Ospedale Atri, Monticelli si infuria di nuovo

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2901

PINETO. Per direttore del reparto di urologia dell’ospedale Mazzini di Teramo, Carlo Vicentini, la creazione di un reparto di urologia complesso all’ospedale di Giulianova sarebbe un «errore-orrore».

L'iniziativa, se dovesse andare in porto, prevedrebbe la chiusura dell’Urologia all’ospedale San Liberatore di Atri.

«Rimango sempre più allibito nell’apprendere certe scelte che il direttore generale della Asl di Teramo Giustino Varrassi sta operando sul territorio continuando a penalizzare la nostra sanità e sollevando malcontenti generalizzati», commenta il sindaco di Pineto Luciano Monticelli che torna all’attacco del manager Varrassi e prende spunto dalle affermazioni rilasciate questa mattina da Vicentini.

«Quello che sta accadendo è una vergogna», sbotta il primo cittadino pinetese, «e conferma che il manager Varrassi opera semplicemente delle scelte politiche per accontentare qualche vecchio trombone del Pdl. Opera scelte che vanno in contrasto con le indicazioni che arrivano dai direttori di reparto, come nel caso di Urologia a Teramo».

Secondo Monticelli il manager starebbe «scontentando tutti, ovvero medici, infermieri, amministratori locali. Quali sono realmente i suoi obiettivi? Comunque è al comando della sanità teramana non per capacità, ma per scelte politiche dettate dal Governatore Gianni Chiodi».

Monticelli nei giorni scorsi aveva chiesto gli accessi agli atti per verificare l’eventuale richiesta di trasferimento del primario del reparto di cardiologia di Atri Vito Ciampini e per accertare quali sono i criteri che hanno determinato la decisione di chiudere l’Utic.

Inoltre ha chiesto allo stesso manager Varrassi di avere l’autorizzazione a visitare i reparti del San Liberatore, incontrando così personale medico e paramendico.

«Non mi ha ancora risposto», conclude il Sindaco Monticelli, «noi intanto andiamo avanti per la nostra strada con il ricorso al Tar per impedire che venga consumato un vero e proprio attentato nei confronti della nostra sanità. A mezzo stampa, poi, mi ha accusato di aver organizzato un blitz al San Liberatore visitando senza alcuna autorizzazione i reparti. E’ assolutamente falso. Sono un uomo delle istituzioni e rispetto quindi le procedure. Ma a questo punto invito Varrassi a rassegnare le dimissioni, a farsi da parte prima che causi danni irreparabili».

Intanto prosegue l’iniziativa “una mail per salvare l’ospedale di Atri”.

Ne sono state raccolte finora oltre 400 a conferma che i cittadini hanno a cuore la “salute” del San Liberatore.

«UN PLOTONE DI ESECUZIONE CONTRO L'OSPEDALE DI ATRI» 

«La regione con il suo Direttore generale dell’Asl di Teramo e il suo “plotone di esecuzione” di assessori teramani nella giunta, ha un solo chiodo fisso: la penalizzazione dell’ospedale di Atri», denunciano dal Partito Democratico, Unione Di Centro, La Rosa Bianca, Italia Dei Valori, La Destra di Atri. «Sono state annunciate nuove dotazioni, alcune delle quali, però, già assicurate da molto tempo: ve la ricordate la TAC modernissima promessa da Venturoni? Mai arrivata!

Fino a quando questi provvedimenti non sono negli atti, è come parlare del nulla.

Bene, purtroppo, negli atti non c’è niente di tutto questo. Respingiamo fermamente l’accusa di fare allarmismi. Non abbiamo mai detto che l’ospedale non funziona per fare cattiva pubblicità.

Abbiamo solo detto che siccome è una grande risorsa, che continua a funzionare solo grazie alla professionalità e all’abnegazione di tutti gli operatori, deve continuare a esserlo. Anzi deve recuperare terreno e tornare alla funzionalità di un tempo, quando era punto di riferimento per la sanità del centro Italia. Tutto questo, il recente atto non lo consente. Tutt’altro. Ve lo immaginate un ospedale per acuti senza l’Utic, che si vuole resti a Giulianova solo per geopolitica e senza ragioni plausibili?»

I consiglieri comunali di opposizione hanno chiesto sin dal 21 febbraio di convocare il Consiglio comunale e di valutare un ricorso al TAR: «ebbene», dicono gli esponenti del centrosinistra, «è trascorso il termine di venti giorni imposto dal regolamento comunale e dalla legge e il sindaco non ha convocato il consiglio, non solo violando la legalità ed in spregio dei diritti dell’opposizione, ma anche sfuggendo con pavida arroganza politica al confronto su un tema di vitale importanza come quello dell’ospedale».

18/03/2011 11.14