DISORDINE SUL RIORDINO

Abruzzo. Riordino Province: per il Governo è fatta: «ne salviamo due»

«Il decreto Monti è pronto»

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Abruzzo. Riordino Province: per il Governo è fatta: «ne salviamo due»

L'Abruzzo a due province

ABRUZZO. La nuova ‘cartina’ delle Province italiane è ormai pronta.
Mentre in Abruzzo la situazione sembra ancora in alto mare e si aspetta la votazione del Consiglio regionale di domani, a Roma si hanno già le idee chiare su quello che accadrà.
Il Corriere della Sera anticipa oggi il decreto allo studio del governo: in Abruzzo resteranno due province: L’Aquila-Teramo e Pescara- Chieti. Questa è una delle ipotesi che meno piace al territorio. Infatti domani il Consiglio regionale si appresta a votare l’accordo di massima tra Pdl e Pd, che prevede l’abolizione totale delle Province con la contestuale valorizzazione delle competenze dei 7 ambiti territoriali individuati all’epoca della redazione del Quadro di Riferimento Regionale.
In subordine, la stessa ipotesi, prevede la costituzione di tre Province: L’Aquila, Chieti, Pescara-Teramo.
Quella che piace al Governo, è invece l’ipotesi che ha avuto il via libera dal Comitato per le autonomie locali (con appena 8 voti su 20) ma che ha creato allo stesso tempo molti malumori.
Soprattutto a Chieti che pur avendo i numeri per rimanere Provincia rischierebbe così di essere schiacciata da Pescara.
Proprio oggi nel capoluogo teatino ci sarà una mobilitazione generale: Confcommercio ha annunciata la serrata delle attività commerciali dalle 11 alle 12. I commercianti che aderiscono all’iniziativa esporranno il volantino con la scritta «questo esercizio resterà chiuso perché aderisce alla serrata cittadina indetta a difesa di Chieti e la sua Provincia».
«Non possiamo pensare che una riforma importante come questa», dice il ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi, «possa venir meno solo per delle resistenza localistiche. Le riforme ordinamentali non possono essere dettate da emozioni o contingenze; infatti non si tratta di una riforma avviata per ridimensionare o per 'punire' le autonomie regionali ma di un intervento mirato su questioni dibattute e condivise da tempo, come ricordato dal presidente della Repubblica proprio oggi. Per questo il confronto, oltre che in Parlamento, dovrà avvenire nella conferenza Stato-Regioni».
Secondo i piani del Governo Monti dalla fine di giugno del 2013 tutte le Province, « anche quelle che non si vedranno toccare i confini, saranno guidate da un commissario. Toccherà a lui curare la transizione verso il nuovo regime». Sugli uffici periferici la partita sarebbe ancora aperta, «il decreto dice», si legge sul Corsera, «che ci sarà una consultazione del governo con il territorio in modo da spalmare la presenza dello Stato».