Indianapolis 500: la corsa della rabbia

Alessandro Biancardi

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INDIANAPOLIS. Il lungo, noioso, deprimente mese di maggio, trascorso all'interno del Colosseo
d'acciaio di Indianapolis, sta per concludersi.
Che altro si potrebbe dire delle prove, riprove ed esperimenti compiuti dai 33 piloti che sono riusciti ad issarsi nella griglia di partenza (3 per 3), l'ansia e la rabbia scaturita per quei centesimi di secondo in meno degli sconfitti, il batticuore per il ”Bumping” (far fuori i piu' lenti) e la soddisfazione per il brasiliano poleman Helio Castroneves che a Indy ha già vinto due volte?
Ma quale sarà stata l'emozione di Tony George alla vista del pietoso quadro offerto dal gruppo
di spettatori locali, simili a oscillanti lanterne sparute?
Basta citare la “voce” del grande Dan Gurney, che ad Indy vi ha trascorso gran parte della sua esistenza: «Sono risentito per quello che sta succedendo ad Indy e non mi vergogno a dire di essere stato lontano dall'ovale da molto tempo. Hanno apportato (Tony George n.d.r) tagli dolorosi distruggendo la storia e la tradizione di 70 anni di corse che forse non ritorneranno mai piu'» 
Ma, cosa ci si poteva aspettare se non performances altalenanti, piu' che mai negative per mancanza di “ottima mercanzia?”
Per conferma basta osservare la griglia di partenza dove sette o otto “veterani”, di
tre team (Penske, Ganassi, Andretti) hanno fatto, piazza pulita delle poltrone...d'onore.
Il resto e' materia elementare che si presta alla critica, allo scherno allorche' si leggono
nomi come Phil Gieber, Davey Hamilton, John Herb, Al Unser Jr., reduce dal centro di riabilitazione, o il volenteroso, ma ormai superato, Roberto Moreno, chiamato a sostituire un “ferito” durante le prove, per portare cosi', a 33 il numero dei concorrenti.

NOTA DI COLORE

Michael Andretti, figlio di Mario, patron del team omonimo Andretti/Green, con cinque piloti,
ha ottenuto l'undicesimo posto di partenza. E' questa l'ennesima volta che l'ex pilota di Nazareth
tenta la sorte ad Indy, sempre negativa.
Al suo fianco, Michael avrà il giovane figlio Marco, che nonno “Piedone” vuole nella F.1
ad ogni costo, essendo stato proclamato dalla stampa, “un nuovo Mario”. 
Il connazionale Chip Ganassi, di casa a Indy dove vi ha vinto anche con l'inglese Dan Weldon, capo classifica della serie Irl,(seconda fila di partenza) e' senza dubbio la decalcomania dell'entusiasmo:«specie quando vedi uno o due dei tuoi ragazzi davanti al gruppo. Ma l'interessante e' vederli sotto la bandiera a scacchi, cosa che contiamo di ottenere anche quest'anno. E lo merita».
E' noto che vi sono piloti di sesso femminile come Danika Patrick che due anni or sono, per la solita inversione dei rifornimenti, riusci' a stare in testa per qualche giro, compiendo errori tecnici imperdonabili, che tuttavia, infervorarono la facile stampa yankee creando la Danikamania, normai
in disuso. 
E' giunta dal lontano Venezuela anche la voluttuosa Milka Duno, ”raccomandata” del presidente Ceaser Chavez che sponsorizza la vettura della lenta, ed incerta drivers del momento. E' riapparsa anche la pacioccona Sarah Fisher la quale, disgustata dagli esiti nella Irl, passo' nelle Stock car californiane, da dove e' fuggita, scoraggiata anche qui, dagli scadenti risultati.

LO SPETTACOLO NELLO SPETTACOLO

Sabato, vigilia della corsa, avra' inizio lo spettacolo tanto caro ai cittadini di Indianapolis: la
parata dei piloti su decapottabili, dei carri allegorici e delle simpatiche majorette che
accompagnano i loro flessuosi esercizi lungo le avenue della citta' al ritmo di bande di studenti.
Per due ora, ad Indy non esistera' piu' nulla. Ma intanto nei locali della rimodernata Pagoda
una nidiata di importanti illustri sconosciuti-che dovrebbero rappresentare Hollywood- si
preparano a compiere un giro, anch'essi a bordo di decapottabili salutando gli spettatori.
Gia'perche' Indy vive anche di questi momenti folcloristici che terminano poco prima del via dopo l'immancabile inno regionale “My old Indiana home” (La mia vecchia casa dell'Indiana).
Concluso il bailamme, le macchine si allineano, i piloti ascoltano gli ultimi accorgimenti
dei meccanici: “controllare il consumo, cercare di fare rapidamente e senza incidenti il
rifornimento, seguire le struzioni offerte via radio dallo “Spotter” isso sul tetto dello speedway
il quale segnala la presenza di macchine in sorpasso, o la via
libera per attacchi ecc. (FOTO FUOCO AL PIT 5)
Al pit le cisterne del metanolo verranno controllate attentamente
onde evitare che i soliti bocchettoni difettosi forniscano fiamme e fuoco molto comuni e non si incorra in contraffazioni di miscela, poiche'
gia' in campionato (Irl) un team -Dreyer Reimbold- e' stato pizzicato e punito con 25 mila
dollari per tale infrazione.
Poi, per tre ore e mezza, 250 volte intorno all'ovale di due miglia, dalle quattro curve, l'una
diversa dall'altra, i concorrenti se la vedranno alla media, sul giro, intorno alle 220 miglia.
Chi sapra' guidare per tre quarti di gara salvando la macchina, per scattare a fondo
gli ultimi 70 giri, avra' la chanche di vincere. Questo sulla carta.
Ma Indy ha donato e dona sorprese inimmaginabili.
Lino Manocchia - SSNphoto.com

24/05/2007 9.05