Zeman: «il sistema è malato, il calcio non è uscito dalle farmacie»

Alessandro Biancardi

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ROMA. All'Espresso: «Totti una risorsa, Mourinho può ancora imparare».

Il calcio italiano non sembra essere ancora uscito dalle farmacie, nulla è cambiato dopo Calciopoli, ma quel che preoccupa di più Zdenek Zeman è che lo sport più popolare «ha perso le sue radici, non ride, non stupisce, tiene lontana l'emozione». Tredici anni dopo la clamorosa intervista in cui accusò il calcio italiano e soprattutto la Juve di doping, il tecnico boemo parla di nuovo all'Espresso con toni meno perentori, ma comunque amari che fanno di lui, come lo definisce L'Espresso, «il più arrabbiato dei mister».

DOPING E CALCIOPOLI

«Spero che il calcio sia uscito dalle farmacie, ma non ne sono convinto - dice Zeman, secondo l'anticipazione del settimanale in edicola domani - Se si trovano dopati in altri sport, non fatico a credere che qualcuno cerchi rimedi artificiali alla propria incapacità. La meritocrazia è uno slogan. Nell'ambiente c'é troppa gente che non c'entra niente».

Quanto a Calciopoli, secondo Zeman «non si è verificata nessuna rivoluzione. Non è cambiato nulla semplicemente perché le infezioni si debellano diversamente. Quelli che hanno sbagliato sono rimasti, salvo rarissime eccezioni, al loro posto. Il sistema è malato. C'é da cambiare, rivoltare e innovare abbandonando il passato che inquina il presente. Però sono felice che la gente mi voglia bene. Mi fermano per strada. Si vede che qualcosa di utile, alla fine, ho seminato».

MOGGI, REAL E BARCA

«Dice che dovrei stare zitto perché non ho vinti nulla? Quel qualcuno non ha spiegato che metodi ha usato per vincere. Non sono vittorie quelle. Rappresentano altro».

Sul futuro: «oggi sono qui (a Pescara n.d.r.). Penso di restare anche domani. Non ho più ambizioni, le soddisfazioni che potevo ottenere le ho già ottenute tutte. Esagero? Ho avuto offerte da Real Madrid e Barcellona e ho declinato l'invito, perché avevo preso un impegno, e dato la mia parola. Rimpianti? Neanche l'ombra. Per me è come esserci stato»

TOTTI

«Se la situazione è caotica, lui non ha colpe. Sono arrivati dirigenti e giocatori nuovi, c'é stato un passaggio di consegne. Totti non è mai un problema. E' una risorsa. Può succedere di rimanere fuori ma anche di interrogarsi su quante altre volte accadrà. Il calcio devono recitarlo quelli in grado di stare sul palco. E Totti è ancora un grandissimo attore. Se poi deve stare fuori per logiche economiche, mi arrendo. Esulano dallo sport, non mi riguardano».

MOURINHO E I SOLDI

«Nel vendere il proprio prodotto è tra i migliori. Gli manca qualche rudimento sul campo. Può ancora impararlo. Se tornerà? Dipenderà dalle condizioni economiche del calcio italiano. Non dubito che per lui si tratti di un dettaglio più che decisivo. Quanto a me. All'inizio dovevo lavorare e i soldi mi servivano per campare. Ora pretendo il giusto per non svendermi. L'andazzo è inquietante. Tra pochi anni, di questo passo, gli allenatori pagheranno le società per allenare».

08/09/2011 16.23