Champ car. Giacomo Ricci alla conquista dell’America

Alessandro Biancardi

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LONG BEACH. Sono 30 i contendenti al titolo della serie Atlantic.
Un nome appropriato che raccoglie il meglio delle quattro ruote mondiali di “Serie B”, lottano col cuore in mano, i rookie e gli “anziani” i quali, è ovvio, hanno al loro fianco maggiore esperienza e conoscenza per aver già partecipato al campionato del 2006, vinto, come noto, dal francese Simon Pagenaud, il quale allo scadere delle corse, incassato i due milioni di dollari che i dirigenti Jerry Forsythe e Kevin Kalkhoven
hanno messo in palio e che premia il neo campione, ora lotta a fianco dell'australiano Will Power.
Si è sempre detto che la “Atlantic” è il trampolino di lancio verso la serie maggiore: la Champ car, dove, anche quest'anno, sono approdati diversi nuovi nomi europei pronti a sostenere le non facili 16 tappe intorno al globo.
Ed i piloti partecipanti al campionato Atlantic sanno bene tutto questo, pertanto, ogni corsa per ciascuno di essi rappresenta un probabile passo verso le alte sfere.
Sono 3O, abbiamo accennato e sono tanti, specie per una partenza da fermi come e' avvenuto, senza incidenti, a Long Beach.
Tra questi anche un italiano, piemontese di Boveno, figlio di un professionista, che ha nelle vene sangue “corsaiolo”.
Si chiama Giacomo Ricci, quel Ricci che allo scadere del 2006 sostenne la prova prima col team Forsythe quindi approdo' nella “Conquest Racing” del dinamico Eric Backelart, lieto di aver “captato” il veloce Giacomo nel suo team accoppiandolo con l'americano
Matt Lee.
Giacomo Ricci si vanta del titolo Europeo F.3000 nel 2006, e per giungere ai giorni d'oggi, a Las Vegas dopo aver supportato e preoccupato a correggere un inconveniente meccanico (il serbatoio difettoso), transitando per un po'nella ventesima piazza, (si qualificava sesto) concludendo onorevolmente nella medesima posizione dopo 1 ora di gara sostenuta, vinta, ovviamente dal veterano Matos, risultato che pone Ricci al nono gradino nella classifica generale.
Matt Lee (secondo nella serie BMW Usa 2006) concludeva undicesimo ed attualmente 12° in classifica .
Se chiedete ad un “navigato” pilota... che le ha viste tutte, come considera il risultato di Giacomo a Long beach, vi sentirete dire:«Con una mezza dozzina di questi piazzamenti si puo' vincere il titolo».
Ed e' appunto quanto ripetiamo al figlio del dott. Gianfranco Ricci, ovviamente ansioso di
salire meritatamente sul podio.
A Giacomo Ricci, (pronto a partire per Houston), abbiamo chiesto di illustrarci, rapidamente, il quadro da lui visto a Long Beach furi e dentro la pista.
«E' fantastico, credimi, correre in mezzo ad una selva di grattacieli e due file compatte di folla. In America c'e' una sessione obbligatoria-quanto le prove di qualifica- durante la quale si firmano gli autografi ai fans che pagano il biglietto e meritano un po' di comprensione. Tra i piloti manca un po' dello spirito di gruppo che esiste nei team europei. A cena ognuno ha il suo entourage, mentre durante il giorno tutti sono preoccupati a prepararsi. Spesso vado a cena col francese Frank Perera' –che proviene dalla GP2.- Comunque l'America ha tanto da offrire che allevia l'eventuale mancanza di gruppo». 
Come prevedi la terza tappa di campionato al Reliant Park
di Houston, corsa, che verrà trasmessa in diretta, dove tu hai sostenuto un paio di prove fuori stagione?
«Speriamo che il risultato si veda gia' da domenica a Houston, visto che ormai ho quasi preso le misure dei muretti che ti passano a 50 cm dal casco. Questi tipi di gare hanno bisogno di grande concentrazione ed appunto l'esperienza ha un valore eccezionale. Ce la mettero' tutta, come
Sempre».
Patron Backelart si dice soddisfatto del risultato e dell'andamento... delle “azioni italo-americane.” «Non si puo' pretendere piu' di tanto. Le macchine sono nuove e vanno tarate, i ragazzi sono entrati in un mondo molto diverso,adattandosi prontamente. A Long Beach, bellissima pista nella quale ci si trova facilmente nei guai, sia Giacomo che Lee hanno sostenuto una gara ammirevole. Purtroppo il nostro team non puo' affiancarsi a quello dei “Big” (milioni che follia!), ma in quanto a volonta di
vincere, grinta, e concentrazione, ne abbiamo da vendere. Se Giacomo e Lee guideranno usando la testa...il risultato non manchera'».
Con un giudizio come questo, a Giacomo e Lee non resta che scendere in campo come i gladiatori romani. Pardon… piemontesi/californiani.

Lino Manocchia 20/04/2007 11.53