Idv: «la Provincia di Teramo dica no ai termovalorizzatori»

Alessandro Biancardi

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TERAMO. «La Provincia rinunci a realizzare termovalorizzatori pericolosi per la salute del cittadino, dannosi per l’ambiente ed antieconomici nel teramano».

La realizzazione di un termovalorizzatore nel teramano è finita anche nell'inchiesta Re Mida che ha portato all'arresto dell'ex assessore alla Sanità (con l'hobby dei rifiuti) Lanfranco Venturoni e l'imprenditore del settore Di Zio.

Ma adesso dall'Idv arriva l'esplicita richiesta di frenare ogni eventuale realizzazione di un'opera che assolutamente non convince.

La richiesta, inserita in un ordine del giorno firmato da Riccardo Mercante (Idv), verrà presentata nel prossimo Consiglio provinciale.

Per Morgante, così come per il collega di partito Mauro Sacco, la Provincia dovrà piuttosto cominciare a ragionare nell'ottica di ritenere prioritaria, rispetto a qualsiasi altra soluzione, l’attuazione di una gestione dei rifiuti improntata alla politica virtuosa e sostenibile delle 5R: riduzione, recupero, riciclo, riutilizzo, ricerca.

«Il termovalorizzatore», commenta Mercante, «altro non è che un inceneritore. In pratica sono lo stesso impianto ad eccezione che nel primo c’è un recupero di energia sfruttando i vapori prodotti dal calore della combustione. Recupero, che costa molto più in termini di energia sprecata di quanto quella recuperata. In definitiva il bilancio energetico complessivo dell’impianto è negativo.

Il termovalorizzatore non risolve il problema dei rifiuti, non li elimina, ma li trasforma in una quantità maggiore e più dannosa di sostanze tossiche e cancerogene».

«E’ noto», si legge nell'ordine del giorno, «che 1 tonnellata di rifiuti bruciati da luogo a 1 tonnellata di fumi climalteranti, 300 kg di ceneri solide altamente tossiche che abbisognano di discariche speciali, 30 kg di ceneri volatili ugualmente tossiche, 650 kg di acqua da depurare,

25 kg di gesso. Senza considerare che sono moltissime le sostanze emesse ancora sconosciute, anche nei loro effetti sulla salute dell’uomo». A conferma di ciò, l'Epa (agenzia governativa di protezione ambientale americana) ha stimato che il 90% delle emissioni di un termovalorizzatore non sono ancora identificate, e che le diossine prodotte dal processo di incenerimento dei rifiuti sono il più potente cancerogeno sintetico».

«Il termovalorizzatore è un affare solo per chi li costruisce e gestisce», continua Mercante. «In Italia sono finanziati dallo Stato. Infatti nel 2003 il legislatore ha assimilato i Rifiuti solidi urbani e gli scarti da raffineria alle fonti di energia rinnovabile, il solare, l’eolico, il geotermico ecc. Questo

finanziamento, è bene ricordarlo grava sulle nostre tasche che pagano le bollette elettriche il 7% in più (cosiddetto CIP 6) nel quadro A3, proprio per incentivare la costruzione di impianti di fonti di energia rinnovabile».

14/01/2011 10.10