Parolisi resta in carcere. Avvocato famiglia Rea: «serve rispetto per la vittima»

Alessandro Biancardi

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TERAMO. Dopo 130 giorni di carcere arriva il secondo no alla scarcerazione per Salvatore Parolisi.

L’uomo in carcere dal 20 luglio scorso è accusato di aver ucciso la moglie Melania Rea. Ieri sera, poco prima delle 20, la Prima Sezione penale della Cassazione ha rigettato il ricorso avanzato dai legali Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, con condanna anche alle spese processuali.

In questo modo la Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza del Riesame dell'Aquila emessa lo scorso 22 agosto, che aveva respinto l'istanza di scarcerazione avanzata dalla difesa contro l'ordinanza emessa dal Gip di Teramo che ha accolto la richiesta di arresto nei confronti del caporalmaggiore per l'accusa di omicidio della moglie.

«Il lavoro è ancora lungo ma siamo pronti ad affrontare il processo al più presto possibile e siamo certi che dimostreremo l'innocenza di Salvatore Parolisi», hanno commentato ieri sera i due avvocati. «Prendiamo atto e rispettiamo la decisione della Suprema Corte. Ci poteva stare ma questa è soltanto una tappa di un percorso complesso», hanno concluso Biscotti e Gentile.
«Gravi indizi di colpevolezza», secondo il Tribunale del Riesame, infatti, erano emersi «con chiarezza» dagli atti processuali e portavano tutti a indicare come presunto assassino il marito di Melania. Una tesi che sembra sposare anche la Cassazione, che nel confermare l'ordinanza, ha accolto anche la richiesta del sostituto pg della Cassazione, Fausto De Santis, che ieri mattina, nell'udienza svoltasi a porte chiuse, si era pronunciato per il rigetto del ricorso di Parolisi. I legali Biscotti e Gentile, invece, in Cassazione hanno sostenuto che nell'ordinanza ci fosse «un difetto di motivazione», perché erano stati trascurati elementi fondamentali nell'indagine per l'omicidio, come quella di una traccia di sangue lasciata sul corpo di Melania. Dopo quasi sei ore di camera di consiglio la Prima Sezione Penale, però, si è pronunciata per un "rigetto" del ricorso. Le motivazioni della Cassazione si conosceranno entro trenta giorni.

Melania Rea, scomparsa il 18 aprile 2011 da Folignano (Ascoli Piceno), venne ritrovata due giorni dopo morta nel bosco di Ripe di Civitella del Tronto (Teramo). A seguito delle indagini è stato arrestato il marito. Alla base del delitto, secondo gli inquirenti, ci sarebbe un movente passionale legato anche a intrighi che coinvolgerebbero Parolisi e le soldatesse che addestrava nella caserma di Ascoli Piceno. Lui dal carcere continua a professarsi innocente mentre la famiglia di Melania, ormai da molti mesi, non crede più alle troppe contraddizioni e bugie dell’uomo.

 29/11/2011 08:06

AVVOCATO REA: «RISPETTO PER LA VITTIMA»

«Anche la Cassazione tiene in carcere Parolisi: è il riconoscimento che non è un processo fondato sul nulla, come qualcuno vorrebbe far credere». A sostenerlo è l'avvocato della famiglia Rea, Mauro Gionni, che spera «che cessi così quello stillicidio di notizie, su presunte, inesistenti, novità, quando invece tutto è noto da tempo, pur nella legittimità delle distinte valutazioni e posizioni». «Saranno anche questi giudici poco coraggiosi - si chiede il legale in una nota - come sono stati definiti quelli dell'Aquila, quelli di Teramo, quelli di Ascoli? Credo che questo voglia dire, con necessaria prudenza, in attesa delle motivazioni, che ci sono indizi gravi di colpevolezza a suo carico e che c'é un pericolo di inquinamento delle prove, di minaccia di testimoni, che impone di tenerlo dentro. Certo, è l'epilogo solo della vicenda cautelare, non è una sentenza, tantomeno definitiva. Gli indizi sono gravi, precisi e, secondo me, concordanti sulla unica responsabilità di Parolisi. Certo, é necessario che passino per il vaglio di un normale processo, come è fisiologico che sia». Secondo Gionni «alcuni dovrebbero avere più rispetto per la vittima, per la piccola Vittoria, per i suoi familiari, per tutti coloro che comunque hanno operato, ed anche per Parolisi, ricordando che si tratta di un dramma, non di una partita di calcio o di un dibattito politico, in cui si fa il tifo per una parte, purtroppo alzando la voce o non facendo parlare l'avversario». 29/11/2011 11:57