Giulianova, il sindaco:«abbiamo le mani legate dal patto di stabilità»

Alessandro Biancardi

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GIULIANOVA. «Una pistola caricata dal Governo e puntata alle tempie dei Comuni».

Queste le parole usate dal sindaco di Giulianova Francesco Mastromauro, in conferenza stampa, per spiegare ai cittadini il Patto di stabilità; un concetto inflazionato ma dal quale dipendono le scelte e gli investimenti di un Comune. E’ per questo che il primo cittadino ha deciso di distribuire alla gente di Giulianova un depliant «con  cui farà capire, con molta sintesi e semplicità, queste cose».

Viene affrontato anche il tema della vendita della farmacia comunale, la cui asta è andata deserta.

«Non intendo ribassare l’asta», dice, «come è successo, per fare un esempio tra tanti, anche a Montecassiano, nel Maceratese che ha indetto un nuovo bando con base d'asta diminuita del 13%. Non intendiamo svendere, stiamo studiando soluzioni alternative».

Il patto di stabilità è un accordo che l’Italia ha assunto con gli altri Stati Europei, in sede comunitaria, in base al quale anche i Comuni devono contribuire alla riduzione del debito pubblico nazionale, osservando, di anno in anno, regole e vincoli di bilancio. Ad esempio, ai Comuni  vengono imposti limiti e tetti massimi per la spesa pubblica. Ma a volte, pur avendo soldi in bilancio essi si trovano con le mani legate e non possono realizzare nuove opere pubbliche, di effettuare interventi di manutenzione straordinaria, interventi di emergenza.

«Nel caso di Giulianova», spiega il sindaco, «il tetto imposto per rispettare il Patto di stabilità è  + 410.000 euro per l'anno 2011 che salirà  alla cifra record di +2.164.000 euro per il 2012, definito un anno di lacrime e sangue. Tutto questo nonostante l'aumento dei tagli al nostro Comune da parte del Governo, pari a 980.000 euro. Significa insomma che dovremo essere particolarmente attenti alle scelte da fare perché ci chiedono, ma la situazione riguarda noi come tutti gli altri Comuni, grossi sacrifici».

E non è possibile sforare neppure di un centesimo il patto, sottolinea il sindaco, perché si andrebbe incontro a conseguenze pesanti.

«Dovremmo aumentare, e parecchio, le tariffe dei buoni pasto degli alunni», dice, «delle rette agli asili nido e il costo del trasporto degli scuolabus, solo per fare un esempio. E non finirebbe qui, perché dovremmo pure tagliare le spese, sinora da noi garantite, per l'assistenza ai disabili e per gli aiuti alle famiglie in difficoltà economica, senza contare il fatto che saremmo impossibilitati a procedere ad assunzioni, ad accendere mutui per finanziare le opere pubbliche, a fare investimenti per la città. Ma soprattutto ci vedremmo costretti ad aumentare la Tarsu e l’Irpef».

21/11/2011 16:47