Donna fatta a pezzi, il metadone per la vittima arrivò dal Sert

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2419

TERAMO. Romano Bisceglia, l'ex convivente di Adele Mazza prima di commettere l'assassinio si sarebbe fatto consegnare dal Sert il metadone per la donna, in cura dalla tossicodipendenza.

La donna di 49 anni è stata uccisa e mutilata a Pasqua del 2010 e lui è unico indagato per quel delitto di cui è in corso il processo.

Ieri mattina il medico, durante l'udienza, ha raccontato che Bisceglia si era fatto consegnare la dose perchè Adele Mazza non stava bene. Per questa prassi, il presidente della Corte d'Assise di Teramo, Giovanni Cirillo, ha chiesto alla Procura di Teramo di compiere accertamenti per verificare se questo comportamento possa avere rilievo penale, ovvero se sia stata seguita una procedura corretta da parte del servizio per le tossicodipendenze.

Il 54ene teramano è accusato di aver ucciso e fatto a pezzi, gettandone le parti del corpo della donna, una prostituta teramana. Movente dell’omicidio, secondo l’ipotesi accusatoria, la sopravvivenza economica di Bisceglia, che lucrava sugli incontri con i clienti della donna e sui proventi dello spaccio di droga.

Bisceglia avrebbe ucciso la donna, di cui spesso sfruttava la prostituzione, al culmine di un violento litigio scatenato dall'intenzione della vittima di cambiare vita e di smetterla con lo spaccio di stupefacenti e il meretricio per procurarsi il denaro. Il 54enne ha provato in tutti i modi a far desistere la donna dal suo desiderio di ‘redenzione’ ma, non riuscendoci, l’ha ammazzata. L'avrebbe uccisa nella vasca da bagno e fatta a pezzi per poi occultare il cadavere il lunedì di pasquetta, sicuramente dopo le 10,30 del mattina, orario al quale risale l'ultimo avvistamento della donna.

Dodici ore dopo ci fu il macabro ritrovamento da parte di una donna che stava portando a spasso il cane.

Ad incastrare Bisceglia le impronte digitali rinvenute sul nastro adesivo utilizzato per chiudere uno dei sacchi in cui era contenuto un pezzo del corpo della donna, macchie di sangue trovate su una scarpa dell'uomo, nel bagno e sul bordo della vasca da bagno della casa di Bisceglia, ritenute compatibili con il Dna della donna dagli esperti del Ris dei carabinieri. Manca solo l'arma del delitto, fatta scomparire, secondo l'accusa, dall'assassino.

 03/12/2011 08:31