CALCIO

«Guardiola, Seedorf, Ancelotti e l'importanza della gavetta»: la filosofia di Serse Cosmi

Il tecnico umbro a 360°: «andrebbe data maggiore importanza al corso di Coverciano»

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Serse Cosmi

Cosmi

Calcio. «Guardiola, Seedorf, Ancelotti e l'importanza della gavetta»: la filosofia di Serse Cosmi
Il tecnico umbro a 360°: «andrebbe data maggiore importanza al corso di Coverciano»
calcio, pescara, cosmi, allenatori, coverciano, serie b, serie a, seedorf, guardiola, milan
PESCARA. Il concetto espresso è semplice e lineare e non da adito a dubbi. 
La gavetta è importante a qualsiasi livello, per qualsivoglia situazione, soprattutto se il lavoro in questione è il calcio e riguarda le massime categorie: «detesto sentire la frase “era un allenatore in campo”. Da calciatori si vivono tutt'altre situazioni che in panchina. Quando giocavo io ero il meno adatto tra tutti i compagni a fare l'allenatore, eppure ora sono qui». 
Il pensiero di Serse Cosmi pizzicato sull'argomento è chiaro dopo la disfatta del Milan del “baby” Seedorf in Champions League e la continua ricerca anche dei club di Serie A di allenatori giovani e privi a volte anche della minima esperienza. Montella alla Roma prima di approdare a Catania e Firenze e Stramaccioni all'Inter sono soltanto gli ultimi esempi: «ora sono curioso il vedere dell'evolversi della situazione Seedorf. Sono curioso di vedere tutti quelli che quando è arrivato hanno detto che era già allenatore. Ora sono io che lo difendo a spada tratta al di là della profonda stima che provo per lui. Ora chi lo sta criticando ad alta voce sono gli stessi che ora lo stanno accusando e sono gli stessi che avevano denigrato il lavoro di Allegri ed esaltato il suo non lavoro nei primissimi giorni alla guida del Milan». 
«Io considero il mestiere dell'allenatore completamente diverso da quello del calciatore» – va avanti Cosmi – «nessun giocatore è partito dagli esordienti ed il giorno dopo ha giocato in Serie A o in Nazionale. Ha fatto una carriera. Questo vale per ogni situazione ed ogni lavoro. La gavetta per come la vedo io è fondamentale, bisogna mettersi alla prova. Ancelotti ha iniziato da secondo, poi è andato alla Reggiana ed ora ha vinto tutto». 
Tutto è cominciato dall'avvento in panchina di un allenatore giovane come Guardiola al Barcellona: «come Sacchi è stato un evento rivoluzionario e drammatico allo stesso tempo, con tanti allenatori che si sono persi nel seguire il suo calcio, Guardiola lo è stato altrettanto perché molte squadre hanno pensato di poter imitare questo modello senza sapere la storia e la filosofia del Barcellona e di Guardiola». 
«Poi è chiaro che prendere giovani allenatori ha dei vantaggi» – insiste – «intanto costano poco. Andrebbe per me riconsiderato il corso di Coverciano, che ora è diventato una sorta di condono per gli ex giocatori». 
Cosmi di gavetta nei campi polverosi delle categorie inferiori ne ha fatta tanta, tutto il contrario di Devis Mangia, catapultato nel calcio che conta (a Palermo, ndr) giovanissimo e con poca esperienza alle spalle: lui ha lavorato molto nei campionati giovanili ed ha fatto la prima esperienza alla Tritium. I punteggi ma soprattutto la qualità del lavoro l'hanno premiato ed è arrivato a Palermo, dove erano state fatte valutazioni positive su di lui. Adesso si è tuffato nel calcio problematico dove ti viene dato tanto ma anche tolto molto».
Andrea Sacchini

PESCARA. Il concetto espresso è semplice e lineare e non da adito a dubbi. La gavetta è importante a qualsiasi livello, per qualsivoglia situazione, soprattutto se il lavoro in questione è il calcio e riguarda le massime categorie: «detesto sentire la frase “era un allenatore in campo”. Da calciatori si vivono tutt'altre situazioni che in panchina. Quando giocavo io ero il meno adatto tra tutti i compagni a fare l'allenatore, eppure ora sono qui».

Il pensiero di Serse Cosmi pizzicato sull'argomento è chiaro dopo la disfatta del Milan del “baby” Seedorf in Champions League e la continua ricerca anche dei club di Serie A di allenatori giovani e privi a volte anche della minima esperienza. Montella alla Roma prima di approdare a Catania e Firenze e Stramaccioni all'Inter sono soltanto gli ultimi esempi: «ora sono curioso il vedere dell'evolversi della situazione Seedorf. Sono curioso di vedere tutti quelli che quando è arrivato hanno detto che era già allenatore. Ora sono io che lo difendo a spada tratta al di là della profonda stima che provo per lui. Ora chi lo sta criticando ad alta voce sono gli stessi che ora lo stanno accusando e sono gli stessi che avevano denigrato il lavoro di Allegri ed esaltato il suo non lavoro nei primissimi giorni alla guida del Milan». 

«Io considero il mestiere dell'allenatore completamente diverso da quello del calciatore» – va avanti Cosmi – «nessun giocatore è partito dagli esordienti ed il giorno dopo ha giocato in Serie A o in Nazionale. Ha fatto una carriera. Questo vale per ogni situazione ed ogni lavoro. La gavetta per come la vedo io è fondamentale, bisogna mettersi alla prova. Ancelotti ha iniziato da secondo, poi è andato alla Reggiana ed ora ha vinto tutto». Tutto è cominciato dall'avvento in panchina di un allenatore giovane come Guardiola al Barcellona: «come Sacchi è stato un evento rivoluzionario e drammatico allo stesso tempo, con tanti allenatori che si sono persi nel seguire il suo calcio, Guardiola lo è stato altrettanto perché molte squadre hanno pensato di poter imitare questo modello senza sapere la storia e la filosofia del Barcellona e di Guardiola». «Poi è chiaro che prendere giovani allenatori ha dei vantaggi» – insiste – «intanto costano poco. Andrebbe per me riconsiderato il corso di Coverciano, che ora è diventato una sorta di condono per gli ex giocatori». Cosmi di gavetta nei campi polverosi delle categorie inferiori ne ha fatta tanta, tutto il contrario di Devis Mangia, catapultato nel calcio che conta (a Palermo, ndr) giovanissimo e con poca esperienza alle spalle: lui ha lavorato molto nei campionati giovanili ed ha fatto la prima esperienza alla Tritium. I punteggi ma soprattutto la qualità del lavoro l'hanno premiato ed è arrivato a Palermo, dove erano state fatte valutazioni positive su di lui. Adesso si è tuffato nel calcio problematico dove ti viene dato tanto ma anche tolto molto».

Andrea Sacchini