Asl Teramo: Varrassi, un manager prestato dalla medicina alla politica sanitaria

Alessandro Biancardi

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L'INTERVISTA. TERAMO. Si è presentato ieri alla stampa il nuovo manager della Asl di Teramo, Giustino Varrassi, già al centro di una interrogazione consiliare.

Due i punti del documento presentato da Maurizio Acerbo: le riunioni domiciliari di Chiodi e giunta (compreso l’ex assessore alla sanità Lanfranco Venturoni) e la sua presunta appartenenza a logge massoniche.  

Molti i temi trattati per illustrare il programma del mandato come la mobilità passiva («Sicuramente anche l’Azienda teramana mostra dei problemi che andranno rilevati e risolti, uno di quelli per cui mi impegnerò sin da subito è la mobilità passiva»), l’ospedale di S. Omero («fare dell’Ospedale una struttura mista pubblico-privata ma ad oggi non c’è stata data ancora nessuna risposta da parte della Regione»). E poi i rapporti con le Università, lo staff di Direzione e il personale e le assunzioni («Sembra che, pochi giorni fa, la Regione abbia deliberato la possibilità di riaprire le assunzioni permettendoci così di sanare delle lacune e regolarizzare alcune delle posizioni di precariato»).

Infine la massoneria «Ritengo di aver già chiarito a sufficienza questo argomento», ha detto Varrassi, «ora potrei solo commentare che “de minimis non curat praetor. Mi sorprende, tuttavia, che importanti uomini politici possano usare tali argomenti per attacchi indiretti. Preferirei essere giudicato dopo qualche mese di attività, piuttosto che essere etichettato per motivazioni risibili».

Il nuovo manager ha poi voluto rispondere ad alcune domande di PrimaDaNoi.it

Dalla preside della Facoltà di medicina dell’Aquila ai suoi colleghi del San Salvatore, parlano quasi tutti bene di lei:

«La preoccupa? Lo sa da che dipendono i giudizi positivi su di me? Sono abituato a non pestare gli alluci di nessuno. Penso a lavorare senza sosta ed ormai lo faccio da 37 anni. Lo sa cosa mi diceva tempo fa un collega aquilano?  Stai qui da 10 anni, zitto zitto. Perché? Semplice: se quello che dici o che fai qui non interessa nessuno, io mi vado a trovare il terreno giusto per dire la mia. Basta leggere il mio curriculum e vedere che altrove, in Europa soprattutto, qualcuno mi ascolta».

Un bel salto dall’Università alla politica: vuol dire che qualcuno la ascoltava anche qui. Cosa hanno premiato della sua attività?

«Politica? Non penso che sia così. Sono convinto che per la gestione della salute sia necessario anche chi come me si occupa da sempre a tempo pieno dei malati, senza disdegnare gli aspetti organizzativi. Credo che qualcuno si è accorto di me quando abbiamo organizzato il trasferimento nel nuovo ospedale. Un problema non di poco conto: pensi che per 8 mesi, tanto ci è voluto, ho dovuto gestire con lo stesso organico due ospedali».

Però ci sono anche i critici…

«Ma i difetti non li vengono a dire a me personalmente».

Subito dopo la sua nomina, hanno parlato di legami con la Massoneria, di poteri romani forti che hanno premuto per la sua nomina…

«Sì, lo so. Mi sorprende che il consigliere Maurizio Acerbo abbia dato credito ad un trafiletto dell’Espresso di una decina di anni fa. Completo la notizia: ho denunciato l’Espresso ed ho vinto, con tanto di spese legali e di risarcimento personale. E’ chiaro che la Massoneria fa notizia, ma io penso che ciascuno deve essere giudicato come persona per quello che fa, non se gioca a golf o fa il chierichetto. E se lavora in un’associazione (in Italia l’associazionismo fa cose preziose) è anche sottoposto alle critiche o agli elogi che in quel momento vanno di moda. Per restare alla domanda: Acerbo o gli altri mi giudichino tra sei mesi».

Lei è un primario anestesista, con particolare interesse per la terapia del dolore…

«Aquilano di nascita, i miei si sono trasferiti a Roma quando avevo 17 anni. Mi sono laureato alla Sapienza nel 1973, avevo 25 anni. Poi sono andato subito a studiare e a lavorare  a New York. Di lì sono tornato a Roma, sempre all’Università, e mi sono occupato di anestesia ostetrica. Poi improvvisamente alla fine degli anni ’80 mi è scoppiata la passione per il dolore».

Allora qui in Abruzzo è stato uno dei pionieri?

«Credo di sì. Tornato a L’Aquila ebbi la fortuna di incrociare l’assessore Rosina Giffi che approvò il primo progetto finalizzato e qui si aprì il primo centro contro il dolore. Oggi sono il presidente della Federazione europea delle Società che si occupano di Terapia del dolore».

Allora avrà molto da fare in Abruzzo, visto che nel Piano sanitario mancano gli Hospice…

«I centri del dolore ci sono e sono di buon livello, si tratta di unire le forze. Sono sicuro che ci riusciremo. Sarà uno dei miei compiti preferiti, anche da questo osservatorio».

Lei personalmente è più per una medicina dei macchinari o per quella che cura l’uomo nel suo complesso?

«Viaggiano vicine: il malato è al centro, ma dei macchinari oggi non si può fare a meno»

Gli altri impegni per la Asl di Teramo, al di là delle liturgìe?

«Ho già spiegato che la mobilità passiva, l’ospedale di Sant’Omero pubblico-privato, i rapporti con l’università dell’Aquila con una nuova convenzione, la rete ospedaliera ecc. ecc. saranno sicuramente prioritari. Io punto molto alle motivazioni e alla valorizzazione del personale, che sono l’aspetto che fa grande un’organizzazione. Per esempio: se qualche ospedale appare appassito, anche in questa Asl, non significa che non ci siano buone professionalità. Si tratta di vivificarle».

Non le pesa un pò la presenza di Chiodi e Venturoni nella sua Asl?

«Ma quale peso. E’ una fortuna direi invece. Il presidente è stato di una gentilezza che mi ha sorpreso… lavoreremo bene insieme».

Ma parla sempre di lavoro?

«Vivo per il lavoro, ma qualche passatempo ce l’ho pure io: cucino, leggo, ascolto musica. Quando ho tempo. E telefono a qualche giornalista per chiedere di seguire la Asl da vicino. Ci tengo molto al vostro contributo...»

Sebastiano Calella  03/12/2010 17.17