Maltempo nel Teramano, automobilista morto per asfissia. Anche Giulianova chiede Calamità

Alessandro Biancardi

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TERAMO. Vanno avanti le indagini sul collaudo del sottopasso e la segnaletica posizionata dall'Anas a impedimento del transito verso il tunnel dove nei giorni scorsi è morto annegato l'automobilista teramano Pietro Di Sabatino.*FRANE, SMOTTAMENTI ED ESONDAZIONI: «NON E’ SEMPRE COLPA DEL MALTEMPO»

Il sostituto procuratore Davide Rosati ha incaricato il nucleo di polizia giudiziaria della Polstrada di Teramo di acquisire tutta la documentazione relativa alla realizzazione del cavalcavia del raccordo alla statale 80 Teramo-Giulianova dove si è verificata la tragedia.

In particolare, il magistrato vuole chiarire gli aspetti progettuali, se sono state eseguite tutte le prove tecniche al completamento e soprattutto se sono state sottoposte a collaudo le due pompe di sollevamento presenti e che in queste ore sono sotto accusa per malfunzionamento.

Sull'incidente che ha provocato il decesso del noto gallerista di 75 anni, la Procura vuole capire se la segnaletica fosse visibile e chiara e se ci fossero, in uscita dal casello autostradale di Giulianova-Mosciano dell'A14 barriere di sicurezza a chiusura del senso di marcia verso il tunnel.

Si tratta di dettagli utili a spiegare come Pietro Di Sabatino, la notte tra mercoledì e giovedì, ventiquattro ore dopo l'allagamento, abbia potuto imboccare per errore la strada che conduce al sottopasso.

Intanto l'autopsia, eseguita nel pomeriggio di ieri, ha stabilito che l'automobilista è deceduto per asfissia da annegamento: la melma nell'acqua, che aveva raggiunto un livello superiore ai 4 metri, gli ha impedito di venire fuori dal muro d'acqua, nonostante fosse riuscito a scendere dal mezzo.

L'EMERGENZA CONTINUA

Intanto tutto il territorio teramano cerca, seppure a gran fatica, di venire fuori dall'emergenza alluvione. Dopo le  richieste avanzate nei giorni scorsi da vari sindaci del comprensorio anche il Comune chiede la dichiarazione dello stato di calamità naturale. Il  sindaco Mastromauro invita i cittadini e le imprese a far pervenire entro 15 giorni  una relazione sui danni subiti.

E' stata infatti approntata a tempo record ed approvata dalla Giunta la delibera con la quale il Comune richiede la dichiarazione dello stato di calamità naturale del territorio comunale di Giulianova, delibera trasmessa, oltre che ai presidenti di Regione e Provincia e al Prefetto, anche alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Dipartimento della Protezione civile e ai ministeri delle Infrastrutture e delle Politiche agricole.

«La nostra delibera, che fa il paio con quelle degli altri sindaci della costa», dichiara il sindaco Mastromauro, «costituisce la condizione basilare per attivare l'iter che, si spera, permetterà, una volta ultimato, di pagare i danni al patrimonio pubblico e a quello privato provocati dalla recente alluvione. Per questo abbiamo chiesto alla Regione l'attivazione di ogni intervento in merito e al Prefetto Soldà la convocazione, con la massima urgenza, di un tavolo di concertazione con la partecipazione di tutti i sindaci interessati, della Provincia e della Regione con l'obiettivo di avviare nel più breve tempo possibile l'iter per il riconoscimento dello stato di calamità naturale così da ottenere, appunto, i finanziamenti straordinari per fronteggiare gli enormi danni subiti dalle abitazioni private, dagli edifici pubblici, dai negozi, dalle attività artigianali e industriali con il coordinamento dei piani comunali d'emergenza e di protezione civile. A questo proposito – continua il sindaco – chiedo a tutti coloro che abbiamo subito i danni di far pervenire in Comune entro quindici giorni a partire da oggi, facendola protocollare, una dettagliata relazione, possibilmente con foto allegate».

 ARCHIETTETI TERAMANI: «SERVONO INTERVENTI URGENTI PER IL TERRITORIO»

 Dopo l'alluvione dei giorni scorsi intervengono gli architetti di Teramo secondo i quali i drammatici eventi ripropongono la necessità, «ormai non più procrastinabile», di interventi, a tutti i livelli, volti ad una migliore gestione del territorio.

Per Raffaele Di Marcello, fFenomeni naturali, di per se normali, quali ondate di piena, fenomeni gravitativi, erosione marina, che da millenni caratterizzano e plasmano i territori, «assumono le caratteristiche della tragedia a causa della mancanza di una corretta pianificazione, quanto non, addirittura, per colpevoli omissioni o gravi inadempienze.

Senza voler entrare nell’attribuzione di responsabilità, tenuto conto che la situazione attuale deriva da decenni di scelte sbagliate o poco ponderate, l’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti, Conservatori della Provincia di Teramo invita tutti gli Enti e organismi competenti in materia a superare la fase delle contrapposizioni e ad affrontare seriamente e scientificamente il problema, coinvolgendo tutte le forze presenti sul territorio.

«E’ necessario  trovare soluzioni condivise e attuabili, al di là di empiriche proposte dettate più dalla emozionalità del momento che da veri e propri studi, che impediscano, nel futuro, il ripetersi di episodi come quelli verificatisi nei giorni scorsi», continua Di Marcello.

