Indycar. Kansas City premia il grintoso Dan Wheldon

Alessandro Biancardi

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KANSAS CITY. Molta confusione, i soliti colpi a muro, cari alla Indycar, una guida ardita e decisa di Scott Dixon, ma alla fine e' Dan Wheldon che bissa la vittoria sull'ovale di un miglio e mezzo di Kansas City, battendo di poco Tony Kanaan, aggredito da Dixon che rimonta una mezza dozzina di posizioni senza per altro acciuffare il compagno di scuderia Wheldon che esulta per aver ridato la vittoria a patron Chip Ganassi, a secco da un anno
Dalla quarta posizione, Danica Patrick, vincitrice della tappa di Motegy aveva dato segni di voler compiere un altro exploit, ma anche per lei, domenica non son mancati i contrattempi.
E dopo un paio di sorpassi con Marco Andretti, alla 157ma passata, la vettura di papa' Michael rientrava al box zoppicando con il mozzo della ruota destra posteriore in malora.
Il 19° posto d'arrivo attendeva la superfesteggiata la settimana scorsa.
Oggi Marco Andretti si e' svegliato ed ha fatto sorridere l'imbronciato padre che vedeva le sue macchine arrancare dietro ai delfini di casa
Ganassi.
Il nipote di Piedone si e' permesso anche di superare con piglio, un paio di volte la Patrick piazzandosi meritatamente quinto.
A rendere piu' confusione si e' aggiunta la Duno, lenta in pista ma frettolosa nel pit dove compiva un testa coda per fortuna senza consequenze.
A causa dei rifornimenti sfasati si e' visto in testa, per una diecina di giri Justin Wilson, l'ex champcar che insieme ad un altro quartetto si e' sottoposto al battesimo di fuoco dell'ovale.
Ma, purtroppo, se nella serie che fu l'inglese primeggio' col compagno Graham Rahal, oggi partito 22° con la speranza di almeno finire tra i primi dieci, ha visto realizzata la sua aspirazione.
Justin ha tirato piu' di quanto sperava, ha messo sul tavolo la sua esperienza “stradale” ma ha ben presto realizzato che nell'ovale basta girare a sinistra ed avere un “mezzo” del tipo Ganassi.
Alla fine il nono posto gli e piaciuto... e meritato.
Undicesimo si e' piazzato il volitivo Oriol Servia, seguito da Graham Rahal e da Bruno Junqueira (15°).
E' venuto meno Will Power, come sempre troppo furioso.
Nel tentativo di superare un avversario l'australiano del team “KV”, vincitore del G.P. di Long Beach si schiantava contro il muro rovinando la macchina e cavandosela per il rotto della cuffia.
Peccato poiche', senza finire la corsa del Kansas, Will si trova tuttora sesto in classifica generale.
Dopo la “giostra paesana” la grande Indy attende i concorrenti della 500 miglia di fine maggio.
Intanto i cinque moschettieri della ex Champ car sono completamente al verde con gli “ovali”, anche due settimane di prove, a bordo di una macchina “straniera”, dicono ben poco e risvegliano ricordi poco piacevoli che nessuno desidera vedere.
Dall'alto si cerca di addolcire la situazione affermando che il 2008 e' un anno transitorio (esatto) ma i muretti della Indy scatenata non accettano attenuanti. Dice Will Power:«Certo non si puo' fare un paragone tra gli ovali e gli stradali. E pensandoci su, si prova un bel po' di paura».
Ma, come e' gia' sicuro nel 2009 molte cose cambieranno.
Nota di cronaca. L'italo scozzese Dario Franchitti, sposato con l'attrice Ashley Odd, durante la gara stock di sabato veniva coinvolto in un ammasso di vetture e riportava la frattura di una caviglia, che dicono dovrebbe tener lontano Dario dalle gare almeno due settimane, mentre l'ex iridato Juan Pablo Montoya del team Ganassi, si piazzava secondo nella superspeedway di Talladega.

Lino Manocchia 29/04/2008 8.31