Scudetto'06: Figc chiude caso, scudetto resta all'Inter

Alessandro Biancardi

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ROMA. Consiglio federale dice no alla revoca: Abete: «da Moratti speravo passo indietro».

La Federcalcio chiude il caso Scudetto 2006, che resta dunque definitivamente all'Inter, anche se è pressoché scontato che la delibera votata ieri verrà impugnata dalla Juventus. Il Consiglio federale dice no alla revoca a prescindere. «Anche se ci fosse stato un atto amministrativo la proposta del presidente federale sarebbe stata per la non revoca» spiega Giancarlo Abete. Niente revoca e nemmeno nessuna censura nei confronti dell'Inter, ma solo un rimprovero: «Mi sarei augurato da parte sua la rinuncia alla prescrizione». Tutti compatti, dunque, sulla linea del presidente, almeno per quanto riguarda la parte 'politica''. Qualche dissenso invece sulla parte strettamente "giuridica" dove c'é stato un no e due schede astensioni. Un'ora è durata la relazione politica di Abete e a quanto pare ha convinto tutti. «E' stata votata all'unanimità ed è un passo importante» fa notare Abete. Un po' diversamente è andata invece per la relazione riguardante il parere legale sulla "non competenza" del consiglio federale alla revoca dello scudetto dell'Inter.

L'unico voto contrario è venuto dal rappresentante dell'Assoallenatori, Dante Cudicio, mentre sono usciti dalla sala e dunque non hanno partecipato al voto né Claudio Lotito né il presidente della Lega di serie B Andrea Abodi. «Non ho condiviso l'aspetto procedurale della votazione - spiega Lotito - Il procuratore federale non poteva applicare la prescrizione. Le norme non sono state applicate come dovevano, emerge una violazione del principio di equità, cardine del nostro ordinamento».

Per Abodi «la Federazione aveva la facoltà di decidere in base all'articolo 13.2 dello statuto federale che attribuisce alla Figc il diritto di designare chi ha vinto il campionato, senza dimenticare comunque la sovranità del campo». Durante il consiglio federale "blindato" per il rischio di proteste juventine, che invece non ci sono state (i tifosi bianconeri davanti alla sede della Figc sono stati al massimo una decina) Abete ha difeso l'operato del procuratore federale Stefano Palazzi («l'art. 32 dà piena titolarità al procuratore sulla prescrivibilità dell'illecito. L'attivazione o la non attivazione dell'azione disciplinare è sua esclusiva prerogativa»). Ha inoltre chiarito che «in mancanza di un atto amministrativo non ci poteva essere un'iniziativa di revoca. Ma anche con un atto amministrativo a monte che prevedesse un atto di 'autotutela' la proposta del presidente sarebbe stata comunque per la non revoca. Tutto si può dire fuorché che si sia deciso di non decidere. Nessun atto pilatesco, si è invece deciso di rispettare le regole, da questo dipende la credibilità del sistema. Ci può stare che le norme siano tali da non soddisfare qualcuno. Non credo che il ricorso al tribunale sia la scelta migliore, ma lo rispetterò».

Un messaggio inequivocabile rivolto alla Juventus. E' stata lunga e articolata la relazione di Abete, che è partito da quello che lui considera il momento chiave: e cioé la scelta del doppio designatore nel '99. «'Derogando da un regolamento esistente si decise di privilegiare i sette grandi club di allora, gli altri 31 non vennero considerati nell'iter che portava alla nomina dei designatori. E' un sistema che ha operato per sei anni fino al 2004-2005, proprio l'anno delle intercettazioni. Su questo - ricorda Abete - espressi il mio dissenso politico, dissi che era una forzatura ma rimasi solo».

19/07/2011 7.47