Paul Tracy si confessa e punta sul "Queensland"

Alessandro Biancardi

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Paul Tracy  si confessa e punta sul "Queensland"

LAS VEGAS. Paul Tracy , ama le metafore. Allusivo, sfuggente, parla in rima accompagnata da un sempre pronto sorriso timido e talvolta arrogante.
Col suo fisico potrebbe giocare in una squadra di football, ma lui ama la “speed” tanto da essere definito “Speedy Paul”. Ma non se ne duole.
Sotto la scorza della timidezza, Paul è un ragazzo intelligente, dall'occhio sveglio e vanta una carriera carica di continue sorprese.
«Mi chiamo Paul Tracy, sono nato a Scarborough (Ontario), amo la velocita', guido una freccia meccanica chiamata Ron Simms Harley Davidson, un fuoribordo di 15 metri “Marine Scater”, e ultimamente ho acquistato uno Hummer2 poderoso, ma sopratutto guido il bolide della Indeck del mio patron Jerry Forsythe, con la quale, nel 2003, vinsi il primo titolo della serie. Abito nei sobborghi di Las Vegas dove vivo con mia moglie Patty (figlia di italiani) ed i due ragazzi che mi seguono spesso alle gare».
Paul recita d'un fiato i dati anagrafici, poi schiaccia un sorriso timido e risponde alle nostre domande.
Parliamo un po' della situazione in seno al team Indeck Forsythe che nelle ultima gare evidentemente non e' apparsa eccelsa ed il tuo rendimento ha sorpreso un po' tutti.
«Hai ragione», dice Paul,«abbiamo trascorso l'estate perdendo tutto il tempo per ottenere un “set -up” come ai tempi d'oro. E questo ovviamente non e' stato un ottimo quadro della situazione. Ma con l'arrivo dopo Elkart Lake di Tom Brown in veste di direttore tecnico abbiamo compreso che la situazione negativa puo' essere invertita. Intanto abbiamo perso una grande quantita' di tempo a meta' di stagione. Correvamo come ai tempi della vecchia Lola, col naso all'insu e la coda per terra, mentre dovevamo marciare alla maniera della nuova DP01 Panoz».

L'AUSTRALIA E' PROSSIMA

Con l'arrivo di Brown, pensi che la situazione puo' essere considerata “guarita”?
«Abbiamo molta speranza, specie per la corsa australiana del Queensland e poi quella del Messico, la gara conclusiva del campionato Champ car, ma mentre un caso difficile sembra risolto, giunge la notizia del cambio di guardia in seno alla Forsaythe. Il bravo, intelligente, grintoso Oriol Servia verra' sostituito, per le due prossime gare dal giovane messicano David Martinez. Il motivo va ricercato nel fatto molto importante. Nel Messico, bisogna presentare
nello schiereamento , almeno due bravi piloti locali se si vuol attrarre i 2-300 mila spettatori, come nel passato. E' un po'»-prosegue Tracy -«il fenomeno “commerciale” che governa quasi tutte le piste».

Va ricordato che David Martinez, proveniente dalla Atlantic /Champ car, lo scorso anno prese parte al G.P. del Messico, partendo e terminando nono.
Oggi e domani, martedì, sara' a Sebring con il team Forsythe per mettere a punto il bolide in vista dell'Australia.
Paul, ma Servia, per il 2008, tornera' in seno al team?
«Onestamente dobbiamo ammettere che questo importante cambio di guardia non e' stato fatto ad occhi chiusi. Patron Jerry Forsythe aveva assunto il pilota della Catalogna, “gara per gara”, pertanto non si puo' addossare la colpa tutta sul dirigente della Champ car. Aspettiamo il risultato del Messico per giudicare».

Passiamo ad un altro soggetto, che non e' nuovo. Sei sempre del pensiero di voler andare alla Nascar, come il tuo ex compagno di squadra A.J.Allmendinger?
«Al momento il team bianco-azzurro poggia sulla roccia ma io sono leale e non perdo tempo per guardarmi intorno onde scoprire il team dei milioni. I compensi che ricevo sono sostanziosi, e mi rendono felice, soltanto non mi dona il sorriso quello che sta succedendo al momento. Ma io ho detto chiaramente a Jerry e Keven (i due dirigenti la serie n.d.r.) che potranno usarmi come un “promotore della serie” e sono sicuro che se mi daranno il via vedremo il meglio del meglio approdare al porto della Champ car che, malgrado tutte le avversita', puo' essere considerata la Formula uno in America, divenuta serie globale, invidiata dalla rivale Irl, che non puo' fare altro che “girare” negli ovalini nazionali scopiazzando la nostra serie in ripetute situazioni».
Come rispondi alla “voce” dei maligni che ti accusano di “rilassamento e svogliatezza?
«Vuoi dire, quelli che mi considerano finito? Invece, eccomi qua' pronto a rispondere all'appello».
Gia', ci avviciniamo alla fine, come prevedi il campionato 2007?
«Tutti chiedono chi vincera' il titolo, e per tradizione si punta sul team che ha vinto l'ultimo campionato, quindi dovrebbe essere quello di Paul Newman e Carl Haas, che hanno gia' accaparrato tre titoli. Praticamente il francese portera' a casa il quarto titolo prima di passare nella F.1, ma l'esperienza insegna che “non e' finita fintanto che non e' finita”».
L'ottimismo aiuta a vincere?
«Senz'altro».
Accetti facilmente la sconfitta?
«No. L' accetto perche' non ci sono vie di mezzo ed e' irreversibile».
Allora Paul non resta che augurarti un “ritorno di fiamma” e la vittoria nelle due ultime gare dell'anno.
Lino Manocchia SSNphoto.com 24/09/2007 15.33