Rifiuti. Consulenze, investimenti e pignoramenti: così si è spremuto il Cirsu

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Prosegue a fatica il cammino per risanare il settore pubblico dei rifiuti nel Teramano.

ABRUZZO. Prosegue a fatica il cammino per risanare il settore pubblico dei rifiuti nel Teramano.

Il Cirsu, il consorzio che riunisce i comuni di Roseto, Bellante, Notaresco, Giulianova, Morrodoro e Mosciano Sant’Angelo congela il suo braccio operativo Sogesa, ristruttura gli impianti per i rifiuti e fa ripartire il Tmb (trattamento meccanico biologico) pubblico.

L’obiettivo è di far aumentare la raccolta differenziata in modo significativo, anche attivando il porta a porta, e di cercare una via di uscita ristrutturando la società, con un 60% pubblico ed un 40% privato.

Le inchieste di Montesilvano sulla Ecoemme o di Teramo sulla Team, e le recenti o prossime difficoltà di smaltimento dei rifiuti in tutto l’Abruzzo, disegnano un quadro in cui per il settore pubblico sembra che non ci sia possibilità di risollevare la testa e di avere voce in capitolo nella gestione dei rifiuti. 

Il Cirsu però ha un nuovo Cda che cerca di riordinare le carte e sfrondare rami vecchi, come le logiche che qui come altrove sembrano aver avvantaggiato il privato. Anche in questo caso si tratta delle imprese della famiglia Di Zio.

 

Cirsu e Sogesa dovevano servire ad ottimizzare i costi della raccolta rifiuti facendo diminuire la Tarsu


La nuova gestione del Cirsu è affidata ad Andrea Ziruolo, docente universitario di Economia alla d’Annunzio, Diego De Carolis, avvocato amministrativista di Pescara e Angelo Di Matteo presidente di Lega Ambiente. Ce la faranno i tre nuovi amministratori a riportare il Cirsu ad un ruolo da protagonista e non da comprimario nel settore dei rifiuti? E’ una storia che si sta svolgendo in questi giorni e che merita di essere raccontata.

I protagonisti sono il Cirsu, che possiede il 100% della Sogesa, e la Sogesa stessa, che è una società mista pubblica al 51% e privato al 49% (Aia spa, Deco spa poi Team).

Entrambe le strutture dovevano servire ad ottimizzare i costi della raccolta rifiuti, facendo diminuire la Tarsu che pagano i cittadini, sia per i servizi erogati attraverso Sogesa sia anche attraverso la costruzione della discarica di Grasciano2, la cui attivazione sarebbe stata la soluzione di tutti i problemi di smaltimento dei rifiuti di Teramo e non solo.

Il che non è avvenuto. Al contrario si è rafforzato il socio privato Deco, il quale addirittura è stato chiamato a progettare il nuovo sito con una parcella di 165mila euro. Quella Deco che a dicembre, in occasione dello sciopero dei dipendenti senza stipendio, pagò di tasca sua le tredicesime.

Il Cirsu, come detto, doveva costruire negli anni la discarica pubblica di Grasciano2, ma non lo ha fatto, non si sa se per incapacità o se per mancanza di soldi o per quella che gli investigatori – per le vicende dei rifiuti - hanno definito la tecnica “ad imbuto”: cioè le cose venivano messe in modo che alla fine potesse avere dei vantaggi il socio privato. Ad esempio il

 

Il Cirsu doveva costruire la discarica pubblica di Grasciano2, ma non lo ha fatto


gruppo Deco trattava il 70% del volume di affari di Sogesa in affidamento diretto. Una pratica che ha destato qualche perplessità e che può essere stata una scorciatoia che ha comunque certificato che le imprese di Di Zio erano e sono le uniche con capitali, discariche ed impianti dove smaltire l’immondizia e per progettare Grasciano2.

 Il tutto nasce dalle drammatiche condizioni economiche in cui il Cirsu si è venuto a trovare per un meccanismo infernale: i sindaci dei Comuni soci non hanno mai voluto adeguare le tariffe per motivi esclusivamente elettorali (cioè per non aumentare la Tarsu) e quindi Sogesa ha erogato servizi ai cittadini in modo non remunerativo per il Consorzio.

