CALCIO IN LUTTO

Morte Morosini, il dolore di Zeman tra sigarette e golf

«Dite che sono andato a Roma»

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Zeman con Mancini

Zeman con Mancini

PESCARA. Domenica di silenzio e del dolore di Zdenek Zeman. Lontano da tutto e da tutti e solo con le immancabili sigarette.

Il boemo è ancora scosso per la scomparsa quindici giorni fa (era il 30 marzo) del preparatore dei portieri Franco Mancini (suo giocatore al tempo del Foggia dei miracoli): ecco perché sabato aveva fatto letteralmente perdere le sue tracce dopo la tragedia dell'Adriatico, non riuscendo a reggere ancora una volta microfoni, taccuini e telecamere. Dopo aver fatto credere di essere tornato a Roma come faceva quasi sempre dopo le gare casalinghe del Pescara, Zeman è scomparso per ore, riapparendo domenica mattina intorno alle 9.30 al Circolo del Golf Club di Miglianico dove aveva in programma da giorni un torneo (il Bretagna Tour) di golf a squadre. Un impegno che nonostante tutto ha voluto rispettare proprio per affrontare il dolore. Sabato era riuscito a sviare parenti ed amici, spegnendo il suo telefonino e chiudendo ogni contatto con il mondo. Non prima di aver avvertito telefonicamente ieri sera i dirigenti del circolo sportivo del suo arrivo in mattinata, ma dicendolo chiaramente: «Per tutti sono a Roma, invece vengo sul green».
Zeman si è presentato al Golf Club dove ha trovato la comprensione e la protezione dei titolari e dei soci del club che lo hanno di fatto isolato dal mondo esterno. Una giornata diversa. Una giornata per cercare di controllare il dolore. Ma tutta la città di Pescara ha fatto quadrato attorno al suo allenatore, rispettando il suo dolore e il suo silenzio, comprendendo la difficoltà di un uomo sensibile come lui. Come aveva dichiarato sabato il presidente del Pescara Daniele Sebastiani, per l'uomo Zeman, la morte di Morosini ha rappresentato un nuovo e più grande dolore, una vera mazzata seguita di pochi giorni al dolore per la perdita del suo più fidato collaboratore Franco Mancini. Ieri l'allenatore del Pescara non aveva avuto la forza di recarsi in ospedale, preferendo vivere in solitudine una giornata tragica che non potrà mai dimenticare. Il suo silenzio dice tutto sullo stato d'animo di un uomo che nel calcio da una vita, in meno di tre settimane, si è trovato a vivere due giornate terribili. Ricominciare questa volta sarà ancora più dura.