Omicidio Melania, si pensa al rito immediato. Gennaro Rea: «Parolisi è un attore»

Alessandro Biancardi

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Omicidio Melania, si pensa al rito immediato. Gennaro Rea: «Parolisi è un attore»
TERAMO. Il cellulare di Melania Rea non ha mai agganciato la cella di Pianoro di colle San Marco.

 

Il sospetto avanzato nei mesi scorsi si è fatto certezza per la Procura di Teramo che è pronta a chiudere le indagini e chiedere il giudizio immediato per il caporalmaggiore Salvatore Parolisi.

I risultati sulle celle, secondo gli inquirenti, sono solo l'ultimo tassello che confermerebbe le bugie del marito della vittima, in carcere dal luglio scorso con l'accusa di ave ucciso sua moglie.

Fu proprio Parolisi, infatti, a raccontare agli inquirenti (ma anche ai giornalisti nel corso di diverse interviste) che il giorno del delitto lui, Melania e la piccola Vittoria avevano trascorso il pomeriggio sul pianoro, vicino a delle altalene. Proprio da quel punto, ha sempre raccontato Salvatore, la donna si sarebbe allontanata per andare in bagno e non sarebbe più ritornata indietro.

Oggi i riscontri tecnici rivelano che il cellulare di Melania non ha mai agganciato la cella del Pianoro: il telefonino della donna, tra le 14.30 e le 15 del 18 aprile avrebbe agganciato solo la cella di Ripe di Civitella.
La perizia, ordinata dal procuratore di Teramo Gabriele Ferretti e dai sostituti Davide Rosati e Greta Aloisi che indagano sul caso, non è ancora stata consegnata in forma cartacea, ma si sanno già i risultati dopo che giovedì mattina i magistrati hanno incontrato i due periti, Oreste Andrisani e Marco Peroni.

Gli stessi periti ammettono che il telefonino potrebbe non essersi attaccato alla cella del pianoro per un sovraccarico ma per la Procura il quadro è completo e gli inquirenti sono pronti a chiedere il rito immediato per Salvatore. I legali dell'uomo, Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, non protestano per questa richiesta: «Parolisi è pronto ad affrontare il processo e a dimostrare la sua estraneità al delitto della povera Melania».

Intanto ieri ai microfoni di Quarto Grado è tornato a parlare il padre di Melania: per Gennaro Rea Parolisi è stato un «grandissimo attore» perché loro non avevano mai sospettato della crisi coniugale tra la figlia e l'uomo: «Per due anni è stato con una persona e, quando lui e Melania venivano a casa nostra o noi andavamo a casa loro, quando stavamo insieme, brindavamo insieme, non si è mai verificato nulla che facesse pensare a qualcosa di negativo. Sembrava innamorato della moglie. Noi l'abbiamo trattato come e più un figlio e quindi questo mi fa molta rabbia: tutto quello che abbiamo fatto è stato invano».

Sulla recente udienza per l'affidamento della figlia di Melania, la piccola Vittoria, Rea ha sottolineato che «per tutte e due le ore che siamo stati davanti al Giudice, Salvatore è stato con la testa china, gli occhi piantati per terra, abbassati. E questa cosa la dice lunga. Se una persona è innocente, non si comporta così». Nessuno sguardo, dunque con la famiglia della moglie e nessun tentativo di parlare con loro.

«Noi non vogliamo un colpevole qualunque: noi vogliamo il 'colpevole'», ha ribadito l'uomo. «Salvatore – ha continuato – mi fa pena. Ma gli dico che si può ancora riscattare. Dicesse la verità per sua moglie, per la sua famiglia ma particolarmente per sua figlia».

Gennaro Rea ha poi ricordato un episodio piuttosto insolito: «durante le ricerche di Melania, invece di cercare la moglie, Parolisi si preoccupò di andare in Caserma a parlare con i suoi commilitoni. Un mio nipote in quella occasione voleva accompagnarlo per non lasciarlo solo, vista la situazione. Si era già seduto nella macchina di Parolisi ma Salvatore lo ha fatto scendere dalla vettura perché voleva andare da solo. Tutto questo è stranissimo».

17/12/2011 10:58