Val Vibrata, perseguitati dagli espropri. Imprenditori sfiancati dicono basta

Alessandro Biancardi

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ALBA ADRIATICA. Non ci sta più e dice basta agli espropri: i Flajani, proprietari terrieri della Val Vibrata, sono da sempre alle prese con cause giudiziarie contro la pubblica amministrazione.

 

Perché i loro terreni sono spesso oggetto di esproprio per far spazio ad opere pubbliche (autostrade, centri commerciali, impianti). L’ultimo risale al 23 novembre scorso quando l’amministrazione di Alba Adriatica avrebbe discusso dell’opera da realizzare sulla Val Vibrata, tra l’uscita del casello Val Vibrata e la rotatoria di innesto sulla statale 16. Si tratterebbe del “raddoppio” del tratto iniziale della provinciale 259 per circa un chilometro, ovvero tra la statale 16 e lo svincolo della A14, per fluidificare il traffico.

«Ancora una volta», dice Stefano Flajani appellandosi al presidente della Repubblica, «i Flajani unici proprietari da espropriare per la realizzazione in questione, non sono stati nemmeno contattati».

Non mancano i dubbi sull’utilità dell’opera. Secondo Flajani, infatti, essa comporterebbe disagi in quanto l’innesto ad una rotatoria deve avvenire con una sola corsia e costruendo una doppia corsia i residenti dovranno, necessariamente, arrivare alla rotatoria del casello e tornare indietro. Insomma molti svantaggi e pochi vantaggi. Ma non è certo la prima volta che le amministrazioni mettono gli occhi su quell’area.

I terreni della famiglia «sono stati oggetto della variante strada statale 16, per circa un ettaro, del sottopasso ferroviario, dell’argine del Vibrata, per circa tre ettari, del depuratore consortile di Alba Adriatica/Martinsicuro, con il relativo ampliamento e realizzazione delle condotte fognarie, la realizzazione del cantiere per la costruenda autostrada A14 e molto altro».

Come se non bastasse per vedersi riconosciuta l’indennità di esproprio prevista per legge, i proprietari terrieri hanno intentato cause contro Enti pubblici (Anas, Asram, Snam) affrontando pesanti spese legali.

«Spesso, troppo spesso», conclude Flajani, «si usano, a sproposito, le parole ‘interesse pubblico’ e ‘bene sociale’… ma di chi?».

01/12/2011 09:48