«Quella traccia ematica scagiona Salvatore Parolisi»

Alessandro Biancardi

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TERAMO. La difesa Parolisi non si arrende: «il caporal maggiore non ha ucciso la moglie». E spunta una traccia ematica che secondo i due legali scagionerebbe l’uomo.

Salvatore dal carcere fa sapere che non vede l’ora di essere processato. Che aspetta con impazienza il momento in cui si troverà davanti ad un giudice in sede di dibattimento. In realtà manca ancora del tempo: l’indagine non è ancora chiusa e non c’è stata ancora l’udienza preliminare con la quale il pm chiederà il rinvio a giudizio. Ma in carcere, nella solitudine della sua cella, Parolisi viaggia con la mente e continua a professare la propria innocenza. «Sta bene fisicamente» assicurano i suoi legali, Nicodemo Gentile e Walter Biscotti. I due dopo aver assistito la mamma di Sara Scazzi hanno preso in mano il caso dell’omicidio di mamma Melania, uccisa il 18 aprile scorso alle Casermette di Ripe di Civitella.

«Salvatore è molto motivato a combattere la sua battaglia legale», dicono ancora gli avvocati, «e vuole dimostrare la propria innocenza». E proprio a supporto di quella innocenza a cui l’opinione pubblica ormai non crede più da molto, anche a causa dei ripetuti tradimenti ‘seriali’ di Parolisi, Biscotti e Gentile tirano fuori una nuova carta per decretare l’estraneità ai fatti contestati al caporal maggiore di Somma Vesuviana.

Questa nuova carta sarebbe rappresentata da una traccia di sangue presente sulla coscia destra di Melania Rea, lasciata dal polsino di un indumento a manica lunga con zigrinature. Secondo i due avvocati quella sarebbe la vera firma dell’assassino e la prova che scagionerebbe una volta per tutte Salvatore. Perché? «Parolisi non può aver lasciato quei segni», sostengono i due, «perchè quel pomeriggio, così come inequivocabilmente risulta da testimonianze anche video, indossava una t-shirt a maniche corte, quindi prive di polsini o altro elemento suscettibile di lasciare simili tracce».

I difensori del marito di Melania si chiedono come mai questo dato fondamentale sia stato trascurato «inspiegabilmente dalla Procura di Teramo». Sulla gamba della povera Melania sono state rilevate tracce di sangue prodottesi per contatto con un indumento insanguinato sulla porzione di cute priva di sostanza ematica, dunque pulita. «Gli investigatori - dicono ancora i due avvocati - citano testualmente 'una traccia di questo tipo che esibisce anche una ipotetica geometria è presente sulla coscia destra ed e' caratterizzata da piccoli segmenti paralleli verosimilmente riconducibili al contatto di qualche indumento insanguinato'. Sembra quindi trattarsi proprio di un polsino insanguinato di indumento a manica lunga - aggiungono Gentile e Biscotti - perchè le zigrinature dello stesso sono perfettamente rispondenti e compatibili alle tracce lasciate da tale tipo di indumento imbrattato di sangue in una zona pulita».

La difesa ha escluso che si possa trattare  della cerniera del giacchetto di Melania, «in quanto i segni sulla sua coscia sono, anche ad occhio nudo, incompatibili con la stessa cerniera».

Sugli abiti troppo estivi del caporal maggiore si è spesso dibattuto. Perché aveva una maglietta e un pantaloncino corto, quel giorno di aprile, Salvatore, dal momento che non faceva poi così caldo? Qualche giorno prima in zona aveva anche nevicato, ricordano alcuni residenti della zona. «Sono abituato al freddo», chiarì in una intervista televisiva il marito di Melania, «per questo indossavo una T-shirt e i pantaloni corti».

25/11/2011 11:59