No al commissariamento, per il Cirsu lo spettro della liquidazione

Alessandro Biancardi

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TERAMO. Tramontata anche l’ipotesi commissariamento, ci sono davvero poche speranze di salvare il Cirsu, il consorzio dei rifiuti che riunisce i Comuni di Roseto, Bellante, Notaresco, Giulianova, Morro D’Oro e Mosciano Sant’Angelo.

TERAMO. Tramontata anche l’ipotesi commissariamento, ci sono davvero poche speranze di salvare il Cirsu, il consorzio dei rifiuti che riunisce i Comuni di Roseto, Bellante, Notaresco, Giulianova, Morro D’Oro e Mosciano Sant’Angelo.

Il grido d’allarme arriva dal vice capogruppo regionale dell’Idv Cesare D’Alessandro, il quale rivela la decisione dell’assessore Di Dalmazio, che avrebbe negato la possibilità di procedere al commissariamento del Cirsu, limitandosi a ritenere l’estraneità della Regione in una vicenda intrasocietaria e, quindi, prospettando la messa in liquidazione della società. La decisione è stata presa giovedì a seguito dell’incontro presso la Provincia di Teramo che l'assessore regionale ai Rifiuti Mauro Di Dalmazio ha avuto con il segretario generale della Regione Enrico Mazzarelli e l'assessore provinciale all'Ambiente Francesco Marcone.

Cirsu non verrà commissariata. Questo il messaggio dato da Di Dalmazio ai sindaci del consorzio. La bocciatura di questa soluzione dipenderebbe, secondo quanto affermato da Di Dalmazio, dal fatto che il Cirsu è una Spa, e dunque non può essere commissariata.

Ma l’assessore ha detto di più, cioè che la Regione non potrà accordare un finanziamento al Cirsu per la messa in sicurezza dei suoi impianti. E senza fondi non si può rispettare la richiesta dell’Arta, che ha intimato all’ente di provvedere al più presto ad effettuare lavori straordinari se non vuole perdere l'autorizzazione regionale.

Insomma, la liquidazione del Cirsu sembra davvero, a questo punto, l’unica strada.

A meno che il consorzio riesca in pochi giorni in un’impresa che non gli è riuscita in diversi mesi: arrivare ad un accordo per la fuoriuscita del socio privato di Sogesa e approntare un piano industriale che sappia individuare una prospettiva di sviluppo futuro. Impresa possibile?

TROPPI SPRECHI AI DANNI DEI PIU’ DEBOLI

Intanto, le conseguenze del mancato commissariamento si annunciano drastiche.

«Ancora una volta – sottolinea il consigliere dell’Idv Cesare D’Alessandro - a pagare le colpe di una classe dirigente irresponsabile saranno i più deboli, perché liquidare il Cirsu vuol dire mettere in mezzo alla strada decine e decine di lavoratori con le loro famiglie, che avrebbero enormi difficoltà a reinserirsi nel mondo del lavoro. E tutto ciò nel bel mezzo di una crisi che già attanaglia la provincia di Teramo».

Il Cirsu riuscirà, in così poco tempo, ad uscire ‘pulito’ dalla spirale di consulenze, investimenti e pignoramenti in cui è stato catapultato?

E non sono proprio queste consulenze ad aver creato i problemi maggiori e che, allo stesso tempo, pagheranno in misura minore la probabile liquidazione?

E’ esattamente così, secondo D’Alessandro: «Discorso assai diverso per i tanti consulenti a chiamata che si sono avvicendati intorno al Cirsu, nel corso degli ultimi trent’anni: quelli sì che non avrebbero problemi dalla messa in liquidazione, perché potranno sempre sistemarsi presso qualche altra discarica, con la sponsorizzazione del padrino politico di turno».

LA REGIONE COME PONZIO PILATO

Il consigliere dell’Idv puntualizza ancora che «la Regione non può lavarsene pilatescamente le mani, ma deve farsi parte attiva in ogni fase di questa spinosa vicenda, nella quale – guarda caso – teramane sono le vittime (i lavoratori) e teramani sono anche tutti gli attori: dall’assessore Di Dalmazio a Gatti, assessore al Lavoro; da Venturoni a Chiodi».

Nel mirino dell’esponente dell’Idv finisce soprattutto l’assessorato all’Ambiente, che avrebbe dovuto vigilare sul polo tecnologico del Cirsu e avrebbe dovuto impegnare la società a ristrutturare i suoi impianti entro il 2010.

«Ciò non è stato fatto – conclude D’Alessandro - le responsabilità sono di tanti, in primo luogo dei sindaci della Spa, che sono gli azionisti di riferimento, ai quali la legge affida il controllo non solo delle attività del Cirsu e della sua controllata Sogesa, ma anche del corretto utilizzo delle somme incassate con le bollette dei cittadini a pagamento della tassa sui rifiuti».

DEBITI PER 6 MILIONI DI EURO

Ma qual è la situazione del Cirsu e come si intreccia con quella della Sogesa? Quali sono i rapporti tra il consorzio e la società mista responsabili della gestione e raccolta dei rifiuti nei sei comuni del Teramano?

Intanto sono accomunati da un ‘destino’ comune: i sei milioni di deficit economico che devono essere ‘compensati’ se si vuole sperare nella salvezza. Ma come ci si può riuscire? Basterà far uscire il socio privato (Sogesa) per risolvere la situazione? E, anche se questo fosse possibile, come raggiungere un accordo? Con quali soldi?

La soluzione migliore poteva essere quella del commissariamento, che sarebbe potuto intervenire, anche temporaneamente, a tamponare la situazione rispetto ai pagamenti dei fornitori e dei dipendenti e anche alla liquidazione degli stipendi degli operatori, che da tempo protestano a causa dei ritardi nelle retribuzioni.

Esclusa questa ipotesi, la strada si fa ancora più in salita. Anzi, diventa una vera arrampicata.

 d.d.c. 12/03/2011 11.53