MOTORI: Marco Andretti, si racconta a PrimaDaNoi.it

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1320

MOTORI: Marco Andretti, si racconta a PrimaDaNoi.it
   NEW YORK. Il nipote del pilota italiano Mario Andretti, noto come Piedone, si racconta. A 19 anni vuole vincere Indianapolis e tutto il suo mondo sono le corse. Lo abbiamo intervistato per capire cosa vorrà fare da grande...  
NEW YORK. E' un teenager senza ragazza, ma e' innamorato della Fata Morgana dell'Indiana, del Colosseo d'acciaio che racchiude un mitico ovale sul quale si corre la 500 miglia di Indy che vuol vincere al piu'presto.
Marco-Michael Andretti , figlio di Michael, e' un diciannovenne che dedica anima e corpo alle auto da corsa, che corre come un grande campione del futuro e mangia soltanto cibi italiani. Un campioncino in erba che ha tutto dalla sua perché riesca a diventare
“qualcuno” nel mondo delle competizioni automobilistiche. Ad Indianapoli, per la prima volta, stava per vincere dopo aver guidato con grinta ma gli è venuta meno per un centesimo di secondo, colpa di un grammo in meno di esperienza. Ed è arrivato secondo, a 6 centesimi di secondo da Hornish come nel passato è capitato, per dieci volte, a papa' Michael, tornato alle corse dopo aver appeso il casco tentando senza successo.
Il nipote di Mario Andretti, è cresciuto all'ombra di due piloti italiani che hanno fatto parlare di se il mondo intero. Presto sara' la volta di Marco, di Nazareth, che ha subito detto di sì per un'intervista esclusiva con Primadanoi.it. Risponde con agilita',ma conserva ancora (ed e' giusto sia cosi') la semplicita' e la chiarezza di un ragazzo della sua eta'.

Marco, a che età hai cominciato a sentirti innamorato delle automobili?

«Ero un bambino, le macchine ed i motori mi hanno sempre galvanizzato»

Tuo padre e nonno Mario ti hanno incoraggiato ad intraprendere la carriera di pilota?

«Ti confesso che ho sempre fatto quello che mi è sembrato giusto e
mi dava soddisfazioni. Tutto quello che ho fatto e faccio, deve darmi soddisfazione e risultati. La ragione perchè mi trovo qui (nella IRL) è perche mi piace e lo faccio per me, non per gli altri».

A 19 anni tu sei già avvinto dalle macchine. Ma la gioventù te la godi?

«Senz'altro. Per me la cosa migliore nella vita è guidare. Ecco perché mi trovi facilmente in una pista o un ovale».

Sembra che ti piacciono anche le motociclette. E' vero?
«Sì, guido una due ruote, ma non e' una… Ducati. E' una specie di hobby».

Anni or sono, il grande Jimmy Clark definì nonno Mario un “Big Foot,” (Piedone).Tu hai ereditato il piede di… Mario Andretti?
«Penso di sì. E non mi dispiace. Vorre un giorno poter guidare come mio nonno. Pero' al “Big Foot” io accoppio attenzione e prontezza nelle decisioni difficili».

Tu hai corso negli ovali e su strada. Puoi dirmi la differenza?

«Certo. Io son cresciuto con le vetture stradali e
mi piacciono molto.
I mezzi sono diversi per vari particolari tecnici, ma guidare una Irl è “fun”, divertente, e sino ad oggi, gli ovali mi vanno bene. E poi voglio vincere la 500 miglia di Indianapolis al piu'presto».

Tuo padre Michael ti ha detto tutto quello che sa delle corse?
«Mi aiuta, mi ha detto molte cose, ma a questo livello, non si puo' assimilare tutto,e lui si limita a rispondere alle mie domande».

Jack Villeneuve, della Formula 1 ha detto che tu sei “materia”
da F.1, ma aggiunge che “ tu non potrai mai raggiungere il tuo desiderio correndo sugli ovali”. Che ne pensi?

«Per ora il mio pensiero è fisso su Indianapolis. Ho soltanto 19 anni,
e sono soddisfatto di come mi trovo. Sono giovane, ripeto, ma quando avrò raggiunto il mio sogno, vincendo anche il campionato Irl, allora senz'altro mi dedichero' alla F.1, e spero di ripetere le gesta di mio nonno compiute a bordo della Lotus e Ferrari. Perchè la Formula 1 resta fissa nella mia mente».
Qual è la tua più grande ambizione nella vita, oltre a voler diventare un grande pilota?

«Vincere la 500 miglia di Indy ed il campionato. non chiedo altro»

Se avessi il potere, cosa vorresti cambiare o modificare nella vita?

«Non saprei. A 19anni non posso lamentarmi. Sono felice per quello che mi accade nelle corse e nella vita».

A proposito come stanno le cose dopo la polemica di Watkins Glen con Eddie Cheever?

«Tutto chiarito. Speriamo non si ripeta più un simile incidente».

Intanto la stampa continua a porre in rilievo il fatto che Cheever, colpevole di aver spinto fuori pista Marco mentre era in testa, afferma “che e' giunta l'ora per il 48enne arizoniano di andare in pensione,
poichè è diventato un pericolo pubblico numero uno sugli ovali”.

Marco, credi che si otterrà l'unione tra la Champ car e la Irl?

«Forse non dovrei rispondere a questa domanda. Meglio dire: ”che
sara', sara'”. Certo che l'unione è importante per tutti: organizzazioni, piste e piloti. Personalmente non saprei per chi propendere».

Che ti piacerebbe udire di te, dalla bocca degli sportivi?

«Che sono un individuo semplice, affezionato, e dedito allo sport
che ho scelto».

Sei suprestizioso?

«Affatto»

Qual è il tuo colore preferito?

«Bianco rosso e blu»

Ti arrabbi facilmente?

«Si, e spesso. Ma dipende dalle circostanze»

I tuoi sogni sono in bianco e nero o a colori?

«Bianco e nero»

Lino Manocchia 13/06/2006 8.33