A.J.Allmendinger, il "Mister Nessuno" delle Stock car

Alessandro Biancardi

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A.J.Allmendinger, il "Mister Nessuno" delle Stock car
NEW YORK. A.J.Allmendinger è il giovane pilota californiano che Carl Russo, patron del noto team Rusport, agli inizi del 2005 riuscì a pescare dal folto gruppo di candidati al successo.
Ma le cose non andarono troppo bene. In seno alla Rusport “lavorava” il pilota inglese Justin Wilson, maturo, esperto, veloce. Ed il soggiorno di A.J. nel team non duro' a lungo.
Da un lato Carl Russo, capo deciso e sicuro, dall'altro A.J. giovane impaziente di arrivare.
La scintilla scoccò sul californiano che rimase sul lastrico, senza lavoro. Fu il buon senso e visione di uno dei dirigenti la serie Champ car, Jerry Forsythe a salvare il salvabile assumendo A.J. e affidandolo alle cure di un provetto ingegnere, Neil Mickelwright, che in breve presento' il «futuro numero uno della Champ car».
In breve, un po' per
rabbia, un po' per decisione, A.J. diede il via a quattro vittorie consecutive tanto da lasciar di stucco lo stesso campione, il francese Sebastian Bourdais.
Il campionato 2006 stava per scadere quando un colpo di scena si abbatte' sul “clan” di Allmendinger, che aveva deciso di passare a nozze con una ragazza canadese e fissare dimora a Toronto.
Intanto dall'Europa era giunto un manager di piloti il quale propose ad A.J.di abbandonare la Champ car per passare nella «gloriosa, ricca, acclamata serie stock: Nascar, dove lo attendeva un sacco di dollari della Red Bull».
Immaginate il dispiacere di Jerry Forshythe.
Da buon papa' descrisse al furioso giovane i pro e contro di questo tanto decantato passaggio di categoria.
«Sì, forse troverai qualche dollaro in piu', ma entrerai nella serie come un Mister Nessuno», spiego' il magnate che aveva offerto anche qualche migliaio di dollari in piu' del normale.
Ma l'ingordigia, evidentemente, abbagliò manager e pilota che fecero le valigie, salutarono qualche amico, lasciando alle spalle la chanche di vincere un titolo nazionale.
Il californiano però aveva fatto i conti senza l'oste, ignorando che per essere accettati nella serie Nascar «bisogna essere uno di loro», altrimenti si resta sempre un'illustre sconosciuto, un ”Mister Nessuno”.
A questo aggiungiamo che guidare vetture stock su ovali, cinti da muretti pericolosi è tutto un altro discorso e spesso, l'esperienza acquisita sugli “stradali” o “cittadini” svanisce di fronte ai risucchi e alle pericolose turbolenze che si sviluppano in pista.

Colossale errore sportivo

Scoraggiato? Pentito? Abbiamo chiesto ad Allmendinger che per la quarta volta consecutiva non solo non e' riuscito a piazzarsi tra i primi dieci, ma addirittura non si e mai qualificato.
«A malapena», risponde A.J.«certo che fallire una corsa come questa (la 500 miglia della California n.d.r) mi brucia, ma mi spinge a fare meglio nel futuro. Io continuerò nell'intento, aiutato dal team che sa i segreti di questa categoria».

Ma la pazienza come la mettiamo?
«Tu mi conosci, sono un pilota ricco di abilita'di andar forte, ma questo è un nuovo mondo.Mi sto avvicinando lentamente ma con decisione e presto mi vedrete tra i primi».

Ma la pazienza?
«Mia moglie dice sempre che io voglio tutto a portata di mano.Non sono un pilota paziente, ma le stock ti fanno diventare paziente. Io voglio vincere, voglio che tutti mi rispettino per quel che valgo».

Ma la grande maggioranza ammette che questa non è la categoria adatta al tuo stile di guida, quella guida che fece strabuzzare migliaia di spettatori.
«Sì, capisco che la mia guida nella Champ car è stata superlativa, e spesso provo disappunto vedendo gli stockisti girare (sempre a sinistra n.d.r.), mentre io sono ai bordi pista, ad osservare i “chrash” contro il muro o le ammucchiate, dal fumo e spesso le fiamme».

Jerry Forsythe ebbe a dirti che tu stavi compiendo il piu' colossale errore sportivo, abbagliato dal luccichio dei dollari verdi, e che prima o poi ti pentirai.
«Provo disappunto verso me stesso e sento tutta la pressione sulle mie spalle, ma mi ripeto sempre:pazienza, pazienza. Quel giorno verrà pur sapendo che tra la Champ car e la Nascar ci sono un milione di chilometri di distanza.

Intanto tra 2 settimane, a Las Vegas sul difficile ovale A.J. tenterà il suo sesto schieramento, sperando che la sfortuna abbia abbandonato la preda.
Quel giorno è giunto anche per Juan Montoya, il quale malgrado la somma protezione e attenzione di patron Chip Ganassi, per un ex ottimo pilota di F.1, i risultati ottenuti sino ad oggi, sono deplorevoli, mentre… i muretti sorridono beati.
Ma come reagire all'ingordigia che oscura la mente e la visione di diversi piloti, come Gilles Villeneuve il quale, rimasto anch'egli disoccupato, si dedica “part time” agli spettacoli teatrali, con la chitarra, mentre tratta il suo arrivo nelle stock car, che potrebbe essere anche domani?

Lino Manocchia SSNphoto.com

01/03/2007 8.33