Discarica La Torre, salta l'udienza. La prescrizione si avvicina

Alessandro Biancardi

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DISCARICA LA TORRE

DISCARICA LA TORRE

TERAMO. Ancora nulla di fatto per il processo sul crollo della discarica La Torre di Teramo, avvenuto nel 2006.

A quattro anni di distanza dal fatto il processo stenta a partire e ieri, per l'ennesima volta, l'udienza è saltata. Motivo? Il legittimo impedimento di uno dei difensori di un imputato. Così tutto è stato nuovamente rinviato al prossimo 2 febbraio quando saranno due anni esatti dal rinvio a giudizio degli imputati.

La paura maggiore del Comitato La Torre, oggi, è che il tutto si possa chiudere con una prescrizione e che non ci saranno i tempi per arrivare ad una eventuale condanna dei responsabili. «Siamo in vibrante attesa della giusta sentenza di prescrizione che finalmente chiuderà un inutile giudizio», commenta Francesco Di Diomede. «Non è vero che la discarica “La Torre” sia crollata il 17 febbraio 2006», dicono con rabbiosa ironia i cittadini che vivono nei pressi del sito, «non è vero che il crollo sia stato più volte preannunciato. Non è vero che nessuno abbia fatto nulla per impedirlo».

E proprio nelle prossime settimane bisognerà fronteggiare l'ennesima emergenza: «il prossimo sarà il terzo inverno che siamo in queste condizioni. Avrebbero dovuto mettere in sicurezza la discarica ma noi ci ritroviamo con un lago sempre più pieno di percolato e con l’impianto di raccolta del bio-gas che non funziona».

Nel processo sono coinvolti l'attuale presidente della Regione Gianni Chiodi (all'epoca dei fatti sindaco di Teramo), Ernino D'Agostino, Berardo Rabuffo, l'ex sindaco teramano Angelo Sperandio (Pd) e l'ex presidente della Provincia e oggi consigliere regionale Pd Claudio Ruffini e altri sei tra dirigenti comunali, dell'Arta, della Provincia e l'ex dirigente della Direzione Regionale Rifiuti, Franco Gerardini.

Sono stati invece assolti perchè il fatto non sussiste (con rito abbreviato) Carlo Taraschi, ex consigliere provinciale, Roberto Di Giovanni e Marcello Catalogna , tecnici incaricati all’epoca dal Comune. Sui tre pendeva l'accusa di falso ideologico per aver riportato nei progetti di ottimizzazione della discarica un dato che l’accusa riteneva fittizio. A seguito di una perizia richiesta dal gup i tre sono usciti definitivamente dal processo.

Lo stesso Taraschi in queste settimane è finito al centro di una intercettazione telefonica di Di Zio nell'ambito dell'inchiesta sui rifiuti portata avanti dalla Procura di Pescara.

«A Taraschi qualcosa dobbiamo trovare, che cazzo gli facciamo fare, un incarico di 130mila euro bisogna darglielo», dice Di Zio ad un suo interlocutore. Ma proprio Taraschi respinge ogni illazione: «non sono amico di Di Zio», dice ormai da giorni nelle tv locali e sui giornali.  

28/10/2010 10.06