Marco Rigoni, ex bianconero:«con la Juventus non abbiamo nulla da perdere...»

Alessandro Biancardi

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PESCARA: Marco Rigoni, classe 1980, ha vestito la casacca bianconera per ben sei stagioni. Il centrocampista ha fatto il suo esordio in serie A il 17 Gennaio 1999 in occasione della gara Venezia-Juventus. Per questo motivo l'ex di turno (l'altro è Luci) è davvero motivatissimo a far bene davanti il suo ex pubblico. Nonostante Rigoni sia un elemento molto tecnico è bravissimo anche in fase di copertura. Questa duplice caratteristica dell'ex giocatore di Ternana e Triestina lo ha reso un elemento indispensabile allo scacchiere di mister Aldo Ammazzalorso. Non è da sottovalutare inoltre la sua grande adattabilità ad ogni modulo di gioco. Rigoni puo ricoprire senza difficoltà il ruolo di esterno in un centrocampo a quattro o a cinque.

Per la prima volta affronti la Juventus, la tua ex squadra...
«Sì, sono stato parecchi anni a Torino. Ho vestito la maglia bianconera dal 1996 al 2002, poi sono andato a Trieste dove sono rimasto fino al Gennaio dello scorso campionato. Ho fatto il mio esordio in serie A il 17 Gennaio del 1999 in occasione della gara Venezia-Juventus terminata 1-1. Ho avuto la fortuna di giocare insieme a Dechamps per un periodo. Come giocatore era davvero fortissimo ed è anche bravo come allenatore. E' stato ingaggiato dalla Juventus perchè conosce alla perfezione l'ambiente bianconero, sa come bisogna comportarsi e sa come devono andare le cose in seno alla società Juve. Penso che i dirigenti, ingaggiandolo, siano andati sul sicuro visto anche la sua ottima esperienza in campo internazionale con il Monaco».

La trasferta a Torino è davvero una impresa impossibile?
«Quando vai a giocare sul campo della Juventus è scontato che non porti a casa punti, almeno sulla carta. Per cui non avendo niente da perdere probabilmente ti senti più libero a livello mentale quindi l'esito finale non è sempre scontato. Alla fine del campionato ad ogni modo non saranno certo i punti conquistati in casa della Juventus i punti fondamentali per la salvezza. Siamo concentratissimi e molto stimolati e, ripeto, non abbiamo nulla da perdere quindi....».

Certo una vittoria vi farebbe molta pubblicità sui media nazionali ed internazionali...
«Adesso meno pubblicità ci facciamo e meglio è. Dobbiamo solo cercare di portare a casa punti che, inutile nasconderci, sarà difficilissimo riportare a casa. Sarebbe stupido e presentuoso andare a Torino e pensare di guadagnare li i punti necessari alla salvezza. Posso assicurare ai tifosi a nome della squadra il massimo impegno per fare il meglio possibile».

Nel primo tempo non avete giocato bene, al contrario del secondo tempo che ne dici?
«Il primo tempo è davvero difficile giudicarlo. Eravamo tutti noi molto distanti dalla porta avversaria e rincorrevamo sempre i giocatori del Treviso senza mai riuscire a rubare loro un pallone. Nella seconda frazione di gioco invece siamo entrati più convinti e determinati mettendo in campo sicuramente maggiore cattiveria. Loro di conseguenza hanno cessato di attaccare pensando di aver ormai conquistato i tre punti».

Come va la tua condizione fisica?
«Io sto sempre meglio fisicamente ogni giorno che passa. Per fare un buon gioco occorre una buona condizione ed io, come i miei compagni d'altronde, ci sentiamo sempre meglio. Credo ad ogni modo che siamo molto migliorati dall'inizio del campionato dal punto di vista caratteriale e per certi versi il gioco prodotto è migliore. Abbiamo inoltre raggiunto una maggiore tenuta fisica che prima non avevamo. Siamo certamente sulla strada giusta. Nelle prossime partite ci aspetta un trittico terribile che ci metterà a dura prova. Dobbiamo dare tutto a questo punto della stagione per non perdere ulteriore terreno nei confronti delle nostre pretendenti alla permanenza in serie B».

Preferisci il modulo 4-5-1 o il classico 4-4-2?
«Per me non cambia molto. Faccio l'esterno e cambio il mio atteggiamento soprattutto in base a come si evolve la partita. Se non trovo spazi sufficienti sulle corsie laterali tendo ad accentrarmi per avere più libertà. Fortunatamente non ho tanti vincoli in fase di attacco perchè l'allenatore mi lascia abbastanza libero. In ogni caso è normale che in fase difensiva bisogna ben coprire tutti gli spazi sia se si fa parte di un centrocampo a cinque sia se la linea mediana è formata da quattro uomini».

Andrea Sacchini 08/11/2006 8.32