«L'azionariato popolare per salvare il Pescara»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. La proposta è stata lanciata dal gruppo Essequisse (www.essequisse.net), un gruppo di pescaresi residenti al nord, che annovera tra le sue file uno zoccolo duro formato da un'asse molto consolidata Milano-Vicenza, (ma ci sono soci e consiglieri da Pisa, Torino, Bologna…) che forma per la quasi totalità un direttivo molto affiatato. Tra gli svariati soci c'è lo studente, l'operaio, il libero professionista, l'avvocato, tutti accomunati da una passione comune che si chiama Pescara Calcio.
«Le nostre finalità», spiegano i tifosi, «sono chiare: sostenere il caro delfino, divertendoci, organizzando trasferte socio/culturali di un certo
spessore, ove la partita del Pescara sia solo la ciliegina sulla torta di una giornata spensierata».
Ma adesso è il momento dello sfogo: «facciamo mille sacrifici per tenere vivo questo legame, non vogliamo arrenderci all'ineluttabile, alla vergogna di anni di gestione societaria paradilettantistica. ridicoli in tutta Italia».
«Quest'anno abbiamo fatto ridere», continuano i tifosi, «e la faccia l'abbiamo messa noi "emigranti", presi in giro e mortificati, col solo torto di essere pescaresi. In tempi non sospetti e quando ancora non si era al dissesto totale, avevamo proposto l'azionariato popolare per vedere su quanti appassionati veri può contare il Pescara, chiacchieroni a parte, e fondare il Pescara sui pescaresi, con un controllo diretto sulle attività dirigenziali».
«Ma in Abruzzo come gestiscono le società sportive?», si domandano i tifosi. «l'Aquila Rugby retrocede dopo 41 anni in massima serie, la pallanuoto Pescara è alle soglie dell'estinzione, il basket ha visto autoretrocedersi Roseto per guai finanziari, al femminile ha fatto harakiri Chieti per grossi problemi disciplinari ed ora si sta per perdere pure l'ambizioso Siviglia Teramo, nella pallavolo resta praticamente solo Pineto come piazza ai vertici e del calcio sappiamo già la fine che hanno fatto Pescara (in un vergognoso valzer
dirigenziale) e Giulianova, retrocessi con largo anticipo, e delle difficoltà in cui versano Teramo, Lanciano, Pro Vasto e Celano, dopo la scomparsa dal professionismo di Chieti, l'Aquila e Casteldisangro».
Una vera debacle che per i tifosi lontani dall'Abruzzo «nasce soprattutto da grossi limiti organizzativi. Non riusciamo a credere che in tutto l'Abruzzo non sia possibile reperire almeno una decina di dirigenti professionalmente preparati e dinamici, ma soprattutto realmente al servizio del loro datore di lavoro».

10/05/2007 9.14


LA VIGNETTA DI GIO