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Ecco il Rapporto Calcio 2012: il buco nero della gestione

Un defifcit da 2,6 miliardi di euro creato da un business insostenibile

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Ecco il Rapporto Calcio 2012: il buco nero della gestione
ROMA. Una fotografia impietosa che immortala la voragine del calcio italiano, con l'indebitamento della Serie A salito fino a quota 2,6 miliardi di euro nel 2010-2011.

Crescono i debiti, aumentano le perdite e cala soprattutto il valore della produzione. Colpa non solo dei trofei che non arrivano, ma soprattutto di un modello di business non più sostenibile perché basato quasi esclusivamente sugli introiti dei diritti tv, che in serie A rappresentano il 55% dei ricavi di esercizio. A scattare l'inquietante istantanea sul pallone professionistico italiano é il "Report Calcio 2012", presentato nella sede dell'Abi dal centro studi della Figc, Arel e PricewaterhouseCoopers, con numeri inequivocabili: l'indebitamento complessivo della Serie A nel 2010-2011 è salito del 14%, 2,6 miliardi di euro contro i 2,3 miliardi della stagione precedente.
Ma i problemi emersi riguardano anche l’impatto fiscale del calcio e i suoi sistemi di “governance”, il calcio dilettantistico, un rapporto tra gli stadi italiani e il numero di spettatori, oltre ad un benchmark internazionale svolto con la collaborazione della UEFA.
Una serie di dati – relativi alla stagione 2010/2011 - sono emersi da questo studio e trattati nel corso della presentazione dal Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport Piero Gnudi, dal Presidente del CONI Giovanni Petrucci, dal Presidente della FIGC Giancarlo  Abete, dal segretario generale dell’Arel On. Enrico Letta e da Emanuele Grasso in rappresentanza di PricewaterhouseCoopers.
E' di 1 miliardo di euro l'apporto complessivo che il calcio italiano ha dato al fisco nel 2009: l'85% del totale (875 milioni) deriva dal contributo fiscale e previdenziale delle società professionistiche italiane, mentre
i rimanenti 155 milioni di euro sono relativi al gettito erariale derivante dalle scommesse sul calcio; l'indebitamento complessivo della Serie A è, come detto, di 2,6 miliardi di euro, in aumento del 14% rispetto all'anno precedente; la perdita netta prodotta dal calcio professionistico italiano è pari a 428 milioni di euro, in aumento di 80 milioni di euro rispetto alla stagione precedente (+23,2%), solo 19 sui 107 club analizzati hanno riportato un utile (+18%); il numero complessivo di spettatori che ha assistito agli incontri dei campionati professionistici italiani è in calo del 4,4% rispetto alla stagione precedente.
D'altronde il valore della produzione è calato ancora a 2,5 miliardi (-1,2%): un miliardo arriva dai diritti tv della sola Serie A che genera l'82% dei ricavi. La serie B pesa per il 14% (era l'11%) e la Lega Pro il 4% (era il 5%). Il costo della produzione è pari, invece, a 2,9 miliardi di euro, in aumento dell'1,5% rispetto alla stagione precedente. La crisi colpisce anche i presidenti delle squadre di calcio che hanno dato una stretta, timida, ai costi. Nel 2010-2011, infatti, il trend di crescita è rallentato molto se confrontato con il +6,8% registrato nel 2009-2010 il +6,4% del 2008-2009. Sul fronte fiscale, nel 2009, il calcio italiano ha contribuito allo Stato con un miliardo di euro: l'85% (875 milioni) deriva dal contributo fiscale e previdenziale delle società, mentre i rimanenti 155 milioni sono relativi al gettito erariale derivante dalle scommesse. Con lo strapotere delle televisioni, ma anche a causa dello stato in cui si trova l'impiantistica italiana da oltre 20 anni, il numero complessivo dei tifosi allo stadio è calato del 4% a quota 13,3 milioni. E così lo scorso anno gli stadi della serie A sono stati riempiti solo al 56%, e la biglietteria ha pesato solo il 10% del totale del valore della produzione dei club.
Alla luce di questi elementi contenuti nel Report sono scaturite una serie di considerazioni e non sono mancati gli appelli. Come quello promosso dal segretario generale dell’Arel Enrico Letta affinchè si giunga quanto prima alla legge sugli stadi, appello raccolto anche dal Ministro Gnudi: «Ha ragione il mondo dello sport – ha dichiarato - quando dice che la legge sugli stadi è una priorità, anche perché è evidente il costante calo degli spettatori negli impianti italiani. Sono convinto che l'iter per l'approvazione di questa norma vada portato avanti anche per innescare nuovi investimenti da parte dei privati, parliamo di 800 milioni di euro che sarebbero utili anche alla ripresa del paese».
Gnudi ha affrontato anche l’argomento bilancio in rosso e le sue parole sono state chiare: «Il calcio è una grande realtà, ma io faccio il ragioniere e leggo bilanci molto preoccupanti. In altri ambiti, con questi numeri, si parlerebbe di società prossime al fallimento. Il patrimonio netto del calcio sta calando drammaticamente. Di questi rapporti ne abbiamo già visti altri, tutti pensavano che il fallimento del mondo del calcio fosse dietro l'angolo e invece non è successo niente. Oggi però il paese sta attraversando una crisi che sarà ancora lunga, così sarà difficile trovare dei mecenati che  investano nel calcio. Inoltre si corre il rischio di non trovare società in grado di iscriversi ai campionati».
Lo scopo di “Report Calcio”, come ha sottolineato Enrico Letta, «è quello di dare un contributo di riflessione in un momento di crisi» e la Figc  con questo documento – coordinato dal Centro Studi, Sviluppo e Iniziative Speciali di cui è responsabile Michele Uva – lo ha fatto in assoluta trasparenza.
«Il calcio non è solo un’industria – ha dichiarato il presidente della Figc Abete – ma ha una sua dimensione generale che comprende, oltre ai professionisti, anche i dilettanti e i giovani. Report è una fotografia trasparente e oggettiva del mondo del calcio: un dato che ci conforta è l’aumento degli investimenti delle società nei settori giovanili, la crescita dei tesserati, anche di stranieri ed extracomunitari al primo tesseramento che testimonia come alla base del calcio ci siano valori, educazione e integrazione».

RAPPORTO CALCIO 2012