Pallamano. D'Arcangelo vuole superare la crisi: «non iscriversi è un peccato...»

La squadra rischia di sparire ma la società non vuole mollare

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Pallamano. D'Arcangelo vuole superare la crisi: «non iscriversi è un peccato...»




CITTÀ SANT'ANGELO. L’allenatore giocatore della Pallamano Città Sant’Angelo ha raccontato il momento particolarmente difficile della società, che non scalfisce la compattezza di un gruppo sempre più attaccato alla maglia.
Tutti uniti contro la crisi. «Un gruppo meraviglioso, compatto e attaccato alla maglia»: così Nicola D’Arcangelo, allenatore-giocatore della Pallamano Città Sant’Angelo definisce i suoi ragazzi. La prima squadra rischia di non potersi iscrivere al prossimo campionato per i noti problemi economici. Ma in settimana c’è stata una riunione dei giocatori, a ulteriore testimonianza che prima di lasciare la società angolana, i tesserati aspetteranno fino all’ultimo secondo utile (30 giugno).
E’ più difficile lavorare con la prima squadra o con un gruppo di ragazzi? «Sicuramente è più difficile lavorare con i ragazzi perché in prima squadra i giocatori hanno già una tecnica di base più o meno importante, invece con i ragazzi di 10-11 anni devi partire da zero e devi essere anche molto bravo a saper coniugare divertimento e insegnamento dei fondamentali di questo sport, cercando di catturare il più possibile la loro attenzione».
Come stai vivendo, a livello personale, questo periodo di crisi finanziaria della società?«Cerco di viverla serenamente anche se a volte penso che sarebbe davvero un peccato. Negli ultimi anni abbiamo lavorato molto a tutti i livelli e oggi abbiamo una prima squadra che, con il lavoro di tutti, in primis dei ragazzi, riesce a stare tranquillamente nella massima serie senza avere stranieri in rosa, nessun naturalizzato e nessun giocatore italiano di grida... La nostra forza è il gruppo. E negli anni si è consolidato sempre più».
Cosa diresti a un eventuale sponsor per avvicinarlo alla vostra realtà?«Lo inviterei a conoscere la nostra realtà e soprattutto il nostro gruppo. Cercherei di coinvolgerlo il più possibile e lo renderei partecipe di ogni decisione societaria. E poi gli racconterei la nostra storia, cercando di trasmettere passione e orgoglio che ci contraddistinguono».
Qualora la prima squadra non potesse essere iscritta alla prossima A1, come gestirete la stagione a livello di settore giovanile? Quanto cambierebbe nel modo di lavorare e negli obiettivi? «Indipendentemente da quello che accadrà con la prima squadra, i settori giovanili andranno avanti. Obiettivi e motivazioni non cambieranno. Proveremo sempre a migliorarci facendo sport sano sul nostro territorio. Purtroppo la realtà economico-finanziaria del nostro paese non ci consente di essere ottimisti sul discorso prima squadra. Abbiamo fatto una riunione con tutti i nostri ragazzi, che sono stati magnifici nel prometterci che aspetteranno il più possibile prima di trovare sistemazione in altre società. Questo è stato il segnale più bello dell’attaccamento alla maglia che ha questo gruppo».