Contestò Brucchi, accusato di stalking «deve stare a 50 metri di distanza»

Alessandro Biancardi

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maurizio brucchi

maurizio brucchi

TERAMO. Non potrà avvicinarsi a meno di 50 metri Rosci, l'uomo che ha contestato nei giorni scorsi il sindaco Brucchi.

 

 

Per la Procura di Teramo il reato ipotizzato è quello di stalking: atti persecutori che incidono sulla condizione psicologica della vittima. Questo vuol dire che 'vittima' e 'molestatore' dovranno stare lontani e che il secondo non potrà avvicinarsi al primo.

Circa un mese fa il giovane aveva contestato in piazza Orsini il sindaco Brucchi per non aver tenuto conto delle firme raccolte per il referendum sullo stadio Comunale.

Fin da subito il prefetto Soldà ha annunciato tolleranza zero «verso qualsiasi ulteriore episodio, perpetrato nel Comune capoluogo, che rechi turbativa nell’ordine pubblico».

Brucchi si disse amareggiato per l'episodio e parlò di atti «gravi in quanto limitanti anche l’esercizio delle proprie funzioni di sindaco».

Ma il contestatore ci aveva scritto una lettera in cui ammetteva di aver probabilmente alzato i toni ma respingendo di fatto le versioni ricostruite. «Non sono un violento», aveva assicurato.

Di fatto da qualche giorno Rosci deve tenersi a debita distanza dal primo cittadino. La procura prescrive «50 metri» di sicurezza per evitare nuovi scontri.

A contestare il provvedimento, però, oggi ci pensa il circolo di Rifondazione Comunista (nelle cui liste alle scorse comunali si candidò Rosci) che intravede nel provvedimento della magistratura qualcosa che ricorda «i cento passi che separavano a Cinisi la casa del compagno Peppino Impastato dal mafioso Don Tano Badalamenti».

«Cinquanta metri», contestano da Rifondazione, «che dividono un contestatore, assiduo frequentatore degli ultimi consigli comunali, da un soggetto iscritto nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Pescara per corruzione. Cinquanta metri che eviteranno a Davide Rosci, per sua fortuna, il rischio di incrociare altri personaggi, come l’imprenditore Di Zio, oggi agli arresti domiciliari, con cui Brucchi sembra progettasse di costruire bioessicatori nel territorio teramano come contropartita per un finanziamento ricevuto in campagna elettorale dal PDL, sempre secondo la Procura della Repubblica di Pescara».

Rifondazione sottolinea, inoltre, «come la richiesta, avanzata dalla Procura, di custodia cautelare in carcere per Rosci, sia ben più grave di quelle disposte per Di Zio e Lanfranco Venturoni nello vicenda rifiutopoli». La richiesta è stata poi respinta «saggiamente». «Lo stress che Brucchi ha accumulato negli ultimi tempi», si chiedono da Rc, «e da lui attribuito alle “attenzioni” di qualche ultras fuori controllo, non sarà frutto delle sue presunte attività con gli altri coindagati per corruzione?»

 07/10/2010 10.18