Di Giacomo a ruota libera: «l'eventuale fallimento è solo colpa di Pincione»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Prosegue il conto alla rovescia riguardo l'iscrizione al prossimo campionato di serie C1 del Pescara. Oggi è previsto il cda di Pescara 70 nel quale, in teoria, si dovrebbe effettuare il versamento dei decimi di capitale della ricapitalizzazione sottoscritta alcuni mesi fa.
Di Giacomo ha già fatto sapere che non verserà la sua quota se Pincione non dovesse farsi da parte: «non ho alcuna intenzione di dare i miei soldi nelle mani di un presidente che ha fatto solo danni e che è riuscito a far pignorare in Lega i soldi destinati al club».
L'imprenditore italo-americano, dal canto suo, torna alla carica confermando la sua intenzione di versare la sua parte valutata in 500mila euro: «verserò sicuramente la mia quota parte per poi ripianare tutti i debiti».
Il cda di oggi, lo ricordiamo, è utile solo per stabilire le maggioranze all'interno di Pescara 70. D'altronde i 500mila euro che dovrebbe versare Pincione non sono affatto sufficienti a coprire tutti i debiti del club. Domani invece si terrà il consiglio di amministrazione della Pescara calcio nella quale, i soci superstiti o i neo-entrati, dovrebbero versare almeno due/tre milioni di euro per consentire al delfino di iscriversi al prossimo campionato di serie C1.

«LA COLPA DI TUTTO È DI PINCIONE»

Nel frattempo si è svolta ieri, nella sua azienda Hextra di Collecorvino, l'attesa conferenza stampa di Claudio Di Giacomo, nella quale l'attuale vicepresidente del Pescara ha chiarito, secondo il suo punto di vista, le intricate vicende societarie del sodalizio di via Mazzarino.
Naturalmente non sono mancati attacchi molto pesanti all'attuale patron Max Pincione: «la colpa di tutto quello che sta succedendo è solo ed esclusivamente di Pincione, che da quando è qui non ha fatto altro che litigare con tutti i soci presenti in società.
Quando Pincione si dimise la prima volta, per rientrare chiese la testa di Pincione. Successivamente tornato dagli Stati Uniti chiese l'estromissione dalla società della dottoressa Damiani, la stessa che pochi giorni prima era volata negli Emirati Arabi per convincerlo a ritornare nel club dopo il suo primo abbandono. Il motivo offerto da Pincione è che la Damiani non era una figura facilmente gestibile. Dopo un paio di giorni litigò con Tavarner trattandolo anche malamente».
«Trascorsa una ulteriore settimana», ha proseguito, «chiese anche la testa di D'Ambrosio con il quale non andava più d'accordo. Passate altre due settimane è entrato in conflitto con Galletti, Miccini e Giammarco. Alla fine di tutto è arrivato anche il mio turno. Sono rimasto più a lungo di tutti perché in tutta questa avventura ho sempre cercato di mediare ogni posizione. Avevo chiaro chi era in realtà Pincione e volevo che questo trasparisse anche all'esterno».

PINCIONE E LA FAVOLA DI BARON E DEL PRINCIPE

Il vicepresidente biancazzurro si sofferma anche sul principe arabo Alsaud e sull'economista inglese Baron: «tramite ricerche personali ho scoperto che il principe esiste e che, naturalmente, è ricchissimo. Se questo principe alzasse il telefono per chiedere una garanzia, il direttore della banca di Pescara, che tra l'altro lo conosce di persona, non esiterebbe a mettergli a disposizione tutto il denaro che chiede. Evidentemente, il principe non è socio di Pincione. A questo punto è chiaro che l'amicizia con il principe è stata solo millantata da Pincione. Stesso discorso per quanto riguarda Baron. Pincione, sicuramente debole di finanza, lo ha tirato in ballo ma subito dopo l'inglese è scomparso».

«FINO AD ORA, ZERO FATTI SOLO CHIACCHIERE»

Pincione è da oltre un mese presidente della Pescara calcio ma, per Di Giacomo, lo stesso non ha mai fatto nulla di concreto per il club: «circa un mese e mezzo fa abbiamo fatto liquidare le quote di Galletti, Miccini e Giammarco per poter dare la possibilità a Pincione di avere la maggioranza. Ha sempre detto di voler gestire da solo la cosa e di voler ripianare tutti i debiti della Pescara calcio. In tutto questo tempo però ha soltanto detto una infinità di bugie, rilasciando al contempo soltanto una infinità di contraddizioni. Non dimentichiamoci, inoltre, che con i suoi modi maleducati ha screditato tutti, tifosi, ex soci e amministrazione comunale. Il Pescara ha bisogno di soldi non delle sue chiacchiere».

L'INGRESSO IN SOCIETÀ

Di Giacomo, dopo molti dubbi sollevati dalla piazza, spiega anche il motivo del suo ingresso nella Pescara calcio: «sono entrato in società insieme alla cordata di Renzetti e D'Ambrosio. In particolare quest'ultimo è il mio notaio e ho voluto intraprendere questa avventura alla quale credevo molto. Il mio ingresso, con una quota pari a circa 100mila euro, è avvenuto in quanto consideravo gli impegni economici alla mia portata visto che in partenza eravamo in tanti. Purtroppo però i problemi sono iniziati sin da subito».

DI GIACOMO E LE SPERANE DI EVITARE IL FALLIMENTO

Gettando uno sguardo al futuro, Di Giacomo è fiducioso perché è ancora possibile evitare il fallimento: «se Pincione non verserà i suoi decimi di capitali, è già pronto un gruppo di imprenditori intenzionato a salvare il Pescara. Se Pincione verserà i 500mila euro, gli stessi serviranno solo per salvare il suo capitale già versato. La riunione di domani (oggi per chi legge, ndr) infatti serve solo a stabilire le maggioranze all'interno di Pescara 70. Il club ha bisogno certamente di molto più di un milione di euro. Se Pincione dimostrerà di poter versare tre milioni di euro, allora sono pronto a cedergli le mie quote gratuitamente per il bene della Pescara calcio».

Andrea Sacchini 29/05/2007