Zeman, «calcio sempre più business e sempre meno sport»

Alessandro Biancardi

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Zeman, «calcio sempre più business e sempre meno sport»
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ROMA. Zeman ospite domenica sera a 'Che tempo che fa' di Fabio Fazio. Risposte monosillabiche e solito umorismo per l'allenatore che oggi guida il Pescara. Un posacenere poggiato sul bancone con la proposta del conduttore: «se le va di fumare...» L'intervista è stata organizzata in occasione della presentazione di un film su di lui che però l'allenatore boemo non ha visto. E non fa nulla per nasconderlo: «non l'ho visto», ammette, «perchè di solito questi film si fanno dopo quando uno non c'è più».

«Lei parla poco e dice cose lapidarie», commenta Fazio. «Era così anche da bambino?». E Zeman non si smentisce e replica con uno striminzito «sì». Poi aggiunge: «si deve parlare poco ma chiaro. Io parlo per concetti». Da piccolo, racconta una volta sollecitato, era ubbidiente e lo è ancora oggi: «io ubbidisco alle regole che ci sono, ho cercato anche di farle rispettare».  Sul suo tono di voce sempre basso ha ammesso: «non sono mai stato abituato ad urlare. Se uno mi vuole sentire sta un po' attento e ascolta».

Sul fumo e le sigarette che lo accompagnano sempre si è dedicato ampio spazio, ma ha spiegato: «Non fumo al cinema, anche perchè non ci vado più dal 1974 da quando c'è il divieto». Non ricorda l'ultimo film che ha visto in una sala cinematografica «però era bello».

Non fuma all'aeroporto e «dove non si può non fumo». Un vizio iniziato tardi perchè «pensavo che avrei fatto sport. Comune non consiglio di fumare». Da giovane, ha raccontato ancora «ho studiato filosofia ma non ho mai capito cosa volevano dire quei filosofi».  Tra i piaceri della vita mette il calcio e prima di intraprendere questa attività «ho fatto tutto, oggi sono uno dei pochi che fa quello che mi piace». Poi ha ammesso che ama canticchiare ma «nessuno capisce quello che canticchio, metto insieme più canzoni. Da piccolo ero bravo, l'insegnante mi ha messo sul palco». E l'ultima stoccata al fumo: «ho visto tanti bravi cantanti fumare più di me».

Che riforme farebbe al calcio? «non sono riformista», ha replicato. «Il calcio va bene così com'è. Le regole già ci sono e andrebbero rispettate».

Cosa non le piace del calcio? «Il comportamento, oggi è diventato sempre più business e sempre meno sport. Si cerca di fare soldi e ci si rimette sempre». «Noi da giovani», ha continuato, «volevamo vedere i calciatori stoppare la palla adesso i giovani dicono: ''che macchina ha?'', ''con chi esce?'', ''dove esce?''.

Si è passato poi ad analizzare il suo rapporto con Pasquale Casillo, presidente del Foggia: «ho vissuto diverse esperienze con lui», ha detto Zeman. «La prima non è stata tanto eccezionale, erano i tempi della serie C e sono stato esonerato a 7 settimane dall'inizio. Non vuoi firmare? Allora te ne vai subito. Pensava che avessi tradito. Poi sono tornato dopo 3 anni ed è stata tutta un' altra musica. I primi anni sono stati bellissimi. Lui aveva 60 aziende: lui curava aziende e io potevo pensare al calcio. Nell'ultimo anno non avendo aziende curava calcio lui e non siamo andati più d'accordo».

Fazio ha poi parlato dei calciatori spaventati da Zeman perchè lavorano troppo: «Alcuni raccontano di aver pensato di morire sotto ai suoi allenamenti», ha detto Fazio, «allenamenti pazzeschi, lei li fa correre nei boschi, saltare sulle gradinate dello stadio. Oggi ci sono i lab... lei preferisce i boschi».

«Non credo nei lab», ha ammesso Zeman. «Sono andato nelle palestre, a Praga l'inverno è lungo e si passa nelle palestre. Ma calcio non si fa nelle palestre. E' vero che le scale non sono naturali...ma la corsetta fa bene. Anche a Pescara, oggi vivo lì, sul lungomare alle 7 vedo centinaia di persone che corrono. E nessuno li paga». Ma un conto è stare a Pescara sul lungomare e vedere quelli che corrono, ribatte Fazio, e un conto è correre. «Non è mai morto nessuno con la corsa», ha replicato con un sorriso l'allenatore che ha ammesso che oggi non corre più: «ha corso tanto. Ora non più, fino a quando ce la facevo correvo, poi sono andato in bicicletta, ora in macchina».

E' stato poi mostrato un filmato del calciatore Moussa Konè, centrocampista del Foggia insieme a Zeman e oggi con lui al Pescara: «di Zeman conoscevo poco», ha spiegato, «poi quando dalle giovanili dell'Atalanta mi hanno chiamato al Foggia tutti i miei compagni mi prendevano in giro. Dicevano che ero pazzo ad andare da Zeman perchè fa lavorare tanto. E' vero, fa lavorare molto», ha ammesso l'atleta, «ma i risultati si vedono».  «Lui è ancora vivo e sta bene», ha risposto l'allenatore alla fine del filmato. Ma secondo Fazio il Ct una volta gli avrebbe impedito di fare il ramadan: «è stata scelta sua, mai obbligato a fare o non fare».

Ci sono giocatori speciali da tenere d'occhio? «Non voglio fare nomi», ha replicato, «ogni generazione ha i suoi talenti, forse il problema è che non tutti riescono a svilupparlo. Ho visto molti talenti perdersi perchè non erano guidati bene e altri che avevano meno talento ma arrivare ugualmente».

«Vogliamo chiudere la trasmissione con una frase storica?», ha chiesto infine Fazio.

«Di solito si dice arrivederci».  

 24/10/2011 8.04