Arrivano gli inglesi nella Atlantic-Champcar

Alessandro Biancardi

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NEW YORK. PrimaDaNoi.it ha intervistato l'ex campione del mondo di F.1 Nigel Mansell ed i suoi “rampolli” Leo e Greg (22 anni il primo e 20 l'altro), in viaggio alla volta degli Stati Uniti, dove nel 2008 gareggeranno nella serie Atlantic, difendendo, ovviamente, i colori inglesi.

Ciao Nigel, cosa ti ha spinto a tornare nel Nuovo Mondo, e questa volta con i tuoi figli?

«Questa è una incredibile opportunità, poter correre in America…Come sai, Leo e Greg hanno partecipato al campionato inglese di Formula 3, ma è fantastico poter guidare i bolidi della Atlantic che hanno rinforzato il motore di cento cavalli, sapere dei due milioni di dollari in palio per il vincitore, e la possibilità di compiere il salto nella Champ car, che, inutile nasconderlo, rappresenta la F.1 delle monoposto americane»

Questa volta, però, tu sarai spettatore. Tuttavia gli sportivi americani ti ricordano per le tue poderose prestazioni.

«Personalmente spero di trovare i vecchi amici e gli sportivi che mi resero più felice dei risultati. L'altro giorno Paul (Newman, ndr) mi ha ripetuto quello che mi disse qualche anno fa: “Torna in America e attraverserai un'altra grande avventura”. Ed e' quello che intendo fare. Questa volta però mi preoccuperò piu di Greg e di Leo che di me»

Già, Leo, cosa prevedi per il tuo debutto americano?

«Sia io che Greg, faremo tutto quanto ci verrà richiesto. Abbiamo provato già la magnifica vettura di Derek Walker, i cento cavalli in più ti spronano, ti rendono più “leggero”, veloce, è piu piacevole guidare anche se è un tantino più “fisical” con i freni e le curve angolate, ma non disprezzabili».

E Greg, la pensa diversamente?
«Lo stile di guida mio e quello di Leo, sono quasi eguali. Ci adattiamo alla vettura in diverso modo, ma in complesso siamo simili. Abbiamo soltanto due diverse personalità. Greg è più socievole, io invece sono più chiuso, ma abbiamo il carattere di nostro padre ed ambedue guardiamo al 2008 con ansia e decisione».

Nigel, in complesso, cosa ne pensi della serie Atlantic e della “madre” Champ car”?

“Io credo sia la “stagione” piu professionale che si possa trovare. La serie, le vetture, i regolamenti, la partenza da fermi, l'inizio del campionato nella magnifica Long Beach, l'aggiunta della gara nel mitico autodromo di Città del Messico, danno l'impressione che si tratti di un campionato internazionale. A questo va aggiunto che i ragazzi hanno corso soltanto 20-30 minuti, qualche volta, di gara di F.3, mentre la Atlantic con i suoi 50 minuti rappresenta una challenge superiore. Il tutto è indubbiamente una magnifica sfida ed una incredibile esperienza. Siamo grati a Dereck Walker per averci scelto dalla grossa rosa di nomi. Ho sempre avuto team di rispetto, questa volta, il mio sogno diventa realtà. Son sicuro che la presenza di Nigel- (come Bobby Rahal col figlio Graham n.d.r)- saranno un particolare di grande rilievo per la serie. I “ragazzi” hanno già provato, e quest'altra settimana proveremo di nuovo. Sin dal primo giro abbiamo considerato….la “merce” umana di immenso valore».

Nigel, nel 1993, quando mettesti in subbuglio l'automobilistico Usa, corresti contro Paul Tracy, allora ventitreenne. Te ne ricordi?

«Fu una corsa memorabile, combattuta, con Tracy esemplare umano di coraggio e grinta. Fu una vittoria meravigliosa ed un dono per il mio compleanno. Ora spero tanto poter dire un giorno, quando sarò relegato dinanzi al camino, con la coperta scozzese sulle ginocchia, “Si era bello, ma i miei figli hanno eguagliato il mio palmares”».
Buon viaggio Nigel, e benvenuto, il medesimo augurio che il cronista ti offrì il giorno del tuo arrivo in America per la prima volta, insieme a Paul Newman e Carl Haas.

Lino Manocchia