Cirsu-Sogesa, scontro finale: è guerra tra il privato ed il consorzio pubblico

Alessandro Biancardi

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RODOLFO VALENTINO DI ZIO

RODOLFO VALENTINO DI ZIO

FOCUS. GIULIANOVA. Qual è il futuro dei rifiuti in Abruzzo: tutto in mano ad un solo privato o c’è ancora spazio per una concorrenza (il più possible sana) tra pubbblico e privato?

Ieri, un pò in sordina, si è forse consumato l’atto finale dello scontro per la gestione della raccolta e del trattamento dei rifiuti solidi urbani della Regione: l’occasione era la ricognizione della situazione dei conti Sogesa in un Cda urgente del Cirsu, cioè il consorzio che riunisce 6 grandi comuni del teramano (Giulianova, Roseto, Notaresco, Bellante, Morrodoro e Mosciano Sant’Angelo).

La Sogesa è la sua partecipata, cioè il braccio operativo del Cirsu, che effettua la raccolta dei rifiuti e la differenziata: i suoi amministratori sono per la maggior parte ex sindaci o ex consiglieri di questi comuni, mentre socio privato della Sogesa è la Deco, che fa capo alla famiglia Di Zio. In realtà si trattava di decidere se il privato monopolista nei rifiuti avrà o no concorrenti o se i Comuni potranno avere un ruolo diretto e calmieratore nel ciclo dei rifiuti.

 Prima della discussione nel Cda, il presidente Andrea Ziruolo ed i nuovi amministratori (Diego De Carolis, Angelo Di Matteo, Tiberio Aloisi, Marco Fraticelli, Luca Maggetti, Simonetta Spina, Sergio Fano) hanno informato i Comuni soci sulla grave situazione economico-finanziaria del consorzio. Ma a sorpresa ed in contemporanea, mentre il Cda - finalmente con i conti presentati nella massima trasparenza - era impegnato a discutere il futuro delle due società, gli altri (cioè i Comuni) erano già stati convocati in un’altra riunione ad insaputa dello stesso Cda.

DUE RIUNIONI IN CONTEMPORANEA: CDA CIRSU E ASSEMBLEA DEI COMUNI A GIULINOVA

E così ieri ci sono state due discussioni: da una parte il Cda Cirsu, che pure è stato ad un passo dalle dimissioni, è riuscito a rimanere saldo sulle sue posizioni, cioè lo scioglimento per incorporazione della società partecipata Sogesa troppo indebitata e la liquidazione del socio privato Deco.

Dall’altra i Comuni erano a Giulianova per chiedere alla Regione di poter smaltire i rifiuti direttamente attraverso Deco e senza passare dal Cirsu, di cui sono soci. Insomma al Consorzio verrebbe meno il sostegno dei Comuni, soprattutto di Giulianova che è uno dei soci più importanti del Cirsu. Infatti il sindaco Francesco Mastromauro (Pd) ha convocato separatamente questa riunione mentre partecipava a quella del Cirsu, il cui Cda però non è stato invitato a Giulianova, mentre sono stati chiamati a partecipare due dirigenti dell’assessorato regionale all’ambiente (tra cui il dominus incontrastato dei rifiuti Franco Gerardini), il presidente di Deco (Paolo Tracanna, presidente anche dei commercialisti di Pescara) e l’avvocato Fanì, legale del gruppo. Oggetto di questa riunione bis era il parere di un esperto che non lavora per il Cirsu, ma per i privati, il quale sostiene che la società Sogesa può continuare da sola a gestire i rifiuti ottenendo incarichi diretti dai Comuni. Sembra addirittura che lo stesso esperto abbia ventilato l’ipotesi di un risparmio nel caso in cui i Comuni decidessero di affidare i rifiuti ad un privato, bypassando il Cirsu. Al di là della legittimità di questa operazione (il Tar Umbria ha già bocciato questo meccanismo), il punto politico ora è questo: dietro i direttori della Regione o dietro le loro posizioni espresse a Giulianova c’è o no l’assessore regionale Mauro Di Dalmazio (Pdl)? Insomma c’è stato un inciucio trasversale con il Pd locale, che fa riferimento all’ex assessore regionale Tommaso Ginoble, ora onorevole e molto presente anche nelle elezioni di Roseto ? Oppure l’assessore tifa per il Cirsu e per la discarica pubblica di Grasciano 2? Certo con il cadavere ancora caldo di un’inchiesta sui rifiuti nel Teramano che ha coinvolto politici locali e regionali, con l’emergenza rifiuti alle porte, questo attivismo del sindaco di Giulianova è singolare e non sembra in linea con il Pd regionale che si affanna a dichiarare la sua preferenza per la gestione pubblica dei rifiuti attraverso il Cirsu.

Ma potrebbe essere anche una dichiarazione di trasparenza assoluta, visto che il sindaco Mastromauro sa bene che dei rifiuti si stanno occupando sia la Procura di Teramo che quella di Pescara.

NEL CDA DEL CIRSU I CONTI TRASPARENTI DEL DISASTRO SOGESA: SONO MANCATI I CONTROLLI

Il Cda urgente del Cirsu doveva servire a fare il punto sulla grave situazione finanziaria del consorzio e della società partecipata Sogesa. Questa società operativa - a detta di Sogesa stessa -  negli anni ha svolto i suoi servizi in perdita per il rifiuto dei sindaci ad aumentare la Tarsu, presumibilmente per motivi elettorali. Ora che il nuovo Cda di Cirsu ha avviato un approfondimento sui conti di Sogesa, sono venute a galla tutte le operazioni di facciata.