E addirittura, considerato che ad esempio i rifiuti organici diventano remunerativi solo con il trattamento dei rifiuti, il Consorzio acquistò per 1 milione mezzo un macchinario che però non era compatibile con l’impiantistica Cirsu.

Un errore che esemplifica come il settore pubblico gestiva il Consorzio: questo macchinario, inutilizzato perché inadatto, giace come simbolo degli sprechi e delle montagne di soldi che sono stati bruciati e che hanno ulteriormente impoverito le casse Cirsu.

Un altro aspetto che le indagini della GdF di Teramo hanno approfondito è il diagramma delle consulenze: la curva sale a ridosso delle elezioni, come numero e come importi. Stesso discorso per le assunzioni. Se è questo il trend di spesa improduttiva e addirittura dannosa, nessuna sorpresa se questi servizi, erogati con un costo maggiore rispetto alla Tarsu incassata, abbiano prodotto circa 2,5 milioni di euro di crediti vantati da Sogesa nei confronti di Cirsu.

Lo stupefacente di questa situazione è che, a quanto pare, Cirsu non ha mai contabilizzato e iscritto in bilancio questa cifra

 

L'impianto di Tmb della Sogesa viene mandato in malora, lasciandolo senza manutenzione 


come debito, ma questo non ha evitato che la mancanza di questi soldi (e di altri) non avesse conseguenze evidenti, come l’affidamento “obbligato” alla Deco di progetti o attività.

Altra stranezza, forse una variante della tecnica dell’imbuto, è che nei rapporti commerciali Cirsu-Sogesa non girano soldi, ma compensazioni crediti-debiti e ciò in conseguenza delle difficoltà dei Comuni di far fronte alle esigenze finanziarie di Sogesa e Cirsu. E siccome Sogesa è fortemente indebitata (5-6 milioni con Deco), Sogesa gira il credito che ha con Cirsu (circa 1,4 milioni di euro) al Consorzio ecologico Frentano (controllato da Deco). Cirsu non onora una rata ed il Consorzio Frentano attiva un pignoramento di 2 milioni (1,4 più il 50%) ed un pignoramento sui Comuni.

 

 Consulenze e assunzioni aumentavano in maniera esponenziale nel periodo delle elezioni


Inoltre Cirsu che aveva sui conti circa 3 milioni se li vede bloccati, mentre Aia spa (socio privato di Sogesa e controllata da Deco), nella sua qualità di socio Sogesa, sollecita per attivare decreti ingiuntivi su Cirsu.

Insomma una strategia per mettere in angolo il Consorzio pubblico e per disinnescare le sue possibilità di azione. Il che di fatto avrebbe spianato la strada alla Deco, l’unica ad avere impianti, disponibilità economiche e management in grado di muoversi a suo agio in tutto il mondo dei rifiuti e magari di realizzare la discarica di Grasciano2.

Un altro aspetto della strategia è il settore del Tmb, il trattamento meccanico e biologico dell’immondizia: doveva lavorare solo quello privato di Bivio Casoni di Chieti. Gli altri? Manco a parlarne: quello della Sogesa, che esiste, viene mandato in malora, lasciandolo senza manutenzione. Solo per mandare i rifiuti all’impianto privato di Chieti? Non solo.

La strategia è più ampia. Ed investe anche la raccolta differenziata: più se ne fa, meno redditizio è il Tmb (tanto è vero che di differenziata in Abruzzo non se ne fa molta). E allora quale potrebbe essere la novità di questa storia che sembrava aver imboccato una via senza uscita e girando girando era quasi arrivata al collo dell’imbuto per poi precipitare nell’abbraccio dei privati?  Che si sta saldando la richiesta dei cittadini e delle amministrazioni locali di non essere più considerati pecore da tosare. Al contrario, senza scomodare interpretazioni troppo virtuose, i Comuni con la raccolta differenziata stanno scoprendo che i rifiuti da problema possono diventare risorsa.

Sebastiano Calella  10/02/2011 9.12