Nascar. Il difficile momento di A.J. Allmendinger

Alessandro Biancardi

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NEW YORK. Anthony James Allmendinger, quando 25 anni fa nacque a San Jose', fu battezzato così, dal padre pilota, per tener vivo il nome del grande asso A. J. Foyt, che ha celebrato 50 anni di attivita' tra le quattro ruote.
La breve vita del californiano e' stata sino ad oggi una strana montagna russa con momenti eccitanti ed altri deprimenti.
Papa' Greg accusa la gioventu', ma in realta' sono i dollari a travisare lo sguardo ed il pensiero di A.J. che due anni fa stava percorrendo una via facile, vittoriosa, acclamata, invidiata.
La sua storia ha inizio con la bicicletta, quindi il karting, poi la Barber Racing School, che costrinse i
genitori a cercare un prestito per aiutare la carriera del focoso A.J. che nel 2003 vinse il campionato Atlantic 2, nel 2004 supero' l'esame nella Champ car World Series, piazzandosi come
rookie of the year.
Durante il 2005 arrivo' sei volte tra i primi cinque col team Rusport dell'italo americano Carl Russo che allesti' una squadra superlativa col piccolo californiano.
Ma a pochi mesi dall'inizio del campionato A.J. d'un colpo è stato licenziato licenziato dall'eccentrico ricco Russo, che da allora ha abbandonato le corse.
Disperato ed abbattuto, A.J., che aveva chiesto di sposare Lynne Kushirenko, ex Playmate, ha ricevuto una telefonata da Jerry Forsythe, uno dei tre creatori della Champ car, il quale gli ha proposto di guidare per due corse la sua macchina..
E così cinque giorni dopo Allmendinger ha vinto la prima corsa a Portland per la Indeck, quindi ha ottenuto il G.P.di Cleveland, ha portato a casa il G.P. di Toronto, togliendo la supremazia a Sebastian Bourdais, e poi la Road America , togliendo a Bourdais la chance di vincere il secondo titolo
pima del tempo.
Per tutto l'anno Allmendinger aveva corso sponsorizzato dalla Red Bull, che molti definiscono «la rovina della carriera del ragazzo di S. Jose'».
E quando uno scaltro manager europeo è riuscito a convincere la ricca ditta di bevande per i piloti che la Nascar avrebbe portato gloria e ricchezza a tutti, l'eccitato driver ha annunciato che nel 2007 sarebbe passato nella serie stock rifiutando 3 milioni e mezzo di dollari offerti da Forsythe oltre ai bonus.
A complicare ancor piu' la situazione, la Red Bull ha ingaggiato la novellina (nella Nascar) Toyota che, ancora oggi fa acqua dappertutto.

DISTRUTTO DALLA NASCAR

Lee Whire, direttore della Toyota nella Nascar, con tutta franchezza ci spiega la situazione.
«Onestamente debbo ammettere che Allmendinger fa fatica negli ovali. Il pilota sta iniziando la scalata ad una montagna colossale, senza allenamenti e preparativi e senza mai ancora aver provato a lottare con 20 -30 dei migliori assi delle stock».
Ma la Red Bull, avra' pazienza di fronte alle deficienze professionali?
«La ditta e' intenzionata a sfondare nella Nascar. Non si preoccupa del rovescio di posizione commerciale con le concorrenti ed intende tenersi Allmendinger, ma da come la Nascar mescola le carte, la cosa appare molto difficile».
«Non dimentichiamo che dopo Daytona la serie si e' presentata in California, e A.J. non si e' qualificato. A Las Vegas e' stato nel box ad ammiccare i big fare piazza pulita dei rookie. E' venuta meno anche Atlanta dove il motore della Toyota ha ceduto l'anima prima ancora di qualificarsi. Che dire di Bristol (Tennesee) quando il ragazzo graffio' tre volte il muro durante le prove, qualificandosi 43 su 43 e dopo un centinaio di giri, la Toyota di A.J, si sfascio' contro la protezione».
«Sono sicuro che tra 5-6 anni, dopo varie prove, riusciro' a sfondare come hanno fatto tanti altri», dice sicuro A.J. «mentre io son salito sulla macchina una dozzina di volte soltanto.Con le monoposto io ero un asso, qui sono un rookie o meglio un principiante. Mi ci vedete nei panni di Jimmie Johnson (un campione tra i campioni n.d.r)?».
Dunque A.J. i milioni ed il titolo ti attendono?
«Certo che i successi passati non si possono cancellare, quando ero nella Champ car le cose filavano meglio, avevo amici e tutti mi conoscevano, mentre qui, chi sono io?»

Lino Manocchia SSNphoto.com 03/05/2007