MOTORI. Quelle memorabili annate della Indy

Alessandro Biancardi

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INDIANAPOLIS. Sei nomi di piloti italiani fanno bella mostra sul magnifico trofeo Borg Warner dello speedway di Indianapolis. E sul palmares d'oro del Colosseo d'acciaio si leggono nomi gloriosi ed ineguagliabili di macchine e piloti italiani che sfidarono la sorte, avara ed impietosa nei riguardi di un plotone di audaci, a bordo di vetture, vanto e orgoglio di intere generazioni.
Tutti, ammettevano di essere venuti nella basilica della velocità per vincere, pur sapendo pero' che il catino dalle quattro curve sorelle, ma una diversa dall'altra, richiede una preparazione, una esperienza... lunga 500 miglia, senza eccezioni.
Chi non ricorda, almeno per aver letto, dell'impresa Ferrari a Indy?
Correva l'anno 1952.
Una magnifica “rossa” fiammante col Cavallino impresso sul “naso” otteneva la nona fila di partenza, dietro ad un plotone variopinto di “veterani” dell'ovale, e dopo una decina di giri il “capitano” Alberto Ascari al volante della monoposto tipo 375, aggiornata per l'occasione, s'inseriva tra i primi dieci.
Sin dalla qualifica i tecnici americani si erano meravigliati e congratulati per la magnifica prova, composta da quattro giri.
Ascari -che sia detto tra l'altro- fu il pilota che ispiro' Mario Gabriele Andretti, emigrato dall'Istria, ad abbracciare la massima categoria automobilistica americana, che conquisterà ben presto, vincendo anche la 500 miglia del 1969.
Dopo quaranta dei 200 giri improvvisamente senza segni premonitori, il mozzo della ruota posteriore destra si spezzava e l'auto compiva un'interminabile serie di testa coda alla media di oltre 200 km/h.
Ma “Albertone” non mollò, tenne duro evitando uno di quei contatti che solo a Indy si provano..
L'avventura del Cavallino si concludeva cosi': battuta, ma non vinta.

MASERATI E ALFA ROMEO

La presenza dellle vetture tricolore fu ed e' ricordata con un senso nostalgico
dai “fedeli” i quali, fortunati, ebbero modo di ammirare, applaudire, incitare piu' di una dozzina di Maserati e sei Alfa Romeo che sia pure con piloti yankee, salirono sul mitico podio (1939 e 1940) per due vittorie consecutive del favoloso Wilbur Shaw, con la Maserati 8 CTF, conosciuta come la Boyle Special, 4 cilindri da 1500 cc con turbo. Il catino dell'Indiana e' stata la culla dei migliori piloti italiani come Ascari, Nino Farina, Luigi Villoresi ed Achille Varzi. Grande assente l'immortale Tazio Nuvolari per la morte del figlio.
Tuttavia il mantovano verra' a sbaragliare i migliori assi degli States sulla pista del Long Island dove vinceva di forza la storica Coppa Vanderbild.
Villorese fu il solo europeo a qualificarsi partendo dall'interno della decima fila alla media di 121.250 miglia orarie contro le 126.470 miglia di Cliff Bergere in pole position.
La corsa assumeva una fisionomia fortemente italiana con Villoresi in quinta posizione.
Ma ben presto Villoresi accusava problemi al magnete che lo costringeva ben quattro volte a compiere soste al pit per oltre mezz'ora.
Ma la grinta, il coraggio dell'italiano fece si che in breve la sua Maserati risaliva al nono posto e quindi ottavo superando Bergere il poleman.
In gara sono un'Alfa Romeo e due Maserati.
Villoresi conclude la sua impresa alla media di 100.785 miglia orarie, entrando d'obbligo nel celebre club riservato ai piloti che disputano la corsa ad una media superiore a cento miglia orarie.

ARRIVA ANDY GRANATELLI

Memorabile l'anno 1948. Appaiono ad Indy i tre fratelli Granatelli, con 15 meccanici e una dozzina di aiutanti. Le Alfa Romeo sono soltanto due mentre le Maserati sono quattro e mezzo in quanto Rex Mays, un altro mitico asso delle quattro ruote montava solo il motore Maserati 8 cilindri sulla bianca Bowes Seal Fast.
Johnny Mauro con l'Alfa si qualificava all'esterno della nona fila, insieme a due altre italiane, la Lynch Motor special di Harry McQuenn ed un'altra Maserati 8 cilindri.
Ben presto Andy Granatelli -che detiene anche il record di oltre 250 miglia sulla distesa del Lago Salato di Bonneville- sforna la Special
con la quale strappera' svariati primati ed allori, per giungere nel 1969,
quando con la sua STP Special , schiacciata aerodinamicamente, potente, conquistava la sua 500 miglia, con al volante Mario Andretti.
Uscite di scena le gloriose Maserati e Alfa Romeo, giunse la Ferrari che, purtroppo trascorse poco tempo in suolo americano, come abbiamo accennato allorche' nel 1952 partecipo sfortunatamente con Alberto Ascari.
E' la storia di Indianapolis, la magica, la imprevedibile, ricca che attrae, avvince e respinge impietosamente senza distinzione di colore.
Lo hanno provato assi come Rick Mears, A,J.Foy (quattro volte vincitore), Bobby ed Al Unser, Mario Andretti, Johnny Rutherford, Bill Vukovich, Tom Sneva e poi assi europei come Jackye Stewart, Graham Hill, Jack Brabham, Jim Clark, e tutti son tornati a casa fieri di aver sfidato l'ovale piu' famoso, piu' temuto del mondo che non fa distinzioni al casato, appartenenza, esperienza o coraggio.
E' senza dubbio una esperienza incalcolabile, unica, fatta di velocità, coraggio, applicazione per iscrivere il proprio nome sulla prestigiosa coppa Borg Warner il giorno del Memorial Day.
Un giorno veramente memorabile.

Lino Manocchia 17/05/2008 7.50