… e finalmente il Grosso abbraccio ai tifosi

Alessandro Biancardi

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… e finalmente il Grosso abbraccio ai tifosi
MONTESILVANO. Una scalata rapida ma non per questo facile. Campione del mondo ancora prima di entrare a far parte di un grande club italiano. Un ragazzo normale, un bel volto da cui l’Italia probabilmente potrebbe ripartire per l’immagine di un nuovo calcio pulito. Fabio Grosso lo aveva promesso qualche giorno fa arrivando a Pescara: dopo l’incontro a Milano con Massimo Moratti per concretizzare il nuovo trasferimento all’Inter si sarebbe concesso alla stampa. Lo ha fatto questa mattina e non si è sottratto alle domande, alle foto di rito e agli autografi per i fans
E lui ha parlato per quasi un'ora e mezza, non si è scomposto, ha ripetuto la tiritera sul «grande gruppo», sul «lavoro di squadra», senza eccessi, pacato, sempre. Ci hanno provato tutti a cavargli dalla bocca qualche cosa inedita, un commento pepato o qualcosa di “giornalisticamente succoso”.
Niente di niente.
Forse la ragione è nel suo essere comprensibilmente spaesato per il successo improvviso e la volontà di attenersi al protocollo non scritto («il mister Lippi più di una volta ci ha rimproverato perché dagli spogliatoi sono uscite cose che invece dovevano rimanere nel gruppo»).
D'altronde è di indole riservata e schiva, umile realmente e pronto a continuare la sua silenziosa scalata.
Ha assicurato di non aver nessun sassolino dalla scarpa da togliersi, «è troppa l'emozione adesso per pensare alle difficoltà incontrate», ha dichiarato il terzino sinistro della nazionale, la più grande rivelazione dei Mondiali.
Sorridente, ha voluto così tenere lontano polemiche da questo momento in cui si sta godendo la vittoria del titolo e l'ingresso in una squadra importante come l'Inter.
La ricetta vincente di Germania 2006 Grosso l'ha sintetizzata in una unità del gruppo quasi inaspettata: «Siamo partiti in un momento difficile, in
cui eravamo sommersi dalle critiche. Nei primi giorni di ritiro a Coverciano ci siamo allenati bersagliati dalle contestazioni di chi veniva a guardarci. Come gruppo sapevamo che volevamo giocare bene e dimostrare tutto sul campo».

L'ULTIMO RIGORE

Dell'ultimo rigore, quello decisivo che ci ha fatto diventare i Campioni del Mondo, ha svelato qualche piccolo retroscena: «in quegli attimi c'è poco tempo per pensare, sai che stai per tirare un rigore importante, ma fondamentale quanto quello dei compagni che ti hanno preceduto e permesso di rendere il tuo decisivo».
Anche in allenamento Grosso aveva fatto ben sperare: «a fine partita tiravamo quattro cinque rigori a testa. Mi è andata bene, ma devo dire che non mi esponevo troppo. C'era tanta gente a guardarci e non volevo far scoprire le mie qualità agli avversari che non mi conoscevano».
Ma il rigore della finale ha tutto un altro sapore, difficile fare calcoli e non resta che tirare d'istinto: «non sapevo all'inizio partita che avrei tirato anche io. In realtà quando il ct al momento giusto ci ha comunicato i nomi mi ero messo in disparte, non mi aspettavo di essere nella lista. Poi Lippi è venuto verso di me e ha detto che per me c'era il quinto rigore. Gli ho chiesto se ne fosse veramente certo». La risposta la conosciamo.

I giornalisti presenti si sono subito resi conto di avere di fronte un ragazzo semplice e modesto, che, nonostante il successo, non si è montato la testa.
«In questi giorni ho anche riguardato quelle immagini», ha ammesso Grosso, «l'ho fatto poche volte in realtà, perché i ricordi più belli li ho dentro di me. Di quegli attimi ricordo una gioia immensa. Ho esultato tanto anche se forse non si è visto».

