltà, del sacrificio e della rettitudine. Per questo possiamo dirci sicuri della posizione cristallina del nostro concittadino al quale esprimiamo la nostra vicinanza esortandolo a lottare per la verità».

Monti si dice tranquillo e più disteso dopo aver appreso la notizia che la posizione di Denis si stia facendo favorevolmente più nitida e che a breve tornerà a riabbracciare la famiglia.

«Tutta l’amministrazione, ed io personalmente, confidiamo nella giustizia thailandese e negli organi inquirenti perché facciano luce sull’orribile delitto del socio in affari di Denis; crediamo che giustizia vada resa all’imprenditore toscano ed auspichiamo che presto vengano definitivamente individuati i responsabili; ma soprattutto che Denis possa dimenticare per sempre questa pagina triste. Siamo certi, inoltre, che saprà dimostrare di non avere nulla a che fare con l’assassinio. Esprimiamo, infine, solidarietà al presidente della protezione civile di Tortoreto Adriano Cavatassi e anche ai suoi familiari che vivono a Tortoreto per l’angoscia che stanno sopportando. A loro ci sentiamo vicini». 

a.l. 21/03/2011 17.17

* LE ALTRE FOTO DAPHUKETWAN.COM