Pescara calcio: le polemiche non finiscono mai

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Il Pescara è tornato, come da programma, ad allenarsi allo stadio Adriatico due giorni dopo la sconfitta tutto sommato immeritata colta sul campo del Verona.
La squadra ha certamente giocato sottoritmo, largamente al di sotto delle ultime prestazioni a cui erano stati abituati i sostenitori biancazzurri, ma qualcosa di positivo comunque c'è stato.
Innanzitutto gli scaligeri non hanno mai avuto in mano il pieno possesso del gioco e malgrado le due reti realizzate, il Verona al di la di un palo non è ma parso particolarmente pericoloso.
Da sottolineare inoltre la reazione dei ragazzi di De Rosa e Vivarini che, subito dopo il momentaneo vantaggio dei gialloblù, hanno subito trovato il pari.
Poi Gonnella ha commesso la grave ingenuità che ha portato al 2-1 finale ma, a bocce ferme, l'1-1 sarebbe stato certamente il risultato più giusto.
Dunque non bisogna essere troppo critici e disfattisti nei confronti di una squadra che in sei gare ha riaperto il discorso salvezza che, solo un mese e mezzo fa, sembrava un sogno irraggiungibile.
Sabato all'Adriatico arriva il Modena, lì sì che sarà una gara decisiva. Il Pescara paga un girone d'andata fermo al palo, pertanto già lottare alla pari con le altre pretendenti alla permanenza in serie B è già un mezzo miracolo. Detto questo, la sconfitta con il Verona ci può stare e non si deve assolutamente far drammi in quanto, prima o poi, qualche punto bisognava pure lasciarlo per strada...

Nel frattempo, continuano senza soluzione di continuità le beghe all'interno della società Pescara 70. Nella giornata di ieri si è assistito alla rottura inaspettata del silenzio stampa da parte di Renzetti che ha tirato in ballo Pincione e gli altri soci della Pescara 70, accusandoli di aver già deciso i quadri futuri della società adriatica prima ancora della convocazione il 7 o 8 marzo del cda. A sua volta anche lo stesso Pincione, tirato in ballo da Renzetti, ha infranto il silenzio stampa dei dirigenti.

LE PAROLE DI ANGELO RENZETTI

«Ho rotto il silenzio stampa per dire alcune cose. Innanzitutto posso dire che da quando sono qui, i giornali hanno detto tante cose non vere, a partire dall'incontro con i tifosi che doveva avvenire questo pomeriggio (ieri per chi legge, ndr) che, come sapete, non c'è stato. Questo, ad ogni modo, è un silenzio stampa forzato deciso a mia insaputa e senza il mio beneplacito. Quando ero venuto a Pescara credevo di avere acquistato un sogno, ora sembra di trovarsi immerso in un incubo. E' vero che vorrei essere presidente ma non necessariamente a tutti i costi. Non accetto che ogni mia parola venga strumentalizzata. La realtà è che oramai esiste già una pseudo-maggioranza prima ancora che si tenga il cda della Pescara 70. Desidero solo la trasparenza, quella che non c'è stata con Paterna con cui ho fatto una battaglia personale lunga e dura per arrivare alla cessione. Quest'ultimo, non sono l'unico a dirlo, con molta difficoltà ha mollato l'osso. In ogni caso resterò azionista anche in questa situazione che, lo ripeto per l'ennesima volta, non mi piace per nulla».

LA REPLICA DI MAX PINCIONE

«Sono rimasto molto deluso da questa uscita pubblica di Angelo. Tutti dovrebbero rispettare le regole lui compreso. Abbiamo deciso a maggioranza per il silenzio stampa. Renzetti non era d'accordo ma a decidere è sempre la maggioranza dei soci. Deve capire che nella Pescara 70 non è solo e deve ascoltare il parere di tutti. Ad ogni modo il posto in società certamente c'è anche per Renzetti come per il resto dei nostri partner. Non esiste, comunque, la possibilità che lui guidi da solo la macchina Pescara calcio. Lui dice che lo stiamo tagliando fuori invece io dico che Renzetti stesso si sta auto-eliminando. Poi un'altra cosa che mi sta dando fastidio è il fatto che lui parla sempre con gli organi di stampa e movimenta i tifosi invece di parlare a quattrocchi con i componenti della Pescara 70. La settimana scorsa c'è stata la possibilità concreta, invece si è alzato dal tavolo e ci ha lasciato all'improvviso».

Andrea Sacchini 06/03/2007