L'ULTIMO RIGORE TIRATO A CHIETI

E in partite ufficiali l'ultimo rigore Grosso lo aveva calciato con la maglia del Chieti. «A Perugia ero il secondo rigorista dopo Ze Maria, ma non ho mai avuto occasione di tirare».
Di certo un mese fa nessuno avrebbe mai pensato che il giovane calciatore abruzzese («sono nato a Roma ma ho vissuto per 27 anni a Pescara», ha chiarito una volta per tutte il 28enne) sarebbe entrato di diritto nell'Olimpo dei grandi e Grosso stesso ha assicurato: «era importante stare lì, non giocare, ma fare parte del gruppo. E' ovvio che poi scendere in campo è un'altra cosa e quando è stato il mio turno pensavo solo che avrei dovuto dare il massimo, insieme a tutti gli altri».

Dei grandi senatori del calcio, Cannavaro, Totti, Gattuso, ha ammesso di aver imparato tanto e uno su tutti è stato fondamentale: «Totti era reduce da un brutto infortunio che probabilmente ha compromesso anche il suo mondiale. Ma per la squadra è stato determinante, è un grande uomo e ci ha aiutato a superare i piccoli momenti di difficoltà».
Con il passare delle partite anche il ritiro azzurro ha cominciato a capire che l'Italia era tutta per loro nonostante la spada di Damocle di Calciopoli.
«Guardavamo la televisione, era bello scoprire l'entusiasmo della gente. Parlavamo poco con i parenti in Italia e quindi la vera grande impressione di quello che avevamo combinato l'abbiamo avuta solo al nostro ritorno, con l'arrivo all'aeroporto di Pratica di Mare, prima, e, poi, a Palazzo Chigi e infine al Circo Massimo».



ED ORA IL PRIMO GRANDE CLUB: L'INTER

Dopo una meritata vacanza, il calciatore comincerà una nuova grande avventura, questa volta con la maglia dell'Inter: «sono contento perché quello che mancava alla mia carriera era proprio militare in un grande club e spero nel prossimo anno di riuscire a vivere le stesse grandi emozioni di questi giorni».
Il trasferimento era già deciso prima del Mondiale ma lui ha preferito tenere la notizia, per quanto possibile, riservata: «dovevamo pensare alla nazionale, adesso finalmente ne posso parlare».





CHIETI E I SACRIFICI

Anche da campione del mondo non dimentica le sue origini calcistiche: «a Chieti ho vissuto 3 anni bellissimi e mi dispiace per tutte le disavventure che la squadra sta vivendo adesso. E poi ho incontro allenatori importanti, Guidolin tra tutti che mi hanno fatto crescere molto».
Della rapida ascesa è soddisfatto ma ha puntualizzato: «ho fatto tanti sacrifici, ho giocato per tanti anni nei dilettanti e poi in C2, penso di aver fatto un percorso importante e di aver meritato questa grande occasione».
L'affetto delle persone lo riporta alla realtà dei fatti a cui presto dovrà arrendersi anche lui, così schivo ai bagni di folla: «è una bella sensazione. Tanti amici mi hanno chiamato e scritto messaggi e non ho avuto ancora il tempo di ringraziarli. Vorrei solo che sapessero che li ringrazio tutti e mi fa piacere che siano orgogliosi di me».
E con una famiglia di sportivi alle spalle non è detto che anche il piccolo Grosso, il figlio in arrivo fra un mese, non intraprenda la strada da calciatore.
Per adesso è presto e si sta scegliendo il nome: «mi hanno consigliato di chiamarlo Dortmund, Berlino, o Marcello come l'allenatore, Germano e Vittorio… vedremo….»

Oggi Grosso parte insieme alla moglie per le vacanze in Costa Smeralda. Al suo ritorno, come ha annunciato l'assessore al turismo di Pescara Moreno di Pietrantonio, la sua città lo festeggerà.
E' probabile che la festa si terrà a fine agosto o gli inizi di settembre sempre che Grosso non sia riuscito a dribblare ancora una volta l'assessore.

Alessandra Lotti 14/07/2006 14.17