«Uno studio corretto dell’insediamento di infrastrutture, di zone abitati, in relazione alle criticità e alle peculiarità del territorio; una costante manutenzione degli ambienti agricoli e degli alvei fluviali, tenendo conto delle caratteristiche agronomiche, biologiche ed ecologiche dei diversi siti; nuove tecnologie costruttive e soluzioni tecnologiche adeguate, sono necessarie, da subito, per non dover, a breve, tornare a fare la conta dei danni e, purtroppo, delle vittime».

Ma per far questo, dicono gli architetti, Comuni, le Province, la Regione, ognuno per le proprie competenze, «devono mettere in atto azioni concrete per far si che la pianificazione, sia scala urbana che di area vasta, tenga obbligatoriamente conto delle indicazioni che emergono da studi quali il P.A.I. e il P.S.D.A., senza possibilità di deroghe o di modifiche attuando, se necessario, politiche di delocalizzazione degli insediamenti a rischio e promuovendo azioni di costante tutela del territorio».

L’Ordine assicura, fin d’ora, la sua collaborazione.  

05/03/2011 11.14

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FRANE, SMOTTAMENTI ED ESONDAZIONI: «NON E’ SEMPRE COLPA DEL MALTEMPO» 

 ABRUZZO. Dissesto idrogeologico, non è sempre colpa della pioggia. Sull’emergenza di questi giorni, che ha creato danni e disagi soprattutto nel Teramano, interviene Carlo Frutti, presidente dell’Associazione nazionale Difesa del suolo.

«Le alluvioni di questi giorni – precisa Frutti - sono ‘figlie’ di una gestione inadeguata del territorio, della mancanza di un attento monitoraggio e di opere di prevenzione delle situazioni a rischio determinate, quest’ultime, dalla presenza ‘antropica’ e dalle ferite inferte al territorio per la realizzazione di insediamenti, spesso selvaggi, e di infrastrutture, spesso inutili o inadeguate».

Per questo, secondo l’associazione, è necessario attivare un organismo regionale che coordini tutte le competenze sulla gestione del territorio e gli interventi per la difesa del suolo, dei fiumi e delle frane.

Secondo il presidente bisogna investire sul territorio, comprendendo che la spesa per l’emergenza è almeno dieci volte superiore ai costi di una attenta prevenzione e troppo spesso, nell’emergenza come nella quotidianità, gli interventi sul suolo sono realizzati sulla base di progetti ‘fotocopia’, con indagini geologiche e geotecniche approssimative, opere puntuali che non tengono conto del territorio nel suo complesso, frutto del clientelismo elettorale e localistico, con finanziamenti a ‘pioggia’ e provenienti da ministeri ed enti diversi.

I piani che regolano la gestione del territorio in Abruzzo, dunque, sono spesso parziali e poco esaustivi; a dimostrazione di ciò Frutti cita l’esempio di quanto avviene con i fiumi, che sono lasciati al quasi totale abbandono, in carenza di normative che stabiliscano le competenze tra Regione, Province e Comuni, sulle aste fluviali principali e secondarie ed a causa di veti ambientalisti ideologici e che vietano la ripulitura degli alvei, il consolidamento strutturale degli argini e il prelievo di inerti, tutti elementi che nel tempo, in assenza di adeguata manutenzione, determinano pericolose esondazioni.

«Per non parlare degli interventi preventivi – aggiunge il presidente dell’associazione Difesa del suolo -della assenza di vasche di espansione e delle polemiche sulle scelte progettuali; ma nel frattempo molte zone industriali, aree che ospitano grossi centri commerciali, infrastrutture viarie e decine di altri siti in Abruzzo, sono a grave rischio esondazione, ma nulla si programma, nessuno interviene».

Da qui la proposta di attivare un organismo regionale che coordini le politiche sul territorio frammentando, tra più assessorati, dipartimenti e servizi, le azioni di tutela ambientale, protezione civile e difesa del suolo.

L'obiettivo che va perseguito è quello di favorire la condivisione di un patrimonio comune di esperienze e di conoscenze, e della redazione di percorsi progettuali di qualità, omogenei e sinergici, ai quale debbano uniformarsi gli Enti per le opere di difesa del suolo.

Le proposte del’A.Di.S., in particolare, prevedono la realizzazione di un percorso a step, attraverso cui arrivare a monitorare il territorio.

Un primo passo va compiuto con l’istituzione un Osservatorio regionale di Difesa del Suolo che metta a sistema le attività delle diverse strutture regionali, dell'Università, dei centri di ricerca e delle associazioni specifiche (come l’A.Di.S.), dei professionisti, delle imprese e degli operatori del settore.

 Dall’Osservatorio deve conseguire la costituzione di una Agenzia regionale di Difesa del suolo come uno strumento operativo che massimizzi l’efficacia delle attuali risorse disponibili, organizzata con strutture di gestione asciutte e qualificate, tali da non gravare in termini di costi e di iter burocratici.

 Fondamentale, infine, che il cittadino torni ad occuparsi, in prima persona, del controllo del territorio, del monitoraggio, per individuare le piccole e grandi criticità ambientali, non delegando solo a politici, amministratori e funzionari pubblici la migliore gestione dell’ambiente, ma contribuendo con una attenta e costante ‘vigilanza’ ad una corretta e coerente programmazione degli investimenti.

 «Ed al prossimo disastro – conclude il presidente dell’A.Di.S. - non prendiamocela di nuovo con la pioggia».

 05/03/2011 11.14