IL SOGNO SFUMATO

Euro 2012. Italia sconfitta ma Prandelli resta in Nazionale

La finale finita 4 a 0 per gli spagnoli

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Euro 2012. Italia sconfitta ma Prandelli resta in Nazionale
KIEV. Si è sbracciato, ha urlato, ha cercato di incitare tutti, ha dovuto rincorrere gli infortuni per i cambi, si è lasciato andare a una parolaccia sul terzo gol.
E poi quando tutto è finito e la Spagna ha alzato la Coppa, è andato a consolare Mario Balotelli crollato a terra in lacrime. Cesare Prandelli esce sconfitto nella notte di Kiev, e con l'ombra di un addio.
«Ma è stato un Europeo straordinario, arrivare in finale era impensabile», dice a caldissimo, quando Casillas ha appena alzato la Coppa che i suoi azzurri hanno sognato. E annuncia la sua scelta.
«E' tutto scritto, il progetto va avanti: non ci dobbiamo fermare. Ho avuto momenti in cui ho fatto certi pensieri - ammette - Ma il rapporto con la federazione è sempre stato ottimo. Certo, nella mia scelta conta anche la sconfitta, l'impossibilità di lasciare così. Parlerò con Abete. Questo è un progetto affascinante, difficile ma affascinante».
E' sicuro, Prandelli, che stanotte «quando vedremo dall'aereo le luci dello stadio di Kiev, sarà doloroso: ma domani avremo un altro stato d'animo. Si può perdere con dignità».
E comunque promuovere a pieni voti anche la squadra che ha preso quattro gol in finale. «Questa nazionale merita un otto pieno, abbiamo fatto grandissime partite, trovando grandi squadre. Questi ragazzi -ricorda - hanno dimostrato di avere grande spirito di squadra, di voler fare calcio senza dare calci. Abbiamo affrontato momenti non facili, rimanendo uniti. E abbiamo dimostrato che si può perdere con dignità». Per questo, racconta, è andato a consolare Mario Balotelli scoppiato in lacrime sul terreno dell'Olimpiyskiy.

«Gli ho detto che deve accettare le sconfitte, che queste sono esperienze da cui trarre forza per le prossime volte - rivela - Bisogna saperle accettare, è lo sport: tanti giocatori hanno perso, hanno sofferto, e ora tutto è passato». Quanto al suo stato d'animo, «dopo una sconfitta, è scontato: non si accetta mai con serenità. Vuoi vincere, però più passano i minuti, più ti rendi conto che abbiamo fatto cosa straordinaria: abbiamo disputato un grande, grande, grande torneo». Nega, Prandelli, che la sua Italia possa aver sottovalutato la Spagna dopo la bella sfida del primo turno e i successi nella seconda fase.
«Era impossibile pensare di essere piu' forti di quel che eravamo: la verità è che non avevamo energia. Quando provavamo ad attaccarli, non riuscivamo a ripiegare. Non l'abbiamo sottovalutati, eravamo solo stanchi«. La condizione fisica è il filo conduttore dell'analisi tecnica, fermo restando la superiorità dei Campioni del Mondo. «La Spagna era più fresca, e si vedeva», dice Prandelli per spiegare la disfatta. «Contro avversari di questa levatura, devi essere al massimo - prosegue il ct - Noi abbiamo avuto pochissimo tempo per recuperare. E' l'unico rammarico, eravamo tornati venerdì mattina da Varsavia: loro sono un grandissima squadra. Potevamo riaprire la partita a inizio secondo tempo, con Di Natale, ma non ci siamo riusciti. E quando Thiago Motta si è rotto, non c'é stata più partita». Nega, alle domande della stampa straniera, che i complimenti preventivi di Napolitano possano aver appagato o distratto la nazionale: «Ci mancherebbe, non è stato così: leggere la sua lettera è stato un'emozione forte. Ripeto, la differenza da principio l'ha fatta la condizione fisica». Lo stesso motivo per il quale la prima partita contro gli spagnoli è stata un'altra storia: «Quella volta a Danzica avevamo la condizione fisica, ed era quella che serviva». Allarga il discorso, Prandelli: «Come nazionale dobbiamo crescere, per arrivare preparati ad appuntamenti come questi». E, assicura dopo la sconfitta, ancora con lui in panchina.

SPAGNA SUPERIORE
Più forte ma anche più brava dell'Italia, per usare la distinzione cara a Buffon, così la Spagna vince il secondo titolo europeo consecutivo, con un mondiale in mezzo, ed entra di prepotenza nella storia del calcio. Mai a nessuno era riuscito un "triplete" del genere, e al di là del 4-0 finale firmato Silva-Jordi Alba-Torres-Mata raramente si era vista a questo livello una finale con una tale differenza di valori in campo: uno spread pesantissimo, per usare l'immagine simbolo di questo europeo. E' stata dunque una serata di pura sofferenza e impotenza per l'Italia: davanti alla tv, in tribuna allo stadio di Kiev, ma soprattutto in campo. Perché gli azzurri ci hanno anche provato, a raddrizzare la partita che s'era messa subito male con il gol del vantaggio di David Silva: ma più per forza d'inerzia che per convinzione. Un paio di guizzi di Cassano, qualche corpo a corpo di De Rossi: non molto di più, essendo scariche le batterie di tutti. Puntuale è arrivato il raddoppio iberico già sul finire del primo tempo, e la ripresa non ha avuto storia anche perché con le sostituzioni azzurre esaurite, si è infortunato Thiago Motta che ha lasciato i compagni in dieci per mezz'ora abbondante di gioco. Oltre al possesso palla iberico, a mandare fuori giri gli azzurri era la netta superiorità atletica avversaria: un paio di tiri di Cassano respinti da Casillas, una botta di Balotelli alta. Arrivava invece, meritato e quasi ineluttabile, il raddoppio delle furie rosse: al 41' Xavi innescava Jordi Alba che allungava, entrava in area e infilava di sinistro Buffon. Nella ripresa Prandelli tentava la carta Di Natale al posto di Cassano e l'attaccante sfiorava subito il gol di testa su cross di Abate. Era ancora Fabragas però a impensierire Buffon al 2' e un minuto dopo la premiata ditta Fabregas-Silva metteva in subbuglio la difesa azzurra, quasi a ribadire la gerarchia di valori in campo. Venivano anche graziati al 4' gli azzurri, perché su un colpo di testa di Sergio Ramos una mano di Bonucci meritava il rigore.
 Su assist di Montolivo, Di Natale falliva un'occasione unica al 6' (solo davanti a Casillas si faceva ribattere il tiro). Prandelli inseriva allora Thiago Motta, per l'esausto Montolivo. Al 13' un destro di Balotelli provocava più brividi ai tifosi che a Casillas. Così Del Bosque concedeva la passerella ai suoi: fuori David Silva, dentro Pedro Rodriguez, mentre al 16' Thiago Motta si stirava lasciando i compagni in 10. Alla mezz'ora toccava a Torres per Fabregas, e il biondo centravanti si prendeva anche la soddisfazione di andare a realizzare al 39' piazzando di destro sull'uscita di Buffon. E poi di appoggiare a un giocatore dal cognome evocativo, Mata, subentrato a Iniesta, la palla del 4-0. Non ce n'era bisogno, di questi colpi finali: ma dopo le polemiche sul 'biscotto', forse servivano a ribadire che la Spagna gioca sempre al massimo.