Ospedale di Atri, «nessun declassamento ma potenziamento delle eccellenze»

Alessandro Biancardi

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ATRI. Nessuna emergenza sanitaria o declassamento per l’ospedale di Atri.

La rassicurazione arriva dalla maggioranza in Consiglio comunale che risponde così alle numerose critiche e preoccupazioni sollevate negli ultimi giorni sulle sorti dell’ospedale San Liberatore.

Anzi, secondo la maggioranza consiliare l’ospedale di Atri esce addirittura sotto molti aspetti potenziato dopo la riorganizzazione sanitaria imposta dalla Regione. Almeno è questa l’impressione dopo gli incontri che l’assessore Marino Iommarini ha avuto con i vertici della Asl, che hanno fornito elementi in grado di valutare la riorganizzazione della rete ospedaliera in atto.

L’assessore sottolinea infatti che l’atto aziendale ha recepito il Piano sanitario regionale nel quale il San Liberatore non subisce alcun declassamento e vede riconfermato il suo indirizzo di ospedale per acuti.

Le principali novità introdotte per il San Liberatore riguardano: l’attivazione di un ospedale di comunità con 12 posti letto (H12) gestito dai medici di base; il potenziamento della diagnostica pesante (Tac 16 di ultima generazione); l’attivazione all’interno dell’Ostetricia della branca “Analgesia del parto”, la cui mancanza comporta alla Asl oltre 300 parti fuori regione l’anno; l’attivazione della terapia radio-metabolica per la cura dei tumori.

Secondo quanto predisposto dal nuovo Piano sanitario, inoltre, l’Endocrinologia, diventando una struttura complessa, si candida ad essere un punto di eccellenza regionale ed extra-regionale. Previsto, inoltre, l’acquisto di un nuovo macchinario: il litotritore, per la terapia dei calcoli renali ed epatici senza intervento chirurgico.

L’assessore Iommarini interviene anche rispetto alla questione dei tagli al personale: «In merito ai recenti trasferimenti di alcuni medici, di cui si riconosce la grande professionalità ed il contributo dato al funzionamento dell’ospedale, si tratta di scelte personali, che ad ogni modo non comporteranno alcun depotenziamento dei servizi».

Quanto poi ai servizi, l’amministratore precisa che la Gastroenterologia non sarà soppressa, come falsamente diffuso, ma verrà garantita da due medici specialisti e dal direttore dell’unità operativa dipartimentale.

In merito alle attrezzature, di cui si è paventato il rischio di un trasferimento, Iommarini specifica che esse rimangono di proprietà della Fondazione Santa Rita, che ha sede ad Atri.

Riguardo il servizio di Cardiologia (che è un’attività in rete alla quale concorrono l’ospedale, il pronto soccorso, il 118 ed i medici di famiglia), esso verrà garantito con una propria autonomia ed attrezzature, da una unità operativa semplice a valenza dipartimentale, con personale che continuerà a garantire prestazioni come nel passato.

«Questa è la realtà di cui bisogna prendere atto – fa notare l’assessore - così come bisogna inquadrare l’atto aziendale nel percorso di risanamento e riordino che riguarda tutta la sanità regionale. Il Piano di rientro in atto di fatto impedisce le assunzioni di primari, in questa ottica quelli che vengono fatti passare per declassamenti sono degli obblighi normativi dovuti alla impossibilità di assumere figure apicali (primari), che non vanno a depotenziare alcun servizio. Alla luce del quadro che si sta delineando, e della necessità di una riorganizzazione della rete ospedaliera, si ritiene di poter dare ai nuovi vertici della Asl la giusta fiducia – conclude l’esponente dell’esecutivo - dal momento che stanno dimostrando una capacità progettuale che è mancata alle passate gestioni.  Si rigettano dunque tutti gli allarmismi e le dichiarazioni sul rischio di chiusura del San Liberatore, paventato dai partiti di opposizione che continuano ad usare termini come “soppressione” e “tagli” senza avere, evidentemente, preso visione dell’atto aziendale ».

d.d.c.  21/02/2011 9.59