Asl Teramo:«l’atto aziendale va sospeso»

Alessandro Biancardi

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TERAMO. L'Atto aziendale della Asl, che ha comportato il ridimensionamento di tutti e quattro gli ospedali della Provincia di Teramo, va sospeso.

Lo sostengono i consiglieri regionali Giuseppe Di Luca e Claudio Ruffini che chiedono maggiore confronto e una chiara strategie nell’operare tagli e ridimensionamenti.

Secondo i consiglieri regionali l'atto aziendale della Asl di Teramo varato dal nuovo manager Giustino Varrassi è carente ed inopportuno, seppur provvisorio. Ma è ricorrente, puntualizzano i due amministratori, che nella pubblica amministrazione ogni atto o decisione provvisoria diventa nel tempo definitiva, quindi meglio correre ai ripari preventivamente.

Una critica non solo per la procedura seguita, ovvero senza nessuna condivisione con i territori (sindaci), il personale sanitario e le utenze, ma anche nel merito del provvedimento.

 L’atto viene infatti contestato in più parti.

Intanto, secondo Ruffini e Di Luca, mancano le linee guida della Regione per quanto riguarda l'assetto 
organizzativo dei dipartimenti e dei primariati. I due consiglieri contestano poi la mancanza di confronto con il Consiglio sanitario e il Collegio di Direzione e il fatto che non è stata fatta nessuna informativa sindacale.

Rispetto all’atto aziendale, poi, non si conoscerebbe in base a quali criteri oggettivi si determinano le 
strutture complesse e quelle semplici. Si notano anzi molte contraddizioni: mentre nell'atto si dice che viene “fotografata” la  situazione attuale dei primariati e dei direttori attuali e si 
confermano tali posizioni, si rileva che per delle Unità Operative Complesse che hanno già un primario vengano declassate a semplici, mentre nelle Unità Operative Semplici prive di un primario si provvede 
ad elevarle ad unità complesse. «Chissà per quale ragioni organizzative?», si chiedono Ruffini e De Luca.

Infine, sottolineano i due consiglieri regionali, quando si parla di implementazione della collaborazione con l'Università di Medicina dell'Aquila, si vuol dire che i reparti ospedalieri verranno  coadiuvati dal supporto scientifico di questo Ente? Anche qui non c'è stata nessuna discussione e nonostante il Pd non sia contrario a priori, crede sia necessaria una maggiore riflessione e condivisione da parte degli stessi operatori sanitari con i quali i docenti universitari si troveranno a collaborare.

«La nostra posizione – spiegano Ruffini e Di Luca - nasce dopo aver raccolto una crescente 
insofferenza dei sanitari e delle istituzioni locali, come denunciate dal sindaco di Giulianova».

Per Ruffini e Di Luca l'auspicio è che queste modalità assunte per le decisioni pubbliche non diventino anche un modello per la Asl di Teramo, perché in questo modo crescerebbe la sfiducia del cittadino-utente, e il personale sanitario sarebbe fortemente demotivato. Aspetti, questi, che nel caso dell'Asl di Teramo non fanno che aumentare sempre di più la mobilità passiva.

14/02/2011 9.47