Motori. Successo di Scott Dixon ad Indianapolis

Alessandro Biancardi

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INDIANAPOLIS. Scott Dixon, pilota del team Target, dell'italo Americano Chip Ganassi, vince la 92° edizione della 500 miglia di Indianapolis e 2 milioni e mezzo dopo aver dominato dalle prove libere alla qualifica e nella gara ricca di imprevisti e di immancabili botti al muro, che eliminava una dozzina di concorrenti.
L'australiano, che nel 2007 si piazzò secondo, lo si può classificare il miglior pilota della Indycar insieme all'inglese Dan Wheldon che, per alcuni contrattempi al pit, non è riuscito a far di meglio.
La griglia dei 33 partenti presentava 3 vetture dallo stesso telaio, stesso motore e stesse gomme,11 rookie - senza sponsors - sette brasiliani, una venezuelana, quattro ex vincitori, tre donne, due Andretti.
Indy è stata stregata anche questa volta per Michael Andretti il quale contava di vedere sul podio il veterano Tony Kanaan, che al rientro da un rifornimento, spinto all'esterno da Marco Andretti, finiva contro la protezione, e nell'incidente coinvolgeva la simpatica Sarah Fisher. «Questa volta,» affermava un rassegnato Kanaan,«ha fatto una mossa stupida. Deve controllare la sua foga giovanile di vittoria.»
Per il team di Andretti, rimaneva in gara Danica Patrick che, dopo un breve soggiorno tra i primi cinque, arretrava, ed incolpava i meccanici che redarguiva via radio con la solita arrogante, petulante, piagnucolosa voce.
Infine, navigando in decima posizione s'infervorava tanto che all'uscita dal pit, dopo il pieno, tentava di battere Ryan Briscoe ma dal contatto rovinava la sospensione.
Alla super reclamizzata driver rimaneva la ventiduesima piazza, lasciando a bocca asciutta uno dei telecronisti, il quale dopo aver annunciato 300 mila spettatori, malgrado tanti posti vuoti, asseriva che «Indy deve il successo alla presuntuosetta fanciulla dell'Arizona.»
Che dire dei “rookie” oriundi Champ car?
Merita un elogio, per l'ottima corsa e l'undicesimo posto ottenuto, Oriol Servia, con una tenuta di gara coraggiosa, considerato che, al pari degli altri rookie, lo spagnolo ha familiarizzato con l'ovale soltanto un giorno, colpa delle costanti piogge.
Povera la prova del rookie Graham Rahal, figlio dell'asso Bobby, che concludeva al 37mo giro con un colpaccio al muro, frutto di inesperienza.
Sfortunato il risultato dell'inglese Justin Wilson che a 63 giri dalla fine concludeva la sua corsa contro la rete interna, per un errore “dilettantistico”, facendo arrossire la squadra meccanici adusi al podio con il team Newman/Haas (per 106 volte).
Passata la festa si contano i cocci della Indianapolis, colossale monumento di interrogativi.
Restano i pranzi luculliani, le bistecche fritte, offerte per cinque dollari, negli stand della pista, la sfilata delle majorette, una valanga di nuovi attori (illustri sconosciuti).

Lino Manocchia 27/05/2008 8.26