Giovane ucciso da Rom. Condanna confermata in appello

Alessandro Biancardi

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MARTINSICURO. Due condanne ad 8 anni di reclusione. La Corte d’appello de L’Aquila ha confermato la sentenza di primo grado a carico dei due rom responsabili dell’omicidio di un giovane marchigiano a Martinsicuro nel 2009. Nella vicenda venne coinvolto anche un terzo rom di 14 anni non imputabile.

La vittima Antonio Di Meo, studente universitario di 23 anni di Castel di Lama fu ucciso a pugni la notte del 10 agosto 2009 a Villa Rosa di Martinsicuro (Teramo) dopo una lite nata per futili motivi (una bici rubata) all’uscita dall’albergo dove lavorava. Non trovando la sua bici parcheggiata fuori dell’hotel Di Meo avrebbe accusato un ragazzino rom di 13 anni.

Di qui un acceso diverbio cui partecipano altri rom e poi degenerato in aggressione. Il giovane colpito in pieno viso si accascia e muore per una vasta emorragia cerebrale e per fratture alle ossa del volto causate dai pugni.  Nel marzo 2010 la sentenza di primo grado: il Tribunale dei minori de L’Aquila condannò i due zingari che all’epoca dei fatti avevano 15  e 17 alla pena rispettivamente di  8 anni, un mese e 15 giorni di carcere, e 8 anni e un mese con l’accusa di omicidio preterintenzionale aggravato dai futili motivi, ricettazione e incendio.

15/12/2011 17:37