MOTORI. I miei primi 40 anni di pellegrinaggio ad Indianapolis

Alessandro Biancardi

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INDIANAPOLIS. Il Colosseo d'acciaio ha spalancato il portale ai concorrenti della 500 miglia dell'Indiana 91° edizione.
Indianapolis, ovvero gara di sogno, folklore, pubblicità e non semplice avvenimento tecnico.
E' l'anacronismo delle sue regole a fare della mitica corsa, una manifestazione a sè stante, che vive in modo diverso.
Per il cronista questo è il 40° anno di pellegrinaggio a Indy.



E sono tanti...
Ad Indy le prove ufficiali sono due ma solo nella prima si conquistano le sette file iniziali dello schieramento.
Chi ottiene il tempo nella seconda sessione, andando, mettiamo, più velocemente di tutti gli altri, potrà avere, come unica soddisfazione, un posto dalla ottava fila in poi.
C'e' poi da considerare che la qualifica riguarda la monoposto e non il pilota. Siamo quindi dalla parte diametralmente opposta di quanto succede nelle altre corse.
«Vincere ad Indy è come farsi la pensione per tutta la vita». Con queste parole Emerson Fittipaldi, due volte campione del mondo di Formula 1 e due volte campione ad Indy, ha descritto la 500 Miglia di Indianapolis, la corsa più famosa del mondo, quella con maggior fascino, la più antica (nata nel 1911) e quella con il più alto montepremi.
Il nostro Teo Fabi aggiunge:«Indianapolis ha un valore inestimabile, non soltanto finanziario e reclamistico ma anche psicologico: è un balsamo capace di far dimenticare ore, giornate, mesi di snervante lavoro, attesa e disagi».
Il pilota milanese nel 1999, sfiorò la vittoria con la vettura del patron Jerry Forsythe e soltanto un maledetto bocchettone difettoso gli tolse la gioia del successo mentre guidava la muta rombante.
Nel 1969, al volante di un muletto, l'italo americano Mario Andretti strappò la vittoria, preceduta da due titoli nazionali.
Attratti dalla speedway, anche diversi assi della Formula 1 che fecero la loro apparizione
il giorno del Memorial Day, a fine maggio: Jackie Stewart, Jimmy Clark, Graham Hill ed ultimo Nigel Mansel scrissero pagine memorabili.




LA WOODSTOCK MOTORISTICA

Nel 1911 ebbe luogo la prima corsa con quarantasei vetture al via, organizzata da Tony Hulman e vinta, in sei ore, da Ray Harroun su Marmon Wasp, alla media di 74.59 miglia. La pista, costruita con 3 milioni di mattoni rossi, col tempo venne sostituita dall'asfalto per motivi di sicurezza e fornita di ampie tribune capaci di accogliere sino a 200 mila spettatori.
Scomparso Tony Hulman, il nipote Anton “Tony”George, e la opulenta madre Maria, diedero il via ad una nuova serie, (IRL) sempre su piste ovali e la Indy 500 compie 91 anni.
Nel passato alla manifestazione di maggio hanno preso parte il non plus ultra dell'automobilismo americano e diversi “stranieri”, capaci di scrivere pagine d'oro nel palmares dello speedway:Andretti, Foyt, Rutherford, gli Unser, Rahal, Mears, Fittipaldi, Lujendyck e tanti altri, compresi diversi piloti della Champ car, rivale della serie di Tony George.




Quest'anno, pero' Sebastian Bourdais e compagni saranno assenti visto e considerato che l'invito e' stato rivolto all'ultima ora e quindi impossibilitati a preparare uomini e mezzi, diversi dalle nuove macchine varate quest'anno.
E' stato questo un bel colpo al mento dell'organizzazione che ogni anno di piu' perde mordente ed interesse.
Dal canto suo Tony George ha recuperato concorrenti un tantino stantii affiancandoli a Roger Pensky, Michael Andretti, A.J Foyt Bobby Rahal, Chip Ganassi, Tony George che hanno iscritto 5 piloti ciascuno.
Le macchine cominciano la corsa attraverso una partenza lanciata che avviene su undici file di tre macchine ciascuna.
I primi 21 che si qualificheranno, e molto facilmente avranno le prime file, appartengono ai suddetti patron, ( Franchitti, Wheldon, Marco Andretti, Castroneves, Hornish, Meira, Carpenter, Kanaan, Rice, Dixon, Scheckter ecc) gli altri mangeranno la polvere, ma non sappiamo per quanto tempo.
Chi vincera'?
Il pronostico parla dell'inglese Dan Wheldon ed a ragione.Ma Dixon, Franchitti, Castroneves non staranno alla finestra ad osservare.

Lino Manocchia - SSNphoto.com

07/05/2007 11.09