Omicidio badante Teramo, 15 colpi con una spranga di ferro

Alessandro Biancardi

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TERAMO. Ha tentato di difendersi, prima di morire, Gabriella Baire.

La vittima colpita all'improvviso ha tentato con tutte le forze di resistere alla furia omicida della sua amica, senza però riuscirci.

La donna si è anche fratturata un braccio ma nulla ha potuto contro la quindicina di colpi ricevuti alla testa e in faccia con una spranga di ferro.

A fornire questi dettagli sono stati i primi risultati dell'autopsia, eseguita sul cadavere della badante eritrea di 62enne, del cui delitto è accusata una collega etiope 54enne, T.L.A., in stato di fermo per omicidio volontario. L'anatomo patologo Giuseppe Sciarra avrebbe individuato sulla parte posteriore e superiore del cranio, ma anche in faccia e sulla bocca, i segni pesanti di colpi devastanti.

Ma anche contusioni alle mani e la frattura al braccio sinistro che, per il tentativo di sfuggire al pestaggio mortale. Sono stati prelevati anche brandelli di pelle sotto le unghie della donna uccisa, per le analisi e l'esame del Dna che sarà comparato con quello della donna sospettata del delitto che, nel frattempo, dal carcere teramano è stata trasferita nell'ospedale cittadino, dopo avere dato in escadescenze all'interno del carcere.

Per questa mattina, comunque, è prevista l'udienza di convalida del fermo che, con ogni probabilità, si svolgerà nel reparto dell'ospedale Mazzini di Teramo dove T.L.A. è stata ricoverata in osservazione.

Tra le ipotesi avanzate dagli investigatori, il movente del furioso litigio scoppiato tra le due e del successivo delitto potrebbe essere nei motivi di lavoro ed economici: la sospettata forse temeva che la Baire volesse sostituirla nel rapporto di assistenza con l'anziana invalida e per questo sottrarle una fonte di sostentamento. Da quanto si apprende la donna avrebbe fatto della confidenza del delitto ad una sua amica e questa avrebbe poi riferito tutto ai carabinieri del reparto operativo di Teramo.

 27/10/2010 10.03