Stadio Adriatico con pochi spettatori... perché?

Alessandro Biancardi

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PESCARA. La squadra non è la stessa arrendevole e priva di carattere dello scorso campionato, i vertici societari sono cambiati, dalla disastrosa gestione di Paterna prima e Pincione poi alla già positiva presidenza Soglia.
Malgrado tutto ciò, le presenze di pubblico allo stadio Adriatico sono piuttosto deludenti. Contro la Salernitana, malgrado una bella giornata di sole, il pubblico contava soltanto 2.104 presenze, compresi i circa 600 abbonati.
La stessa cosa è successa in occasione delle precedenti gare casalinghe con il record positivo di circa 4.500 spettatori, ospiti compresi, di Pescara-Ancona.
Se questi dati venissero paragonati anche all'ultimo anno della serie C1, annata 2002/2003 targata Ivo Iaconi culminata con l'ultima promozione, il confronto sarebbe impietoso. In prima analisi si potrebbe imputare il calo di spettatori soltanto ai risultati, ma non è così... Non tutto infatti è da ricondurre agli scadenti risultati ottenuti in questi ultimi anni.
Come spiegare allora l'apparente calo di interesse dei pescaresi verso la squadra della propria città? Occorre comunque fare una premessa.
Il calo di pubblico colpisce la serie A quanto la serie B e la C. Due settimane fa per Cagliari-Milan il Sant'Elia era affollato da appena diecimila spettatori.
Peggio va in serie B dove la media spettatori si attesta sulle 3.000 presenze.
In serie C, a parte le isole felici di Salernitana e Verona, è difficile raggiungere quota 2.000 spettatori. Chiaro è dunque il segnale che la categoria ed i risultati contano ma fino ad un certo punto.
Una delle cause principali che ha favorito l'abbandono in parte degli stadi è sicuramente rappresentata degli ultimi decreti.
L'obiettivo degli stessi è quello di combattere la violenza negli stadi ma, per quanto si è visto fino ad ora, non hanno fatto altro che allontanare la gente dai campi di gioco. L'idea del biglietto nominale di per se non è sbagliata, ma risulta completamente errata l'applicazione.
Non si possono fare, infatti, file chilometriche per acquistare un biglietto. I punti vendita inoltre, per quanto riguarda le gare casalinghe del delfino, sono troppo poche e sono insufficienti a venire incontro alle esigenze dei tifosi.
Fino a qualche anno fa era abitudine diffusa comprare il biglietto al botteghino dello stadio il giorno della partita, questo in quanto alcuni impianti, in particolare lo stadio Adriatico sprovvisto di copertura per la maggior parte dei settori, sono tutt'altro che confortevoli nei giorni di pioggia.
Per Pescara-Salernitana, in aggiunta alle già ferree regole, è stato addirittura imposto un massimo di vendita di un singolo biglietto a persona.
Le cosiddette aree di prefiltraggio, i tornelli e quant'altro poi non hanno ne diminuito ne tamponato il fenomeno della violenza di alcuni individui. Ad oggi paradossalmente è diventato più difficile far entrare una persona che un razzo sugli spalti.
Vietare le trasferte, inoltre, può risultare talvolta più rischioso di permetterle.
Sabato sera tifosi di Milan e Juventus erano a stretto contatto tra loro ed in diverse occasioni si sono sfiorati attimi di tensione. San Siro malgrado l'altolà del Viminale era gremito di bianconeri. D'altronde era inevitabile data la vicinanza fra Torino e Milano. Il fatto di vietare le trasferte ed adottare i biglietti nominali, quindi, non risolve affatto i problemi ma favorisce piuttosto l'abbandono degli stadi.
Altra questione da non sottovalutare, che assume al contrario una certa centralità, è il vergognoso aumento dei prezzi dei biglietti dello stadio.
Per Taranto-Pescara di circa due mesi fa, un tagliando del settore ospiti costava 16,50 euro così come a Martina Franca. Prezzi assolutamente intollerabili.
Sempre per quanto riguarda il caro-biglietti, anche i match casalinghi rappresentano per alcune famiglie un tabù. Con le tante spese quotidiane alle quali far fronte, difficilmente una famiglia tipo è in grado di trovare 30-40 euro a settimana per assistere ad una partita di calcio. Spesse volte poi, la stessa gara viene disputata in impianti fatiscenti ed in categorie tutt'altro che esaltanti dal punto di vista tecnico. La differenza qualità(bassa)-prezzo(alto) dunque è troppo spropositata.
Il ritorno del grande pubblico allo stadio, in ultima analisi, non può prescindere dal calo del costo dei biglietti, unito naturalmente alla correzione di alcuni decreti che, ad oggi, risultano inefficaci in materia di lotta alla violenza e rappresentano unicamente un deterrente per non recarsi allo stadio.

Andrea Sacchini 04/12/2007