Calciopoli: la «Cupola c'era». 8 condanne per associazione per delinquere

Alessandro Biancardi

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NAPOLI. Sono otto i condannati al processo di Calciopoli per il reato di associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva.

Sono l'ex dg della Juventus Luciano Moggi, riconosciuto dal Tribunale di Napoli come promotore, e i presunti partecipi: gli ex designatori arbitrali Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto, l'ex vicepresidente della Figc Innocenzo Mazzini, gli ex arbitri Massimo De Santis, Salvatore Racalbuto, Paolo Bertini, Antonio Dattilo.

«Non è stata una farsa, non è stata farsopoli». Le 16 condanne, su 24 imputati, inflitte dal tribunale di Napoli al termine del processo di primo grado per Calciopoli hanno suggerito questo commento al pubblico ministero, Stefano Capuano, subito dopo la lettura della sentenza.

L'inchiesta scoppiata tre anni fa ha rivissuto l'estate scorsa una sorta di remake con l'inchiesta, tutt'ora aperta, in mano alla Procura di Cremona e che ha visto Pescara come centrale operativa delle presunte combine.

Tutti i principali accusati di Calciopoli sono stati ritenuti colpevoli, in particolare Luciano Moggi, che però ha lasciato l'aula del tribunale senza fare dichiarazioni. Ha parlato, invece, l'ex designatore arbitrale Paolo Bergamo, condannato a 3 anni e 4 mesi. «Questo processo è stato vergognoso - ha detto -, attendo le motivazioni per reagire, ma sono sereno perché so come mi sono comportato, quello che ho fatto e soprattutto non ho fatto, quindi sono tranquillo». Tra gli imputati presenti in aula c'era anche l'ex arbitro Massimo De Santis, condannato a un anni e 11 mesi, che ha parlato di «pagina mortificante per la giustizia, combatteremo in appello. Sicuramente - ha aggiunto - non c'é stata unanimità nel verdetto, mi auguro che chi si è assunto la responsabilità di questa sentenza abbia la coscienza a posto e quando si appurerà che ha sbagliato mi auguro possa pagare».

Tra i dirigenti condannati, hanno espresso la loro posizione Diego e Andrea Della Valle, condannati ad 1 anno e 3 mesi al pari del presidente della Lazio Claudio Lotito: «Siamo molto amareggiati anche se non troppo sorpresi, è una sentenza ingiusta contro cui faremo immediatamente ricorso».

Da Torino, la Juventus ha espresso soddisfazione per una decisione che rispetto ai fatti contestati «afferma la totale estraneità della società, che era citata in giudizio come responsabile civile». «La sentenza penale - si legge sul sito bianconero - stride con la realtà di una giustizia sportiva sommaria dalla quale Juventus è stata l'unica società gravemente colpita, pagando con due titoli sottratti, una retrocessione e ingenti danni». Il club ha annunciato infine che proseguirà nelle sue battaglie «per ripristinare la parità di trattamento».

DEMOLITA LA DIFESA

E da questo processo è uscita demolita la tesi sostenuta dai legali di diversi imputati secondo i quali al centro del processo c'erano solo chiacchiere da bar dello sport e innocenti conversazioni al telefono spesso frutto di millanterie. Il tribunale di Napoli tutto al femminile - composto anche dai giudici Maria Pia Gualtieri e Francesca Pandolfi - è stato di diverso avviso riconoscendo l'esistenza di un'associazione per delinquere finalizzata all'alterazione del risultato sportivo. Occorrerà leggere le motivazioni per comprendere appieno il ragionamento del collegio giudicante, ma già da adesso si può immaginare che elementi fondamentali che hanno portato alle condanne siano rappresentati dal contenuto delle intercettazioni e dall'esistenza delle schede telefoniche estere che Moggi fornì ad arbitri e designatori per conversazioni riservate.

Per i condannati per frode sportiva il tribunale ha applicato, come previsto dalla normativa, una serie di pene accessorie: tra cui il divieto di accedere per tre anni ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive o si accettano scommesse autorizzate e l'interdizione dagli uffici direttivi delle società sportive. Una pena che riguarda anche dirigenti in carica come i fratelli Della Valle, Pasquale Foti e Claudio Lotito. Ciò non significa che questi dirigenti dovranno ora lasciare le loro cariche e non potranno assistere alle partite: l'impugnazione della sentenza da parte dei loro legali dovrebbe sospendere l'esecuzione dei provvedimenti.

RISARCIMENTO DANNI

Saranno «liquidati in separata sede», invece, i danni a favore delle parti civili del processo di Calciopoli. E' quanto si afferma nel dispositivo della sentenza.

Viene rimandata al giudice civile dunque la questione del risarcimento danni a favore del ministero dell'Economia e delle Finanze (amministrazione Monopoli di Stato) e del ministero della Politiche Giovanili; del Brescia Calcio; dell'Atalanta Bergamasca Calcio; del Bologna Football club 1909, del Fallimento Salernitana Sport; del Fallimento Victoria 2000 srl; della Federconsumatori Campania; della Federazione italiana Giuoco Calcio (Figc); dell'Unione sportiva Lecce spa. Sono state rigettate le domande di risarcimento danni della parte civile Rai, nonché le domande di risarcimento danni nei confronti dei responsabili civili della Figc e della F.C. Juventus Football club.

09/11/2011 9.09