Pesca, turbosoffianti nell’area Protetta di Torre del Cerrano?

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2682

ABRUZZO. Le associazioni ambientaliste scrivono al Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo.

Le Associazioni ambientaliste Wwf, Italia Nostra, LIPU, Legambiente, Marevivo e Touring Club Italiano hanno inviato una nota con un dettagliato dossier a Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, per contrastare l’ipotesi di consentire l’ingresso di turbosoffianti all’interno dell’Area Marina Protetta di Torre del Cerrano.

Nella nota le Associazioni segnalano la loro totale contrarietà alla richiesta di modifica della zonazione dell’Area Marina Protetta Torre del Cerrano.

«Da quando l’Area Marina Protetta Torre del Cerrano è stata istituita», spiegano, «è in atto una azione tesa ad una modifica dei decreti istitutivi da parte del Consorzio di Gestione Vongole (Co.Ge.Vo.) che esercita le proprie attività di pesca lungo la costa abruzzese tra San Benedetto del Tronto e Pescara».

Il Co.Ge.Vo. ha richiesto al TAR la sospensiva del decreto istitutivo dell’Area Marina Protetta (richiesta respinta) e, contemporaneamente, si è attivato presso la Regione Abruzzo e gli Enti Locali per chiedere di deliberare in favore di una modifica del decreto istitutivo dell’Area Marina affinché si consenta la pesca delle vongole al suo interno.

Le associazioni ricordano che la pesca delle vongole o di altri molluschi, così come qualunque altra forma di pesca che utilizzi strumentazioni a forte impatto per gli ecosistemi marini, come le vongolare cosiddette “turbosoffianti”, «è assolutamente incompatibile con l’esistenza di un’Area Marina Protetta».

La proposta di modifica della zonazione «è stata in qualche modo validata», spiegano ancora, «da un Istituto locale afferente al Ministero della Sanità che ha preso in considerazione la sola risorsa vongola nel proprio parere senza affrontare il tema della conservazione della biodiversità che invece è alla base dell’istituzione dell’Area Marina Protetta».

Secondo gli ambientalisti per andare incontro alle richieste delle imprese di pesca delle vongole si possono trovare altri sistemi di compensazione sull’eventuale riduzione del proprio pescato provocato dalla sottrazione dei 7 km dell’Area Marina Protetta (rispetto agli oltre 80 km di costa su cui viene svolta l’attività da parte del Co.Ge.Vo.).

Le formule utilizzabili sono molte: «dalla ridefinizione dei comparti di pesca, di competenza regionale, all’introduzione di forme di pesca controllate nelle aree contigue all’Area Marina Protetta che consenta l’identificazione di un prodotto a valore aggiunto, dall’integrazione del reddito con attività di pesca-turismo al mero indennizzo, con fondi facilmente reperibili nei programmi europei della pesca, attraverso il ritiro delle imbarcazioni più vetuste della flotta».

Le associazioni chiedono al Ministro di dare «un segnale autorevole, fermo e deciso, affinché non si ingannino i cittadini, e gli stessi pescatori in particolare, con provvedimenti impropri, ma si chiarisca definitivamente che sarebbe inconcepibile un’Area Marina Protetta con i fondali sconvolti dal dragaggio quotidiano esercitato dalle vongolare “turbosoffianti”».

13/12/2010 9.32