Dario Franchitti si riconferma nel Gp di Long Beach

Alessandro Biancardi

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LONG BEACH. La”Montecarlo del West” col suo sole, le palme, la Queen Mary, perennemente ancorata, la miriade di yacht miliardari, si è lasciata “invadere” da una folla calcolata sulle 165 mila unità.
Negli impianti del colossale Acquarium la stampa risvegliatasi dal torpore invernale e dalle notizie affiorate sin dalla vigilia, ha seguito un rosario di conferenze stampa a volonta'.
La piu' interessante quella della conferma, da parte di Keven Kalkhoven, ex socio di Jerry Forsythe,fondatori della Champcar.
«Paul Tracy»,ha detto Kalhoven,«rappresentera' i nostri colori nella 500 miglia di Indianapolis del 24 maggio prossimo,(e forse aToronto ed Edmonton in Canada se giungeranno gli aiuti finanziari)».
Presente a Long Beach, anche il mitico Mo Nunn, l'ingegnere che aiuto', col team di Chip Ganassi, il bolognese Alessandro Zanardi alla conquista del titolo di Indianapolis, Nunn ha lasciato la Florida ritirandosi con la consorte nei paraggi di San Diego California.

LA CORSA

Una temperatura record, che ha creato una lotteria di gomme “veloci” e regolari ha fatto da cornice alla 35° edizione del Gp di Long Beach.
E' stata la grande giornata californiana dell'italo scozzese: Dario Franchitti. Grinta, scatto, potenza della macchina preparata dall'imbattibile Chip Ganassi, hanno costruito la quinta vittoria, meritata, di Dario che ha dedicato la vittoria alla consorte, l'attrice Ashley Judd per il suo compleanno ed ha fatto un tifo indescrivibile nei pit.
Long Beach ha sorriso, come sempre, da quando vide trionfare nel 1984-85-86 Mario Piedone, in veste Formula uno, che oggi ha gioito per la meritata sesta piazza del nipote Marco.
Al ruggito di Will Power, autore di un avvio strepitoso, Franchitti ha risposto con spunti mozzafiato a lui familiari, capaci di reggere in testa, sino alla fine, tallonato da Power, il veterano Tony Kanaan, il solitario Wheldon, quindi dal baronetto di casa Andretti ed il redivivo Helio Castroneves che ha tentato, senza esito, di far sorridere il burbero benefico patron Roger Penske.
Discutibile il contatto di Ryan Briscoe, pilota di Penske, alla 76° passata ai danni dell'australiano Scott Dixon, mentre surriscaldava le gomme, relegandolo al 15° posto d'arrivo.
Delusione per Briscoe, che sin dalla prima tappa floridiana aveva dato ad intendere di aver posto l'ipoteca al campionato Indy car.
Ma il 13° posto d'arrivo ha contribuito a rendere ancora piu' pesante la battuta d'arresto della gagliarda squadra del Michigan.
La Patrick ritrovatasi tra i primi cinque, grazie ad un rifornimento “sfasato”, festeggia anche l'anniversario della sua prima vittoria, dello scorso anno, sul circuito giapponese di Motegj.
Il team di Carl Haas ha attraversato un'attimo di suspense quando, effettuato il pieno, un ordine errato di scuderia provocava la caduta di un meccanico al pit che veniva ricoverato senza serie consequenze fisiche. Il pilota Graham Rahal, figlio del grande Bobby, ha concluso 12° ma forse Paul Newman, creatore del team non avra' certo sorriso.
La dea bendata ha sbattuto la porta in faccia all'inglese Justin Wilson che, quest'anno e' riuscito a trovare la guida presso la non florida squadra del bravo Dale Coyne, capace,pero', di allestire un team tecnico valido, ed i primi risultati fanno sperare.
Oggi Wilson al 53° degli 86 giri in programma si e' ritrovato in mezzo ad un gruppo di “sbandati” ed ha dovuto abbandonare con la macchina zoppicante. Senza dubbio Justin meriterebbe l'Oscar della sfortuna.

Lino Manocchia - SSNphoto.com 20/04/2009 8.16