Il servizio sottocosto della Sogesa, operato nei 6 Comuni, ha, infatti, provocato un indebitamento gravissimo che mette a rischio la sopravvivenza della società stessa e del Cirsu, con grave pericolo per i 130 dipendenti che ci lavorano. Dalla ricognizione sui conti è emerso il gravissimo, impressionante indebitamento del Cirsu che per ogni 100 euro investiti ne ha 98 di debiti. Ciò in conseguenza dei mancati controlli – fino ad oggi - sulla Sogesa, sia da parte del Cirsu stesso sia da parte dei rappresentanti pubblici, cioè i nominati dai Comuni nella Sogesa stessa.

 Da questo controllo presentato ieri è emerso che la Sogesa ha funzionato accumulando debiti su debiti ed oggi ha una posizione di illiquidità di 7,5 milioni di euro (di cui 4 verso la Deco, 3 verso il Cirsu e 500 mila verso piccoli fornitori). A fronte di questa situazione, il Cirsu ha proposto l’acquisto per 2,5 milioni (più i 4 milioni di debiti) della quota del socio privato di Sogesa (cioè Deco) in modo da far scivolare dentro il Cirsu la società operativa e riacquisire così, tramite voltura, le autorizzazioni in possesso di Sogesa per la realizzazione della discarica di Grasciano 2, il vero oggetto del contendere tra pubblico e privato.

Tra l’altro questo sanerebbe anche un pastrocchio che si è verificato a suo tempo, quando la pratica Grasciano2 fu esaminata con una certa leggerezza da parte della Regione, in quanto il presidente Cirsu Romagnoli firmò la richiesta senza avere alle spalle una delibera formale di autorizzazione. Quindi il documento esistente in Regione sull’autorizzazione per Grasciano 2 ha alla base solo una scrittura privata Romagnoli-Sogesa. Essendo però il Cirsu pubblico al 100% potrebbe disporre tranquillamente del diritto di realizzare questa discarica.

IL TENTATIVO DEL CIRSU DI CONSERVARE LE AUTORIZZAZIONI PER LA DISCARICA GRASCIANO 2

Il che sarebbe decisivo non tanto per l’impianto in sé, quanto perché questo sarebbe l’elemento tecnico indispensabile per costruire un TMB, cioè un impianto per il trattamento meccanico e biologico dell’immondizia e per sottrarre il settore al monopolio del privato. Detto in altre parole, in questo modo il Cirsu ha provato a salvare la discarica pubblica, l’unica cosa che è ancora possibile dopo anni e anni di uso disinvolto del denaro pubblico: infatti la relazione presentata dal Cda dimostra ad abundantiam (vedi capitolo primo, da pagina 3) che tutte le ricapitalizzazioni avvenute anche in anni recenti servivano esclusivamente a ricoprire le perdite, che la liquidità la forniva solo il socio privato e che il Cirsu aveva ed ha scarsa liquidità per le operazioni passate e presenti perché non solo i Comuni non controllavano (pagine 8-9-10), ma nemmeno pagavano, come appunto Giulianova e Roseto (capitolo 2°, pag. 17 e seguenti).

Dunque si trattava di operazioni di maquillage contabile, dove la ricapitalizzazione e l’uso delle riserve ha mascherato un uso poco prudente dei soldi pubblici. Si è trattato della variante finanziaria della tecnica dell’imbuto che gira e rigira porta il deficit ad un punto che la società mista pubblico-privato si può incanalare solo verso l’abbraccio del privato.

Dunque le ricapitalizzazioni e l’uso delle riserve hanno mascherato un uso poco prudente dei soldi pubblici, cioè proprio quel gira e rigira, quelle operazioni di maquillage contabile che servivano a mascherare i debiti fino a quando fossero divenuti insostenibili, tanto da richiedere la liquidazione o l’intervento di “salvataggio” del socio privato (pag. 10-11- 12). In questo clima interno alla Sogesa, dove i mancati controlli hanno avuto un peso determinante per la crisi finanziaria della società soprattutto nei rapporti con il Cirsu (cap. 3°), è emerso che ci sono state anche denunce alla Procura della Repubblica per la mancata manutenzione del TMB pubblico e degli automezzi e questo ha aggiunto crisi alla crisi della Sogesa. Come detto il progetto Cirsu era ed è quello di riprendersi la Sogesa attraverso una trattativa con la Deco, e non di liquidarla e meno che meno di licenziare i dipendenti. Anche se, a sorpresa, sembra che ieri il Collegio dei revisori, stante la difficoltà generalizzata di operare per questa mancanza di liquidità, ha chiesto da parte sua di far piena luce sul presente e sul futuro della Sogesa, magari anche con la sua liquidazione.

Questo cambierebbe gli scenari e le soluzioni. Adesso tocca quindi alla prossima riunione del Cda Cirsu e Sogesa decidere tecnicamente le scelte necessarie. Sullo sfondo ci saranno naturalmente le decisioni di Giulianova e quelle dell’assessore: a lui spetta infatti dire sì o no a far scivolare la Sogesa e Grasciano 2 nelle mani del privato (con la benedizione del sindaco Pd).

Sebastiano Calella  15/03/2011 9.42